"Tra Chiesa e Castello", con i Templari nell’antico feudo di Breno

A Borgonovo Val Tidone l’antico fortilizio Torre Breno, sulla riva sinistra del torrente omonimo, sabato scorso è stato aperto al pubblico. Le visite hanno permesso di apprezzare a cultura materiale e immateriale restituita al luogo da un appassionato e rigoroso intervento di recupero che ha permesso di riunire la memoria del luogo all’equilibrio delicato e importante del paesaggio naturale e umano. L’evento è stato organizzato, dai proprietari di Torre Breno con il gruppo di parrocchiani che da anni, meritevolmente, si preoccupano, insieme alla Diocesi, di gestire e di proteggere l’antica chiesa romanica di S. Ilario, risalente, come il fortilizio, ai secoli XII e XIII. L’intento di promuovere la conoscenza di questo angolo poco noto della Val Tidone in cui il Medioevo ha lasciato tracce significative, è stato condiviso con l’Associazione Templari Cattolici d’Italia di Fontanellato (Parma), che rappresentano la profonda religiosità che pervadeva il mondo Medievale e che rimane una delle radici più profonde della ns. civiltà.  La manifestazione è iniziata con l’apertura della mostra fotografica allestita nella corte di Torre Breno sul tema i luoghi dei Templari in Italia e in Francia. Alle 20 la Santa Messa nella chiesa romanica di Sant’Ilario seguita dal trasferimento al castello lungo l’antico sentiero dove la dottoressa Giulia Monteleone, assessore alla Cultura, ha introdotto gli interventi di Matteo Lunni consigliere provinciale, sulla chiesa di S.Ilario, di Giorgio Eremo sulla storia del fortilizio e di Paolo Buscarini sui Templari.

APPUNTI DI STORIA LOCALE

- Periodo della casa-torre

Appare probabile che i Benedettini di San Savino, largamente presenti in Val Tidone all’inizio del mille, fossero i signori del feudo di Breno e che esercitassero il potere in loco attraverso la famiglia dei Da Breno. I  primi documenti inerenti Breno risalgono al  XII secolo e riferiscono di una torre presente dai primi anni del Mille con un esteso podere, e della famiglia autoctona “Da Breno”.

- Arrivano gli Scotti (1270 ca.)

Nella seconda metà del 1200, al culmine della loro potenza, arrivano gli Scotti, rimarranno Signori di Breno, salvo brevi interruzioni, fino al 1600.  Viene derivato in quegli anni il canale, poi chiamato appunto Scotto, che servirà il mulino del feudo. E’ attribuibile agli Scotti il primo ampliamento del fortilizio con il corpo di fabbrica affiancato alla Torre (accesso da una pusterla, di cui sono rimaste alcune tracce, al piano superiore).

- Ampliamento del 1400

Probabilmente sempre ad  opera degli Scotti nella prima metà del ‘400 avviene l’ultima fase di espansione (facciata a Sud), così che la struttura del fortilizio prende le forme con cui oggi appare. Le stanze al piano terra hanno il soffitto con volta a crociera, quelle al piano superiore hanno soffitti con travatura in legno ornata da capitelli e sono illuminate da 4 grandi finestre ad arco acuto. E’ ancora presente un camino originale con le ancone laterali. Riportano le cronache medievali che nel 1405 gli Arcelli danno l’assalto al castello, catturano Giovanni Scotto, incendiano e devastano.

- In età rinascimentale

Sono da ricondurre a questo periodo la costruzione del blocco nella corte interna, con la scala che porta internamente ai fino al piano alto ed esternamente scende nelle cantine. Verranno poi aperte le finestre strombate al piano terra visibili sulla facciata a Sud (1500/1600). All’interno una camera con latrina e canala di scarico in cotto.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • San Nicolò, schianto all'incrocio tra un'ambulanza e un'auto: quattro feriti

  • Piacenza e l'Emilia-Romagna in zona arancione: quello che c'è da sapere

  • Animale sulla strada, si ribalta tra il guard rail e il muro di una casa

  • Con la caldaia rotta accendono il gas per scaldarsi, famiglia intossicata

  • In auto centra tre vetture in sosta e si ribalta. Illeso

  • «Noi facciamo sesso, licenziateci tutte». Il Centro Tice prende posizione sul caso della maestra di Torino

Torna su
IlPiacenza è in caricamento