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Sabato, 20 Agosto 2022
Cronaca

Cattolica, Pagnoncelli: «La crisi non è solo economica ma anche morale ed esistenziale»

Il dies accademicus alla Cattolica ha visto gli interventi del rettore Franco Anelli ed i contributi di Nando Pagnoncelli e Simonetta Polenghi

«La storica vocazione di Piacenza alla ricerca scientifica - afferma il professor Franco Anelli - porta la nostra sede ad essere anche un laboratorio per la messa a punto di “buone pratiche” che possono diventare patrimonio dell’intero territorio». Questo uno dei significativi punti della relazione del Rettore dell’Università Cattolica presentata in occasione del “Dies accademicus” che è stato preceduto dalla messa celebrata dal vescovo monsignor Gianni Ambrosio.

Dopo il saluto da parte delle autorità intervenute, Anelli ha ricordato che la celebrazione odierna intendeva «Porre in luce la missione educativa dell’università ed il potenziale contributo che essa può dare alla promozione dello sviluppo del nostro Paese. La centralità dell’impegno educativo costituisce un servizio all’edificazione della persona e contributo alla società: come aveva chiesto il fondatore, Padre Gemelli, si trattava di dare alla personalità del giovane un pieno sviluppo affinché, giunto il suo sapere allo stato adulto, possa assolvere i compiti che la società gli richiede dopo la laurea. Per rispondere a questa vocazione sono nate e si sono evolute, in particolare, la facoltà di Scienze della formazione (presente con i propri corsi anche in questa sede piacentina) e il dipartimento di Pedagogia. Realtà che assicurano la qualificata presenza dell’ateneo nel dibattito sulla scienza dell’educare e nella prassi della formazione delle nuove generazioni di educatori.

L’educazione, la crescita morale e lo sviluppo intellettuale e culturale della persona sono il risultato del convergere di plurime forze: dell’azione dei genitori e delle istituzioni, chiamate, queste ultime, ad assicurare strutture didattiche efficienti e professionalmente qualificate, alle quali possa rivolgersi la scelta dei genitori. In una società come la nostra, infatti, il diritto all’educazione si gioca anche sul piano del pluralismo dei modelli educativi quale premessa per l’esercizio di un’autentica libertà di educazione, il cui esercizio non dovrebbe essere condizionato da fattori esterni, quali le disponibilità economiche delle famiglie.

La carenza di prospettive - ha affermato - rappresenta la barriera materiale e psicologica contro cui troppo spesso si infrangono i sacrifici di molti ragazzi, delle loro famiglie e anche di quelle istituzioni educative (scuole e università) che si sforzano di svolgere nel miglior modo possibile il proprio compito. Se è vero, infatti, che il sistema scolastico e il sistema dell’alta formazione italiani possono migliorare sotto vari profili, è esagerato (e in alcuni casi pretestuoso) indicare in essi i principali responsabili del declino italiano e del deficit di competitività che caratterizza il nostro sistema-paese. Anzi i dati rivelano - ha puntualizzato Anelli - che il sistema educativo del nostro Paese è pienamente capace di generare studiosi e ricercatori di elevato valore ed è anche in grado di consentire a molti di loro di esprimere le loro capacità».

«Gli strumenti per reagire alla situazione di esodo - ha continuato il professore - non mancherebbero. Scontato, e forse in questi tempi difficili anche velleitario, invocare maggiori risorse. Certamente però è giusto reclamare quanto meno una maggiore libertà di azione nell’esercizio della funzione didattica e di ricerca. Dunque l’università in generale e l’università Cattolica in particolare devono acquisire ulteriore consapevolezza e valorizzare il proprio essere un luogo di passaggio, di incontro, di scambio di conoscenza tra mondi diversi, luogo di trasmissione di conoscenze e competenze e tra mondo e territorio».

Il Rettore ha poi delineato le attività ed i dati più significativi ed ha ringraziato tutte le istituzioni pubbliche e le realtà private che hanno contribuito a rendere la Cattolica uno dei poli di eccellenza dell’istruzione superiore in Italia.

Dell’università e la formazione del cittadino per il rilancio del Paese ha trattato invece Nando Pagnoncelli. Ha ricordato che «I segni dei cambiamenti di questi ultimi anni sembrano indicare due grandi direzioni insieme convergenti e contrastanti. Una è la direzione della mondializzazione, del mondo che entra dentro di noi, l’altra è la direzione dell’individualizzazione.

