L’unione e la disunione in Europa e le comunità contrattuali organizzate

I temi hanno completato l'ampio ventaglio di argomenti specifici e di questioni generale della prima giornata del Festival della Cultura e della Libertà

FOTO CARLO MISTRALETTI

La sessione pomeridiana della prima intensa giornata del convegno “Liberi di scegliere – Festival della Cultura e della Libertà”, moderata da Emanuele Galba e ospitata a Palazzo Galli della Banca di Piacenza, ha avuto anche il rilevante contributo di PAOLA PEDUZZI, FRANCO DE BENEDETTI e MARKUS KRIENKE.

Paola Peduzzi - che nel quotidiano il Foglio, diretto da Claudio Cerasa, si occupa di politica estera - ha sottolineato come l'anno appena trascorso "sia stato tragico per l'Europa". La Brexit ha infatti rappresentato, per la giornalista che ha i genitori che vivono a Rivergaro, "la fine di un principio culturale" che vedeva la UE avere un potere di attrazione: "Molti Paesi - ha affermato - hanno fatto di tutto per poter entrare nell'Unione Europea, ora per la prima volta qualcuno dice: me ne vado". A suo parere, l'Europa deve guardarsi anche da minacce esterne: "L'alleanza tra la Russia e l'America di Trump rischia di stritolarla". Il 25 marzo cade il sessantesimo compleanno della nascita della CEE con i Trattati di Roma, ma "la festa - ha osservato la giornalista - rischia di trasformarsi in un funerale a meno che l'Europa abbia un sussulto. Nelle ultime settimane sembra che in alcuni riemerga lo spirito europeo e questo lascia aperta una speranza".

Per Franco Debenedetti "con l'insediamento di Trumph lo scenario è completamente cambiato: si pensava che in campagna elettorale avesse sparato battute, invece sta facendo quanto aveva detto reintroducendo il protezionismo". L'imprenditore ha fatto notare come l'Europa proceda nonostante i vari blocchi che di volta in volta le si presentano davanti "ma con il trampismo occorre un ripensamento strategico dell'Europa a cui s'impone la scelta di formare una forza di difesa europea". Riguardo alla Brexit, il presidente dell'Istituto Bruno Leoni ritiene che l'Italia non possa fare come il Regno Unito ma "debba restare all'interno del più grande mercato del mondo".

Il filosofo tedesco Markus Krienke ha posto l'accento sul difficile binomio tra Europa e libertà. "L'Europa - ha osservato il docente dell'Università di Lugano - è stata fondata sulla speranza di non aver più guerre e nel corso della sua storia ha dovuto affrontare diverse crisi: e gli sforzi fatti per superare i momenti di difficoltà l'hanno fatta crescere". Il problema ora è che l'ultima crisi "ha una qualità un po' particolare". Per la prima volta, infatti, "la crisi tocca la vita dei cittadini". A questo proposito Krienke ha citato due esempi: l'euro è l'immigrazione. Ecco allora che subentra una grande sfiducia che rende la popolazione indifferente all'Europa e i singoli stati egoisti. 

In una successiva sessione, SILVIO BOCCALATTE, avvocato e saggista, già ospite a Piacenza dell'Associazione Luigi Einaudi per presentare il volume "La città sussidiaria". Vivere oltre lo Stato" e STEFANO MORONI, urbanista, professore ordinario del Politecnico di Milano dove insegna tecnica e pianificazione urbanistica, hanno trattato il tema “Dopo la statualità. Alternative e strategie“,interessando il pubblico che ha gremito la sala principale e, in videoproiezione quella sussidiaria, al tema delle "comunità contrattuali", forme organizzative volontarie a base territoriale (ossia legate a una specifica porzione di territorio) a cui i membri aderiscono liberamente alla luce di un contratto unanimemente accolto e in vista dei benefici che ciò garantisce loro. Rientrano in questa categoria varie forme di aggregazioni residenziali auto-organizzative che si sono rivelate in grado di realizzare e garantire servizi collettivi in maniera particolarmente efficiente e di riaccendere la responsabilità e la cura dei membri nei confronti del loro ambiente di vita. L’auspicio dei relatori è quello di riconoscere per legge la rilevanza di forme varie di comunità contrattuali, a ripensare profondamente il ruolo del soggetto pubblico e a immaginare una nuova suddivisione dei compiti tra quest’ultimo e i soggetti privati.

Tutti noi siamo abituati a pensare che l'organizzazione degli agglomerati urbani non possa prescindere dalla regolamentazione pubblica: sia essa dettata dal Comune, da altri enti locali o anche dallo Stato, nell'opinione comune l'operatore pubblico è necessario per garantire l'esistenza stessa di una civile convivenza nei borghi e nelle città. Al contrario – questo il nucleo delle tesi presentate-ciò non è un requisito essenziale: possono esistere città «senza Stato», cioè raggruppamenti di edifici e di persone che sono retti da regole (urbanistiche, di convivenza civile, condominiali) non dettate da autorità pubbliche, ma formate privatisticamente, attraverso il consenso che si esprime in atti giuridici privati, tendenzialmente in «contratti».

Viviamo in un periodo, ha detto inoltre l’avv. Corrado Sforza Fogliani, che può essere definito di post democrazia dominata da élite burocratiche e, con esse, il pensiero unico internazionale. Queste élite cercano di soffocare gli innovatori dileggiando l’avversario, ma a ostacolare il loro disegno il fatto che l’opinione pubblica non si forma più sui superati giornali cartacei condizionati dalle stesse burocrazie, ma sui social network con relativi giornali on line, essendo internet un grande strumento di libertà individuale. Bisogna quindi dare un futuro all’idea delle comunità convenzionali, forme di autogoverno dei cittadini, regolate da contratti di diritto privato, come già ce ne sono negli Stati Uniti e che una recente legislazione permette anche in Italia.

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