Tre anni fa l’alluvione portò morte e disastri nelle vallate del Piacentino

La notte del 14 settembre 2015 il nostro territorio visse le sue ore più drammatiche. A farne le spese furono la guardia giurata Luigi Albertelli e Filippo e Luigi Agnelli, inghiottiti dal Nure a Recesio

L'immagine simbolo dell'alluvione di tre anni fa: la strada Provinciale Valnure "divorata" a Recesio di Bettola

Mentre Genova - e non solo - si ferma a riflettere sul crollo del Ponte Morandi avvenuto un mese fa, anche il territorio Piacentino ha un funesto anniversario da commemorare. Una bomba d’acqua, tre anni fa, devastò Valnure, Valtrebbia, Valdaveto e Roncaglia, provocando danni e disagi in diverse altre zone della provincia. Tra le 3 e le 4 di notte del 14 settembre 2015 una pioggia record – dalle istituzioni definita anche “cinquecentenaria" - colpì il nostro territorio. Il primo segnale che qualcosa di grave stava accadendo, venne avvertito a Ferriere, intorno alle 4. Il torrente Grondana (affluente del Nure) inghiottì un’abitazione – in quel momento fortunatamente disabitata –. Da lì in poi il territorio Piacentino visse ore di terrore. Nure, Trebbia e Aveto e molti dei loro canali esondarono in diversi punti. La furia del Nure a Farini si è poi abbattuta sulle abitazioni lungo il torrente, negli uffici del Comune, nei locali della parrocchia: fango ovunque, e il paese diventato irriconoscibile. A Bettola si salvò per miracolo una famiglia di giostrai momentaneamente in sosta nei pressi del Nure. L’acqua superò il ponte che separa in due il paese. Ma è a Recesio di Bettola che il nostro territorio pagò il prezzo più alto: la Provinciale Valnure 654, alle 5.45 del mattino, sparì letteralmente, divorata dall’onda del Nure. In quel momento era di passaggio la guardia giurata Luigi Albertelli, in servizio. Alle 5.46 finisce con l’auto in acqua anche Massimo Chiavazzo. Alle 5.47 stessa sorte per Filippo e Luigi Agnelli, padre e figlio. Solo Chiavazzo, lottando con tutte le forze, si salverà. Il corpo di Filippo Agnelli, a 36 mesi di distanza, non è stato ancora ritrovato.

La piena proseguì poi il suo corso provocando danni un po’ ovunque. A Pontedellolio il ponte viene chiuso al transito: troppo pericoloso. A Roncaglia e Borghetto il Nure esonda e invade strade, garage, abitazioni, negozi. Fortunatamente nessun ferito, ma la conta dei danni è impressionante. Mentre la montagna si stava già adoperando per prestare soccorso e aiuto, il Nure si impossessa di Roncaglia. Tutto questo mentre l’Aveto e un suo canale devastano Ruffinati e la sua centrale idroelettrica – rimasta ferma a lungo – e il Trebbia erode Marsaglia, Ottone e invade Rivergaro.

Piacenza, il 14 settembre 2015, si scoprì così impreparata e indifesa nei confronti di una calamità naturale così importante come l’alluvione. Tre morti e paesi in ginocchio, oltre alla Provinciale Valnure scomparsa, valsero la visita dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le procedure di risarcimento si sono dimostrate, in seguito, lente: un’elefantiaca macchina burocratica ha provocato timori nelle popolazioni colpite, alle prese con ingenti danni.

Ieri l'assessore regionale Paola Gazzolo ha fatto il punto della situazione, ricordando gli impegni presi e quanto è stato ricostruito nei territori più colpiti. Da allora, oltre 33 milioni e 600mila euro sono stati resi disponibili per realizzare 290 interventi necessari a riparare i danni. E, nelle prossime settimane, prenderà il via l’erogazione degli indennizzi alle imprese colpite, che mancano ancora all'appello. Su questo ultimo aspetto un po' di amarezza c'è. Pensare che un'azienda, un'impresa familiare o un'attività commerciale danneggiata dall'alluvione (si pensi alla devastazione che ha subito Roncaglia, o ai problemi che ha avuto l'imprenditore dei salumi di Ferriere Bruno Ferrari) non abbia ancora ricevuto un indennizzo, sicuramente è una nota negativa di un percorso di ricostruzione che ha visto, complessivamente, anche tante pagine positive. 

Novità di questi ultimi giorni è anche la prosecuzione dell'indagine sul disastro di Recesio che ha provocato la morte di Luigi Albertelli e di Luigi e Filippo Agnelli. Sono state iscritte nel registro degli indagati alcune persone. Lo scorso marzo era sta chiesta l'archiviazione dell'indagine, ma la proposta è stata respinta e si andrà avanti a fare luce. La magistratura intende concentrarsi sul caso di Recesio: si poteva fare qualcosa per evitare la morte di tre persone in quella drammatica nottata del 14 settembre 2015? Dopo tre anni di indagine e numerose perizie ancora non vi è una risposta. Intanto, per ricordare le tre vittime, questa sera si celebrerà alle 21 una messa a Bettola nel Santuario della Madonna della Quercia. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • San Nicolò, schianto all'incrocio tra un'ambulanza e un'auto: quattro feriti

  • Animale sulla strada, si ribalta tra il guard rail e il muro di una casa

  • Con la caldaia rotta accendono il gas per scaldarsi, famiglia intossicata

  • «Noi facciamo sesso, licenziateci tutte». Il Centro Tice prende posizione sul caso della maestra di Torino

  • In auto centra tre vetture in sosta e si ribalta. Illeso

  • Farini, addio al ristoratore Adriano Figoni

Torna su
IlPiacenza è in caricamento