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La copertina del calendario

La copertina del calendario

Andar per calendari, 365 giorni insieme a Oswaldo Barbieri Terribile

La nostra rassegna almanacchi 2016 di comuni, enti e associazioni ospita oggi i 365 giorni della fondazione di Piacenza e Vigevano

Il calendario 2016 della Fondazione di Piacenza e Vigevano - in formato cm 29,5 x 42, stampato dalla Tip.Le.Co. Piacenza - presenta in copertina la foto a tutta figura di Bot in una strada di Tripoli; all’interno 12 foto di opere riprodotte dal catalogo della mostra "Bot - I futurismi di un giocoliere", allestita dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano presso lo Spazio espositivo di Palazzo Rota Pisaroni e aperta sino al 10 gennaio 2016.

La mostra traccia il profilo del maggiore artista piacentino del Novecento attraverso un’ampia selezione delle sue opere: dalle invenzioni pittoriche che gli procurarono il successo nazionale e l'appoggio di Marinetti, quali l'areopittura, la sferopittura o la cartopittura, agli scorci urbani e i paesaggi padani scolpiti dalle luci elettriche e dai riflessi geometrici; dalle decise innovazioni di tecnica e materiali come la ferroplastica, con cui realizza opere a metà tra la pittura, l'altorilievo e la scultura, all'assemblaggio di metalli lavorati e il riciclo di scarti della lavorazione industriale e all’assunzione di oggetti quotidiani e utensili domestici nel novero dei materiali artistici; infine, la produzione di libri d'artista in cui raccoglie il repertorio di un mondo ridisegnato con le linee della meccanica e dell'elettrica, il più celebre dei quali rimane la raccolta delle ottanta tavole di Flora Futurista.

Nella seconda di copertina il profilo artistico dell’artista che di seguito riprendiamo:

BOT - OSWALDO BARBIERI TERRIBILE

Osvaldo Barbieri (poi Oswaldo Barbieri Terribile, BOT) nasce a Piacenza il 17 luglio 1895. Segue in modo irregolare i corsi di Francesco Ghittoni all'Istituto d'arte Gazzola di Piacenza. Quindi a Milano alla Società Umanitaria e poi a Brera, sempre con la medesima discontinua modalità. Allo scoppio della I Guerra Mondiale si arruola volontario. Nel 1920 si trasferisce a Genova mantenendosi con i primi lavori che trova, dal verniciatore allo scaricatore di porto. Qui tenta di presentarsi al pubblico per la prima volta aggregandosi a mostre collettive. Nel 1926, durante un momentaneo ritorno a Piacenza, si innamora di Enrica Pagani, la porta con sé a Genova e la sposa, per poi rientrare definitivamente nella sua città per concentrarsi sull'arte.

Nel 1928 conosce il Futurismo attraverso l'opera di Depero, Fillia, Prampolini. Larino dopo incontra Filippo Tommaso Marinetti che in seguito a lungo lo sosterrà in alcune mostre milanesi e nella produzione editoriale. Iniziano importanti esposizioni: per quattro volte alla Galleria Pesaro a Milano in occasione delle mostre futuriste; alla Biennale di Venezia nel 1930 e nel 1932; poi a Parigi, Monaco di Baviera, Atene; nel 1932 e 1933 a Roma allo spazio Bragaglia. Nel 1929 fonda a Piacenza la Centrale del Futurismo, nel 1930 la Fionda, una rivista che raccoglie marchi

commerciali ridisegnati dall'artista alternandoli a riproduzioni d'arte. Nel 1934 Italo Balbo, a cui aveva dedicato un' opera, Aeroritratto di S.E Balbo, lo chiama in Libia. In Africa la sua visione dell'arte subisce un'ulteriore shock: l'atmosfera primitiva, rude e imbevuta di forme fantastiche e magie, gli ispirano opere del tutto impreviste. Arriva a crearsi un alter ego africano, tale Naham Ben Abiladi, col quale nel 1935 dipingerà e parteciperà a mostre, nascondendo la sua vera identità e spacciandolo per un artista conosciuto in Africa.

Nel 1940 torna con molte difficoltà in Italia e, a causa della guerra, si ritira in campagna dove nasce un nuovo artista: torna ai paesaggi, ma eterei, fatti di case diroccate, figure e nature morte che creano atmosfere in un certo senso astratte. Nel dopoguerra conosce Lucio Fontana ad Albisola, si avvicina alla ceramica e addirittura alla poesia. Allestisce mostre e nel 1951 partecipa alla VI Quadriennale di Roma. Muore a Piacenza nel 1958, in povertà. 

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