«Il 2019 si annuncia una ottima annata per i vini piacentini»

La “vigna con il palo”. All’orizzonte si profila la Vitis Ibridis. Piacenza potrebbe essere paladina della salvezza della antica Vitis Vinifera

Il 2019 è agli sgoccioli e, nelle cantine piacentine, con il primo freddo si assaggia il primo vino della vendemmia 2019. Mi è successo di andare a Sala Mandelli dall’amico Corrado, dopo anni di assenza, e di restare ben impressionato, molto ben impressionato dai vini di quest’anno, ma anche di quelli delle vendemmie passate, da bere. Quelli freschi, ancora “uvosi” di quest’anno devono maturare, affinare, prendere tempo come dicono i tecnici, giustamente. Ma la prima impressione è che la “raccolta 2019” (non chiamiamolo millesimo per favore), sia veramente ottima.

I vini piacentini – era un po’ di anni che non li assaggiavo tranne quelli che si trovano lontano dai colli – hanno fatto salti di qualità: magari meno quantità, meno bottiglie, cantine più piccole, meno damigiane…ma devo dire frutto di grande impegno, scelte chiare, i giovani alla guida delle aziende, meno provincialismo, meno vini di soddisfazione locale. La presenza della Federazione Italiana Vignaioli (FIVI) è stata una ottima occasione, grazie anche a Gola Gola Festival, di assaggi come quelli dei Scarabelli da Genepreto. 

Ma perché Piacenza non osa? Perché non investe in comunicazione? Si fanno invece tanti piccoli tavoli, tanti gruppetti di vallata… e tutti, poi, contro il Consorzio di tutela: sono strumenti passati di moda? La governance ha sbagliato? Non è intervenuto a tutela? Manca una Docg? Il cappello Colli è troppo ampio? Non fa promozione nazionale? Adagiato a voleri esterni? Troppo oligopolio? Mancanza di progetti? Ignorata certificazione e tracciabilità? Il Consorzio è troppo caro?

Mentre noi ricorriamo questi interrogativi i ricercatori scientifici asiatici, americani, nord europei stanno lavorando in laboratorio e in vigna per ottenere piante di vite mai malate di niente, superproduttive, omogenee, senza dettagli, eterne….è questo che vogliamo per i nostri vini Doc e Docg? Le Doc e gli autoctoni rischiano di perdere la loro storia, il legame con il territorio. Il mondo tecnologico-finanziario-multinazionale sta cercando alternative ibride al DNA antico della Vitis Vinifera.. Piacenza vuol essere “paladina” della salvezza mondiale della Vitis Vinifera? Batta un colpo subito cogliendo l’occasione: molti grandi enologi e agronomi francesi e italiani sono già schierati dalla parte della Vitis Vinifera e non della Vitis Ibridis Recuperiamo il valore della “vigna con il palo”, anche Unesco rimarrebbe basito.

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Nel 1996 il vino più bevuto a Milano era il Gutturnio come decretato dagli associati Fipe e dalle gastronomie-enoteche, eppure merito del Consorzio. Piacenza fa vino da quando c’erano gli Etruschi…, un vanto sulla carta. Ma serve oggi? Grandi i premi meritatissimi alla Malvasia Passita, ma è il vino “bandiera” di Piacenza? Piacenza si accontenta dei riconoscimenti, benissimo i 2 o 3 bicchieri, su poche migliaia di bottiglie? Eppoi oggi quanto contano i “primi” premi in un contesto di mercato dove occorre agire e governare velocemente nel segno dell’infedeltà, imitazione, presidio, continuità, live&storytelling? Allo stesso modo delle stelle Michelin?  Dove si è perso il premio Gutturnium a Gino Veronelli? Mannheimer e Vespa con la bottiglia di Gutturnio davanti, in Rai, a quei tempi? Linea Verde….a Piacenza, nel 1987 città mondiale della vite e del vino! La Malvasia di Candia non ha nulla da invidiare al Moscato, al Prosecco. La Malvasia è una grande uva: più che amabile direi secca, austera, beverina, aromatica “rigorosamente” naturale. Possibile che non ci sia una associazione che fa sistema? 

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