La mondializzazione - racconta Pagnoncelli - suscitata una presa di coscienza comune che spinge alla collaborazione generale nel tentativo di affrontarli e risolverli adeguatamente. Siamo in un mondo che ci appare contemporaneamente vicino e lontano, chiaro e confuso, fraterno e minaccioso. Vicino e chiaro grazie alla rete, lontano e confuso perché la massa di informazioni cui abbiamo accesso diventano indistinguibili, non gerarchiche, tanto che spesso finiamo per non riuscire ad immagazzinarle e rielaborarle. Fraterno ma pure minaccioso perché ci appare un mondo su cui non esercitiamo potere, che ci ha nelle sue mani, che non riusciamo a controllare.

La prima e principale conseguenza di questa condizione è un processo di progressiva disintermediazione. Internet cancella le distanze fisiche, presentifica il mondo e la sua storia rendendo tutto disponibile nello stesso momento (e quindi degerarchizzando le priorità e rendendo marginale se non inutile l’intermediazione degli intellettuali e degli esperti), consente a tutti, con poca spesa, di rapportarsi con la “propria voce” alle istituzioni e a chi detiene il potere. Tutti sanno tutto contemporaneamente, o meglio, si illudono di sapere tutto e comunque possono accedere in tempo reale a qualunque informazione sia necessaria. Nulla ci è ignoto, e in questo tutto è l’individuo ad essere centro fondante. Ciò comporta una riorganizzazione complessiva che ridisloca le forze di intermediazione rendendole non tanto inutili quanto accessorie. Un altro concetto: la caduta dei centri egemonici (politica, rappresentanza sociale, ma anche i brand) fa sì che, proprio come nella rete, l’io diventi ganglio, snodo, centro. Ed è proprio questo che si richiede un ripensamento radicale del ruolo e delle narrazioni delle forze intermedie così come deve fare la politica.

Aggiungerei - continua Pagnoncelli - ancora due temi: la precarizzazione e l’adeguatezza delle élite. Con la prima intendo un sentimento di fondo che ci fa guardare alle nostre vite come non più sicure, destrutturate, di cui non si sa con relativa sicurezza che cosa succederà. È la paura del domani. Che va di pari passo con lo smantellamento progressivo del sistema di welfare che ha caratterizzato l’Europa post bellica. Oggi deve ritornare una moderna etica della responsabilità. La burocrazia deve sempre più aprirsi alla mondializzazione, immergersi nel mondo interconnesso. Finora abbiamo detto del molto che non va. Ma, dicevo in apertura, dobbiamo essere in grado anche di cogliere i segnali deboli, che poi forse proprio deboli non sono, che preannunciano cambiamenti. Non sederci sulla lode dei tempi andati, ma cercare strenuamente gli strumenti di miglioramento del presente.

I giovani: abbiamo visto prima le profonde difficoltà della condizione giovanile e il disincanto con cui i giovani guardano alla propria condizione. Ma il disincanto sa anche portare a reazioni attive e proattive, a quello che potremmo definire una sorta di riformismo adattivo. I giovani vedono il paese andare in una direzione sbagliata molto più di quanto pensino le generazioni precedenti, ma al contempo sono più ottimisti per la loro situazione di qui a qualche anno, ritenendo molto più della media che migliorerà e molto meno che peggiorerà.

La crisi non è solo economica, è qualcosa di più profondo: è morale, è esistenziale ma la crisi è anche un momento positivo, che terrorizza assai meno il giovane che deve costruirsi rispetto a chi ha già costruito il proprio luogo e teme di perderlo.

L’Università e in generale la formazione - conlclude - deve assumere su di sé la necessità di contribuire, sempre, anche ai più alti livelli, alla formazione di cittadini oltre che di esperti. Di persone, appunto. In questo senso ritengo essenziale che l’università assuma un sempre più marcato ed ampio ruolo culturale e formativo. Accettando una sfida strategica, relativa alla necessità educativa rappresentata dal tema della cittadinanza e dal ruolo socialmente responsabile che l’essere cittadini comporta».

Infine la lectio della profosserossa Simonetta Polenghi sul ruolo dell’Università per garantire il diritto dei minori all’educazione ha ribadito che la facoltà di Pedagogia «E' attualmente impegnata in un’opera di potenziamento del corso di laurea, già ben radicato sul territorio piacentino, per ulteriormente rafforzare la sua capacità di attrazione nazionale. Caratteristica del corso, infatti, è la sua attenzione a fornire ai laureati non solo specifiche competenze tecnico-operative, ma pure una formazione che sostanzi la saldezza culturale umanistica, necessaria a fronteggiare le sfide poste dalla società odierna e sopra rapidamente delineate, per progredire nella direzione di una liberazione della persona, che trovi nell’etica dei valori e della comunità il suo compimento naturale». 

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