Giovedì, 23 Settembre 2021
Economia Podenzano

La rabbia degli agricoltori per lo stop ai prelievi idrici

Un gruppo di agricoltori di Coldiretti: in un periodo così delicato della campagna, togliere in questo momento l’acqua vorrebbe dire vanificare il lavoro di centinaia di noi

«La mancanza d’acqua fa morire le aziende agricole: c’è la necessità assoluta di rivedere il nuovo sistema di prelievo da fiumi e torrenti proposto lo scorso 12 luglio. Bisogna garantire la salvaguardia sia ambientale, che di tutta la filiera agricola, proveniente già da un periodo di crisi dovuto all’insostenibilità climatica e al forte caldo degli ultimi periodi. E troppo sovente ci si dimentica che senza agricoltura non si mantiene un ambiente equilibrato, un’attività da sempre condotta nel solco della sostenibilità; non a caso si utilizzano le più moderne tecniche irrigue proprio per questa finalità». È l’ulteriore, forte, grido dall’allarme di alcuni imprenditori agricoli soci di Coldiretti Piacenza, quelli che di fatto, quotidianamente, vivono questa drammatica situazione, con il rischio, di vanificare mesi di lavoro.

In particolare si evidenzia che, per quanto riguarda la provincia di Piacenza, la situazione è molto allarmante: nella zona del Nure un mancato intervento provocherà enormi danni alle aziende agricole. In un periodo così delicato della campagna agricola, dove le piante sono già a buon punto della loro crescita, togliere in questo momento l’acqua con l’impossibilità di irrigare i campi, vorrebbe dire vanificare il lavoro di centinaia di agricoltori che hanno faticato e speso tempo e denaro per portare a termine la loro campagna.

«Risalgono a migliaia di euro, per essere più precisi tra 10.000 e 15.000 i danni che questo sistema a ‘semaforo’ causerebbe alla mia azienda - spiega Andrea Marina, agricoltore associato a Coldiretti Piacenza della zona di Pontenure e Vigolzone. Coltivazioni di 230 pertiche di girasole, le cui foglie e fiori sono già quasi tutti appassiti, e 80 pertiche di mais che attendere ancora di piantare non avendo la certezza di poter irrigare. “Senza acqua- ribadisce- programmare le coltivazioni e sono obbligato a modificare i piani aziendali poiché non so se riesco a raccogliere il primo prodotto, di fatto dimezzando il raccolto che nel 2020 era di 4 qq/ettaro; quest’anno esattamente la metà. Quest’anno non sono riuscito a piantare il pomodoro, sostituendolo con il mais da seme molto più semplice ed economico da mantenere».

«Con il pomodoro, più costoso del mais, non avrei potuto sostenere la spesa rischiando di buttar via l’80% del raccolto con una perdita economica importante - commenta invece Davide Libè, agricoltore associato a Coldiretti Piacenza nella zona di Podenzano. Abbiamo la fortuna di un lago a Colonnese di proprietà del nostro Consorzio, una riserva d’acqua che ci aiuta in questo periodo di crisi idrica e di chiusura dei canali che però non si alimenta più; dobbiamo quindi prenotare i prelievi ed una volta terminata l’acqua del lago rimarremmo senza rifornimenti». Molte aziende del piacentino produttrici di pomodoro devono ottemperare ai contratti con le industrie di trasformazione ma subiscono deprezzamenti nella scala dei valori se non rispettano gli standard concordati. L’acqua è il punto cruciale del ciclo vegetativo dei raccolti: la mancanza d’idratazione della pianta significherebbe danni anche alle proprietà sostanziali che deve possedere un determinato prodotto rendendolo anche più vulnerabile agli agenti parassitari. Serve realizzare un meccanismo di veloce deroga per le situazioni di emergenza che richiedono irrigazione di soccorso.

«Coltivo - spiega Michele Burzoni, agricoltore di Podenzano associato a Coldiretti - 18 ettari di pomodoro industriale con una media di 800 qq/ettaro, piantando precoci, medio precoci, tardive e medio tardive. La fertirrigazione e l’irrigazione a scorrimento non bastano con gli oltre 35° dell’ultimo mese; dovendo inoltre mantenere i livelli di deflusso minimo vitale, il terreno si secca troppo velocemente. Se in aggiunta ci vengono bloccati i prelievi dai canali, le bacche del pomodoro che ad oggi dovrebbero ingrossarsi, prendere colore e creare la polpa, rischiano di marcire obbligando noi agricoli a gettare il raccolto. Di fatto - spiega - inizia un circolo vizioso: se la coltura soffre ne consegue un deficit qualitativo dei valori che sono richiesti a chi produce, ad esempio, mais trinciato e a chi possiede allevamenti per l’alimentazione degli animali. Siamo ad uno stadio quasi ultimato della pianta da cui sta nascendo ora la pannocchia che, con la mancanza d’acqua, riduce il contenuto di amido; per questo ciò che dovrebbe essere una razione ottimale per i bovini risulta meno nutriente, producendo un latte a basso contenuto di grasso e di proteine, quindi un prodotto qualitativamente scarso. Tutto ciò - conclude Burzoni - si traduce in ulteriore danno per gli agricoltori che rischiano di perdere i loro prodotti obbligandoli a trovare dei sostituti, come il mais, per l’alimentazione degli animali investendo ulteriore denaro».

«Abbiamo seminato tardi a causa dell’oscillazione climatica combattendo contro il freddo prima e il caldo ora. Le piante di mais e cipolle sono ancora giovani e rischiano di seccare precludendomi la possibilità di partecipare al mercato - spiega invece Gianfranco Burgazzi, agricoltore associato a Coldiretti di Vigolzone che semina 650 pertiche di mais di cui 350 da granella e 40 pertiche di cipolla sia bianca che dorata. Se durante la campagna normalmente riesco a raccogliere 40 qq/pertica, ora senza acqua il raccolto si ferma e la perdita risulta molto elevata. A questo punto della campagna la quasi totalità della spesa per le colture è già stata fatta, tra concimazioni, fitofarmaci e attrezzature che si dovranno poi pagare ai fornitori: impedire i prelievi andrebbe a danneggiare economicamente tutta una filiera agroindustriale che è attiva da marzo e che ha già combattuto fortemente cercando di portare a termine positivamente questa campagna».

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