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Esposizione da amianto, «In 25 anni a Piacenza 274 casi di mesotelioma maligno»

Salute nei luoghi di lavoro, la riflessione di Bruno Carrà (Cgil): «Ci vuole oggi un nuovo ruolo per i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza»


«In 25 anni a Piacenza 274 casi di mesotelioma maligno riconducibili a esposizione diffusa di amianto». È uno dei dati all’attenzione di Bruno Carrà, responsabile Dipartimento Salute e Sicurezza della CgiL di Piacenza, che sottolinea anche la necessità di un nuovo ruolo per gli Rls, i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. «Ieri 28 aprile si è celebrata la giornata mondiale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dedicata alle vittime sul lavoro e dell’amianto. Tutte le tipologie di amianto sono infatti cancerogene per l’uomo e possono causare diverse patologie gravissime e mortali. L’amianto è una strage nel silenzio ma pur sempre una strage. A Piacenza – sottolinea - sono 274 i casi di mesotelioma maligno riconducibili all’esposizione diffusa dell’amianto rilevati dal 1996 al 2021. Questo è quanto emerso alla manifestazione di Bologna tenutasi ieri e promossa da Cgil-Cisl-Uil in occasione del trentesimo anniversario della Legge 257/92 che mise fine all’uso dell’amianto in Italia. Non si deve morire di lavoro e invece tutti gli anni anche in Emilia-Romagna decine di lavoratori muoiono per infortuni sul lavoro, malattie professionali o per tumori legati alla propria azione lavorativa e alle patologie collegate al lavoro. Si muore cadendo da un’impalcatura, schiacciato da un peso dall’alto, su un mezzo agricolo, per strada, in fabbrica: come trent’anni fa».

«Quindi questa piaga – prosegue Carrà - è ancora ben scoperta, per cui parlare di prevenzione e fare cultura della sicurezza è quanto mai oggi una opzione indispensabile ed ineludibile per costruire le condizioni utili e necessarie al fine di garantire la presenza di ambienti sicuri e salubri nei luoghi di lavoro, proprio attraverso l’affermazione con la massima priorità dei principi di prevenzione, informazione e formazione. La cultura della sicurezza deve essere un percorso collettivo, partecipato e quotidiano, dove la sicurezza comprende tutte le norme contenute nel sistema legislativo insieme alla conoscenza dei rischi qualsiasi essi siano. Costruire una autentica “cultura della sicurezza e della legalità” sul lavoro significa investire sui dispositivi salva vita da una parte, ma anche sui controlli dall’altra, controlli che devono essere più stringenti ed intransigenti nei confronti di chi si permette di sottovalutare la sicurezza dei lavoratori». «Ogni anno in Italia - aggiunge il sindacalista - 1.300 persone all’incirca perdono la vita nei cantieri (in particolar modo edili, nei camp, nelle officine e nei magazzini): le morti sul lavoro sono tutte inaccettabili, alle quali vanno aggiunti, dati provenienti dall’Inail per il 2021, 555mila infortuni e 55mila patologie professionali. Inoltre la proliferazione dei contratti di lavoro, che spesso si traducono anche in appalti se non addirittura sub appalti, creano una palese mancanza di diritti, limitando fortemente le garanzie di sicurezza sui luoghi di lavoro, ed per questo che è indispensabile mantenere la clausola sociale con le disposizioni che permettono il rispetto di determinati standard di protezione sociale e del lavoro e il mantenimento certo del contratto e del salario anche per i lavoratori e le lavoratrici degli appalti e sub appalti insieme alla trasparenza e legalità unite al contrasto del lavoro nero».

«A Piacenza - evidenzia - la maggior incidenza di infortuni la si riscontra nei settori economici dell’agricoltura, dell’edilizia e della logistica, guarda caso, dove c’è anche maggior presenza di lavoro precario e instabile e talvolta pure irregolare. Una strage quotidiana, quindi, quella dei morti sul lavoro che in tutta Italia continua e non si ferma con la regola implacabile che non accenna diminuire di almeno tre decessi al giorno per infortunio sul lavoro. In Italia, infatti, c’è una media di tre lavoratori che ogni giorno non fanno ritorno a casa e le parole “Morire sul lavoro” devono essere un memento ininterrotto. In tanta parte d’Italia sono in aumento Infortuni e malattie professionali come indicano tutti i dati Inail presenti e l’Osservatorio indipendente sugli infortuni di Bologna, dati che non smettono di aggiornarsi, crescere, dando pessime notizie».

