«Calano le imprese ma è boom dell'export». Ecco l'economia piacentina

Camera di commercio: Analisi previsionale 2013, esportazioni su del 28%. Cala anche la cassa integrazione. Il presidente Giuseppe Parenti: Piacenza non perderà il suo Ente, in vista aggregazioni per i servizi

L'assemblea riunita alla Camera di Commercio

Aumento vertiginoso dell’export, artigianato ed edilizia in sofferenza con la chiusura di circa 300 imprese, mentre volano meccanica e, in misura minore, agroindustria. Inoltre, la Camera di commercio è disposta ad allargare la Giunta tornando a sette membri, mentre sull’esistenza dell’istituto camerale il presidente Giuseppe Parenti è ottimista. Infine, per il prossimo anno vengono mantenuti tutti i capitoli dedicati al contenimento della spesa, tra cui i gettoni di presenza per gli organi di amministrazione e per i consiglieri, le spese per le consulenze, per i viaggi di rappresentanza (-50%), per l’acquisto di auto o il noleggio (-50%), le spese di manutenzione degli immobili. Sono alcuni dati emersi oggi, 29 ottobre, dalla riunione del Consiglio della Camera di commercio che ha discusso la relazione previsionale e programmatica 2012-2013. In genere, la Camera vara programmazioni triennali, ma quella di oggi è una revisione annuale. 

Parenti ha parlato di dati più evidenti contenuti nella relazione: «E’ difficile programmare in questo momento, ma dai risultati emerge il calo del numero delle imprese, circa 300 in meno. Soffrono artigianato ed edilizia mentre è positivo l’export, invece, contrariamente ad altre province, che è cresciuto del 27,9%, il che significa anche un aumento dei posti di lavoro. Nel settore meccanico si registra un più 37-38%, l’11 nell’agroindustria. Cala addirittura l’import dell’11 per cento. Il Pil costi prodotto, con la differenza tra costi e ricavi, in relazione all’export tocca traguardi mai raggiunti negli anni passati». Sul riordino degli Enti camerali, Parenti ha ricordato un incontro di Unioncamere a Venezia, presente il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: «E’ stata accettata la nostra proposta di cancellare il plafond di 40mila aziende per ogni Camera di commercia (il Governo voleva cancellare quelle con un numero inferiore, anche se Piacenza è una delle più virtuose, ndr). Inoltre, abbiamo chiesto di scollegare le province dalle Camere. Noi ci siamo detti disponibili a far entrare negli Enti camerali altre attività e anche a cancellare le Camere di commercio non autosufficienti, quelle cioè che hanno bisogno di aiuti per esistere».

Pochi rischi, secondo Parenti, per l’esistenza di Piacenza: «Non si può dire, ma è difficile che chiuderemo. Abbiamo dato la disponibilità ad accorpamenti, ad esempio prendendo contatti con parma, Lodi, Cremona, per dare servizi unici alle imprese. E’ inutile lo sforzo locale perché molti servizi sono per via telematica. Infine, non vedo problemi ad allargare anche la Giunta camerale, che potrebbe tornare a sette membri».

I DATI DELLA RELAZIONE.
LE IMPRESE. Nel primo nel primo semestre 2012, si evidenzia una mortalità di 231 imprese (rispetto al giugno 2011). Il settore più “ricco” è il commercio con 7.042 aziende, quello peggiore l’agricolo con la perdita di 133 imprese. Aumentano le ditte di alloggio e ristorazione (+55, sono 2.054), come gli studi professionali (+23, sono 851) e le attività finanziarie e assicurative (+22, sono 579). E’ boom nella fornitura di acqua, sistemi fognari e gestione rifiuti con un saldo positivo dell’82 per cento. Le iscrizioni sono passate da 1.305 a 1.054.

LE ESPORTAZIONI. L’Export tira con un più 27,9 per cento, mentre le importazioni scendono del 13%. L’agroalimentare sale dell’11,5% e dell’85 il tessile, abbigliamento, accessori; + 39% poi per macchinari e apparecchi meccanici, “la voce più importante dell’export piacentino”. Si esporta in Europa, ma l’America tocca il 40 per cento. Insomma, il manifatturiero è la nostra locomotiva.

SETTORE FINANZIARIO. I dati relativi al primo trimestre di quest’anno segnalano, rispetto alla fine del 2011, una riduzione degli impieghi (-0,77%) e un aumento dei depositi (+1,34%). Le sofferenze sono salite a 491 milioni di euro (erano 489 milioni al dicembre 2011) facendo aumentare il rapporto con gli impieghi dal 6,18% di fine anno al 6,26. “Per avere un dato così elevato - si legge nella relazione - occorre ritornare ai primi mesi anni 2000”. I protesti ammontano a oltre 6 milioni e 300mila euro, con una crescita del 3,45% rispetto allo stesso mese del 2011. Pochi i fallimenti: 23 nei primi sette mesi dell’anno, due in meno rispetto allo stesso periodo 2011.

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IL LAVORO. La differenza resta negativa, come segnalato dall’indagine Excelsior: entrate 3.170, uscite 3.400. Dati che caratterizzano sia industria, sia servizi. Solo il 14 per cento delle imprese è disponibile ad assumere nuovo personale. L’86 per cento delle imprese si è dichiarata indisponibile. In controtendenza, invece, il settore della fabbricazione metalli e in quello delle public utilities con saldi positivi come nei servizi per la finanza e assicurazioni e ai cosiddetti servizi avanzati. CASSA INTEGRAZIONE. Da gennaio ad agosto concesse 3.348mila ore di cassa integrazione, l’8,4% in meno rispetto allo stesso periodo 2011.Si è ridotta la cassa integrazione straordinaria e i deroga, ma è tornata a salire quella ordinaria.

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