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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Caritas e Fondazione per l’emergenza abitativa, da marzo otto alloggi in più

I risultati di due importanti progetti di Caritas diocesana e Fondazione di Piacenza e Vigevano: uno volto ad aiutare le famiglie che si trovano senza abitazione, l'altro dedicato al mondo del lavoro

Il progetto “Casa tra le case” è nato dalla volontà di sostenere le famiglie in situazione di disagio abitativo. Chi non ha un’abitazione adeguata, può così ricevere un sostegno abitativo transitorio in vista di un alloggio Erp o sul libero mercato. Il progetto è partito a maggio 2016 con l’idea di attivare dai 20 ai 25 appartamenti sul territorio provinciale. Partner dell’iniziativa sono la Fondazione Caritas-diocesana di Piacenza-Bobbio e Fondazione di Piacenza e Vigevano. Collaborano diversi comuni, parrocchie e realtà locali che mettono a disposizione gli alloggi. Ora si è tracciato un primo bilancio dell’esperienza, che prosegue anche per il futuro.

Sono state accolte 11 famiglie e 4 singoli per un totale di 40 persone: 27 adulti e 13 minori. Le richieste pervenute erano 51. Quattro progetti sono già arrivati a compimento in modo positivo (due nuclei in case popolari e gli altri due in case private), altrettanti stanno arrivando alla fase conclusiva: entro marzo si trasferiranno. Quattordici, per ora, sono le case attive: 13 a Piacenza, una in Sant’Antonio. Sono inoltre in fase di ultimazione nuove abitazioni: entro marzo 2017 saranno a disposizione otto alloggi in più, mentre altri tre sono attualmente in fase di valutazione.  Gli alloggi vengono dati con contratti di locazione transitoria o comodato d’uso, a seconda della disponibilità dei proprietari, e vengono concessi in locazione ad un valore inferiore al 50% del reale valore di mercato. “Abbiamo visto che a Piacenza – ha spiegato il direttore della Caritas Giuseppe Chiodaroli - l’emergenza abitativa è un problema serio. Ci sono tante famiglie sfrattate che rimangono senza alloggio, bisogno primario che cerchiamo di soddisfare. Ci siamo detti che occorreva intervenire. Abbiamo letto un bisogno insieme alla Fondazione e realizzato un progetto: i due partner hanno messo dei soldi perché ci hanno creduto. Questo progetto, oltre all’abitare, coinvolge più attori: chi usufruisce della casa – a cui chiediamo di conservare bene l’abitazione – sa che è momentaneo per poi trovare uno sbocco futuro, verso un appartamento normale o un alloggio popolare. Ci sono figure educative che accompagnano verso questo obiettivo. Se hanno problemi ad avere un reddito, li aiutiamo a realizzare questo impegno. Coinvolgiamo anche i proprietari: sono appartamenti non utilizzati, che vengono coinvolti in un progetto sociale. Non si fa per guadagnare, perché l’affitto pagato è al 50%. C’è un fondo di garanzia – con fondi provenienti dall’8xmille alla Chiesa cattolica - per tutte queste operazioni: è ancora integro, perciò siamo soddisfatti”.

Nel frattempo si è tracciato un bilancio di un altro progetto che coinvolge la Caritas: “Lavor-io”, con l’obiettivo di creare percorsi socio lavorativi mirati al raggiungimento di un’autonomia di vita, con conseguente uscita dal welfare. A questo hanno partecipato il Centro di solidarietà della compagnia delle opere, il patronato Acli e il Consorzio Mestieri. Durante il primo anno (2015-2016) sono stati attivati tirocini e percorsi per 36 persone. Altre 24 sono state inserite in “Banca valore lavoro”, per un totale di 64.754 euro di voucher.  Al termine del percorso, ben 5 persone hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato, 4 a tempo determinato, una persona ha ottenuto la pensione, 2 hanno recuperato un’autonomia lavorativa trovando lavoro e cambiando città.  

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