«È evidente - continua - che ci vuole oggi un nuovo ruolo per gli Rls (i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza), un coinvolgimento sempre più profondo in quanto sono figure essenziali per rafforzare il sistema di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro. Come sindacato confederale vogliamo puntare sulla contrattazione e sulla rappresentanza. L'obiettivo è fare entrare i temi della salute e sicurezza nella contrattazione confederale e di categoria, a tutti i livelli, superando lo storico divario tra Rsu e Rls per rendere tutta la strategia più efficace. L'Italia adotti la strategia nazionale per una cultura della sicurezza nel mondo del lavoro e la prevenzione. Siamo l'unico Paese europeo a non averla mai avuta e questo è un problema per le lavoratrici e i lavoratori di questo Paese. E invece bisogna affermare e realizzare una discussione che costringa il paese ad avere uno sguardo verso il futuro».

«La Cgil di Piacenza - spiega Carrà - dal canto proprio sta puntando al miglioramento delle condizioni di conoscenza degli Rls attraverso la formazione, anche sindacale, perché questi delegati sono rappresentanti dei lavoratori a tutto tondo, come tra l'altro prevede anche il decreto legislativo 81 all’interno dell’intervento legislativo complessivo. È per questo che già dallo scorso anno ciclicamente la Camera del Lavoro di Piacenza ha voluto approntare diversi momenti formativi appropriati rivolti specificatamente ai nostri Rls, e con questa azione di formazione sindacale vogliamo continuare ad impegnarci, supportati dall’Associazione Ambiente e Lavoro. Agli Organi di Informazione chiediamo, altresì, di non soffermarsi inevitabilmente solo davanti all’aspetto sensazionalistico (cioè l’incidente con esito mortale), perché bisogna approfondire anche le cause che stanno alla base degli infortuni sul lavoro. Per parte nostra non verrà mai meno di esprimere solidarietà e vicinanza ai familiari e ai colleghi di lavoro delle vittime dei ripetuti infortuni mortali che continuano malauguratamente ad esserci ed accadere, come continuerà il nostro impegno per impedire che tali tragedie abbiano a ripetersi. Ma serve con urgenza anche un forte impegno in maniera indispensabile delle istituzioni, delle parti datoriali e di tutti gli attori preposti ai controlli in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro per raggiungere l’obiettivo fissato. La formazione, le ispezioni e i controlli (con relativi momenti punitivi e repressivi ove occorrano) e la prevenzione sono le condizioni fondamentali che di buon grado e puntualmente vanno perseguite e portate avanti con decisione. Come va istituita una patente a punti in materia di salute e sicurezza di lavoro insieme ad una formazione permanente sia per le imprese sia per i lavoratori per agire correttamente per favorire la prevenzione degli infortuni».

«Tanto c’è ancora da fare - conclude - e in questo senso il percorso di coordinamento dei controlli ispettivi, la piena attuazione delle normative, insieme a momenti di sensibilizzazione e informazione anche nelle Scuole a modo di prevenzione e informazione cognitiva sul tema della sicurezza nei confronti degli studenti, che la Prefettura di Piacenza sta continuando a predisporre nel presiedere l’Osservatorio provinciale per la sicurezza nei luoghi di lavoro è sicuramente uno sforzo apprezzabile insieme all’analisi congiunta con le Parti sociali sull’andamento degli incidenti e degli infortuni. La Cgil innanzitutto vuole rimanere in campo per la difesa della dignità del lavoro. La Camera del Lavoro di Piacenza, inoltre, attraverso la sua azione si adopererà pertanto con tutte le proprie strutture, perché l’imperativo della salute e sicurezza nel lavoro rimanga al centro della discussione e resti un obiettivo presente nel nostro territorio come primario in tutte le future fasi anche di uscita dall’emergenza epidemiologica».

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