Le disuguaglianze nel mondo sono in aumento

L'intervento del prof. Mario Pianta dell’Università di Urbino intervenendo per il ciclo di conferenze proposto dal Prof. Paolo Rizzi all'interno del corso di Politica economica del corso di laurea triennale in Economia aziendale della Cattolica

Il prof. Mario Pianta

Circa un secolo fa la struttura di classe della società spiegava gran parte delle disuguaglianze di reddito, status e opportunità. Oggi le identità di classe sono meno precise, le disuguaglianze tra i lavoratori sono più profonde ed emergono nuovi fattori. Se dagli inizi del ‘900 fino agli anni ’70 si poteva affermare che erano diminuite, oggi i divario tra ricchi e poveri è aumentato del 10%.

Negli ultimi trent’anni le condizioni economiche delle persone nelle nostre società sono diventate più disuguali: i ricchi sono diventati molto più ricchi, la classe media si è ridotta, i poveri sono ancor più scivolati nella povertà. Nelle economie avanzate la disuguaglianza economica, misurata sia in termini di reddito sia in termini di ricchezza, è drammaticamente aumentata, e le disparità di reddito sono addirittura tornate ai livelli di un secolo fa.

Di queste complesse problematiche inerenti la politica economica e la disuguaglianza, ha trattato il prof. Mario Pianta dell’Università di Urbino intervenendo per il ciclo di conferenze proposto dal Prof. Paolo Rizzi all'interno del corso di Politica economica del corso di laurea triennale in Economia aziendale. La disuguaglianza- ha spiegato Pianta- rimane estremamente alta anche a livello globale, nonostante la rapida crescita dei principali paesi in via di sviluppo, come la Cina e l’India, dove le disuguaglianze interne stanno esplodendo. Questo rende la disuguaglianza uno dei principali problemi economici e sociali del capitalismo contemporaneo, oggetto di una crescente attenzione.

Le disuguaglianze sono una combinazione di fattori che comprendono condizioni di classe, di genere e origine etnica, istruzione e capacità professionali, tipo di contratto di lavoro, accesso ai diritti sociali e ai servizi pubblici, opportunità di mobilità sociale all’interno della propria generazione e tra generazioni diverse. In Occidente i redditi dei ‘supermanager’ corrono, i salari crollano, la povertà è in aumento: fatti documentati e ben conosciuti, ma come e perché si è arrivati a queste disuguaglianze record? Vi sono molteplici connessioni tra i vari meccanismi riflettono la complessità della disuguaglianza di oggi e sono parte integrante del modello di capitalismo neoliberista che è emerso negli anni ottanta.

Le cause fondamentali sono quattro: il maggior potere del capitale sul lavoro, con profitti e rendite finanziarie che schiacciano i salari; l’emergere di un ‘capitalismo oligarchico’, con un ruolo chiave di pochi super-ricchi e della trasmissione ereditaria della ricchezza. L’individualizzazione delle condizioni economiche, che accresce le disparità tra lavoratori qualificati e non, stabili e precari, uomini e donne, cittadini e immigrati; infine, la principale, ovvero la ritirata della politica, che ha lasciato fare al mercato e rinunciato a redistribuire reddito e ricchezza. Questi processi hanno cambiato il modo in cui funziona l’economia e opera la politica, rendendoci sempre più disuguali. Non si tratta però di una strada obbligata: si può, secondo Pianta, ancora cambiare passo.

Si potrebbe intanto ricorrere ad una ridistribuzione attraverso una tassazione progressiva e ripristinare quella sulle eredità, perché l’attuale socialmente non va bene.

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