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Una delle auto (Foto E.Gatti)

Una delle auto (Foto E.Gatti)

«Sindaco, venga a vedere come viviamo al Peep. Siamo stati lasciati da soli tra disservizi e vandalismi»

Alcuni residenti di un condominio di via Marinai d'Italia fanno fronte comune e lanciano un grido di allarme: «La misura è colma, viviamo nella paura e in mezzo al degrado»

«Siamo stati abbandonati, viviamo nella paura e dobbiamo convivere con l'omertà di molti altri residenti che non ci mettono la faccia, non denunciano e non si uniscono a noi nella protesta. Ci siamo stancati di essere considerati cittadini di serie b perché siamo della povera gente». A parlare un gruppo di residenti di via Marinai d'Italia che, alla luce anche degli ultimi episodi di incendi dolosi, lanciano un grido di aiuto: «Il sindaco, le Istituzioni, gli amministratori vengano a vedere come viviamo in balia di vandalismi, criminalità, disservizi in questo palazzo di case popolari: li aspettiamo». Ad intercettare il malcotento il Comitato "Rete Case Popolari" che sabato li ha incontrati per una prima riunione programmatica: «Le questioni vanno dal contrasto alla criminalità all'igiene, dalla pulizia dei garage alle problematiche strutturali dei palazzi. Le segnalazioni dei singoli residenti probabilmente non vengono accolte dalle Istituzioni e da Acer, quindi è necessario procedere in modo organico, anche presentando un dossier completo di tutte le questioni, ognuna affiancata da una possibile soluzione concordata coi residenti», spiega Manuel Radaelli, presidente del Comitato. 

IMG_2424-2«Le problematiche sono tante e annose così come troppi sono gli episodi di criminalità e vandalismi che concorrono a creare quel senso di insicurezza costante «che - dicono i residenti dei civici dal 7 al 15 - ci fa sempre dormire con un occhio aperto».  Porte dei palazzi rotte dopo diversi raid vandalici, caldaie non funzionanti che costringono famiglie ad usare solo acqua fredda, garage (senza estintori e cancelli) con auto cannibalizzate e abbandonate, tubature e fognature rotte e aperte: «un pozzetto - raccontano - quando arriva al colmo, straripa nel giardinetto», e ancora: contatori del gas aperti e alla mercé di chiunque, immondizia, topi, blatte, discariche abusive sotto i portici. «Abbiamo chiesto  - raccontano - le telecamere ma nessuno ci ha mai ascoltato, Acer ha fatto una raccolta firme ma è tutto caduto nel vuoto e non ne possiamo più, tutto questo va avanti da anni e in questo periodo, vista anche l'epidemia e il lockdown, tutto è amplificato perché ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Ci sono anche molti anziani e bambini, come possiamo continuare a vivere in questa situazione? Dobbiamo cominciare a farci giustizia da soli?».

Non si contano poi gli incendi di dolosi di auto, cassonetti, sterpaglie, vegetazione che si verificano da mesi in quel quartiere e hanno visto un'impennata nelle ultime settimane così come in altri punti della città: «Una volta che i vigili del fuoco spengono i roghi, o la polizia chiude un intervento, torniamo nell'oblio», dicono. Il problema dell'immondizia e dei cassonetti è molto sentito perché i contenitori sono posizionati sotto i portici il cui controsoffitto è molto vicino (nemmeno due metri) dai balconi e dalle abitazioni: quando vengono incendiati il fumo e le fiamme raggiungono le stanze in pochi secondi, per evitare ciò l'ultima volta che è successo, un uomo è rimasto ustionato nel tentativo di spostarli. «Chiediamo, per evitare che siano raggiungibili da questa persona che si diverte a metterci in pericolo, di individuare aree recintate e chiuse dove poterli posizionare. Solo chi abita qui avrà la chiave per potervi accedere». Accolta dal gruppo di residenti anche la possibilità della creazione di un gruppo di controllo del vicinato, come in tanti altri quartieri della città. 

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