Piacenza, città ben dotata di risorse culturali ma impermeabile agli occhi del turista

Lo evidenzia il libro di Manrico Bissi che racconta l'attività di "Archistorica"

FOTO CARLO MISTRALETTI

Piacenza è paragonabile a un diamante grezzo, che sa farsi apprezzare solo da pochi estimatori, mentre non riesce ad accattivare l'interesse delle grandi comitive che si accalcano in molte altre località italiane, più accessibili alle esigenze dei visitatori: nel merito, è significativo che i riferimenti alla nostra città e alla sua provincia si trovino con maggior frequenza nella letteratura specialistica a tema storico, artistico e archeologico, anziché nelle guide o in altre pubblicazioni di carattere turistico.

Questo un paragrafo della premessa al libro “Piacenza. Storie di una città. La camminate di Archistorica raccontate su“Libertà” in trentaquattro articoli firmati dall’architetto Manrico Bissi, presidente dell'Associazione Culturale Archistorica”, proposti in modo organico e continuativo dalla Banca di Piacenza in una pubblicazione che riconferma la tradizione di mecenatismo e solido legame che lega l’Istituto di via Mazzini al suo territorio.

All'ombra del "Gotico"–prosegue l’introduzione -le risorse culturali abbondano; ciò che manca è invece il dinamismo promozionale. Sebbene non sia, infatti, meno antica, né meno ricca di opere d'arte rispetto ad esempio a Lucca, Vicenza, Parma, Pistoia o Rimini, agli occhi di un turista la nostra città è tuttavia ben più ostile e impermeabile, in primis per l'assenza di un'adeguata segnaletica culturale: i pannelli informativi sono i dir poco sintetici, e limitati a pochi edifici monumentali; nessun cartello contrassegna, ad esempio, le antiche case-torri medievali, le abitazioni a lotto gotico, il percorso degli antichi canali cittadini o altri luoghi caratteristici della Storia locale. Ad aggravare questa situazione concorrono anche altre criticità, non meno importanti: ad esempio, le molte incertezze che compromettono l'apertura degli edifici monumentali (palazzi e chiese), spesso chiusi al pubblico per problemi gestionali o di orario; oppure l'eccessivo traffico veicolare nelle vie del centro storico, che va a snaturare antiche piazze, vicoli o slarghi di suggestivo inserimento ambientale; o ancora l’inaccessibilità del substrato archeologico cittadino, che non viene segnalato da alcuna targa informativa, né tantomeno dall'apertura di affacci vetrati o dall'uso di specifiche pavimentazioni stradali (ricalcate sulla forma dei reperti sottostanti).

Il libro, pagg. 196, stampato da Tipolito Farnese, è stato accolto con evidente favore dallaplatea che ha gremito la Sala Depositanti di Palazzo Galli per seguire la presentazione condotta dallo stesso Bissi. Le pagine del volume proiettano luce su storia, archeologia, tradizione, arte, gastronomia, miti e personaggi del nostro territorio e costituiscono una sorta di guida "non convenzionale" di Piacenza, ricca di annotazioni storiche ma anche di aneddoti, tradizioni, curiosità e leggende, che indirizzano lo sguardo di cittadini e turisti su segni più inconsueti e meno noti del nostro Passato, in sintonia con le finalità di “Archistorica”, l'Associazione Culturale che con Bissi conta sull’impegno di Francesca Malvicini (architetto), di Cristian Boiardi (grafico pubblicitario) e di Susanna Agosti (sociologa).Il progetto portato avanti dai quattro giovani piacentini si fonda sulla convinzione che la Storia (e quindi la stessa identità di luoghi e persone) possa essere conosciuta e apprezzata non soltanto attraverso le pagine dei libri, ma anche e soprattutto passeggiando per le strade e per le piazze delle nostre antiche città: autentici “musei all’aperto” nei quali è possibile trovare innumerevoli testimonianze, tracce e frammenti di ogni aspetto del nostro passato.In quest’ottica, Archistorica supera la semplice dimensione “turistica”, impegnandosi in una più ampia indagine storica in chiave architettonico-urbanistica, strettamente legata alla lettura del territorio, della città e del suo tessuto, senza discriminazioni tra monumenti e edificato cosiddetto “minore”.

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