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Gianluca Zilocchi (Cgil)

Gianluca Zilocchi (Cgil)

«Sanità, legalità negli appalti ma serve anche un rilancio della manifattura locale»

I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono di far decollare il “Tavolo per lo sviluppo con tutte le parti sociali, università, ricerca e istituzioni”

Lavoro e investimenti, capitoli che nel nostro territorio significano comprendere il cambiamento avvenuto negli ultimi 20 anni, che ha portato un ridimensionamento di meccatronica e manifattura, mentre Piacenza è diventata capitale della logistica e servizi. «Questo non è un male, sono due comparti che hanno portato lavoro e crescita ma pensiamo sia il momento di avviare una strategia per attrarre investimenti in quei comparti che sono in grado di produrre valore aggiunto più alto per il territorio». Per questo si vorrebbe una nuova stagione di manifattura. I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono di far decollare il “Tavolo per lo sviluppo con tutte le parti sociali, università, ricerca e istituzioni”. Durante un confronto, hanno posto diversi temi all’ordine del giorno, riflettendo intorno a un corposo documento che tocca diversi argomenti d’attualità.

Quindi strategia e visione di lungo periodo da un lato, secondo i confederali. E occuparsi del problema del lavoro e della crisi adesso. «Il lavoro è la seconda gamba del rilancio, Piacenza ha pagato e sta pagando un prezzo importante per la crisi Covid, ma anche subito la crisi economica degli ultimi 10 anni, hanno spiegato i confederali (rappresentati dai segretari Gianluca Zilocchi, Michele Vaghini e Francesco Beghi). I sindacati parlano anche di sanità. Chiedono un rafforzamento della rete territoriale sanitaria e una accelerazione sul nuovo ospedale, mentre contestano l’arrivo di fondi a pioggia ai comuni in base al numero degli abitanti. Il nuovo modello welfare territoriale deve tenere conto dell’esperienza Covid, che conferma come l’assistenza domiciliare sia la chiave di volta».

Per quanto concerne il settore appalti, il rischio è di avere «un lavoro con poca qualità e anche infiltrazioni illegali, per questo è doveroso rafforzare controlli». «Chiederemo a Prefettura e Comune di costituire tavolo provinciale permanente sulla legalità, come previsto da Anci e Province. Sugli appalti pubblici sia rispettato il contratto nazionale collettivo firmato dai sindacati confederali. Il lavoro non diventi elemento per scaricare la crisi, ma per ridare dignità lavoro».

IL DOCUMENTO INTEGRALE DI CGIL, CISL E UIL 

Con il presente documento CGIL CISL UIL intendono individuare le priorità e le esigenze che il territorio della nostra provincia deve affrontare alla luce della crisi sanitaria che ha colpito in maniera drammatica la nostra comunità. Piacenza ha pagato un prezzo altissimo in termini di perdita di vite umane ed è un territorio risultato particolarmente colpito anche dalla diffusione del contagio. Tutto questo ha confermato e messo ancora più in evidenza criticità e inadeguatezze del nostro sistema che da anni segnaliamo e che oggi vanno discusse, approfondite e risolte anche alla luce della persistenza della crisi Covid19 dopo la alla ripresa autunnale. Una ripresa comunque pesantemente condizionata dagli effetti economici e sociali della crisi, che ci consegnano un quadro fortemente preoccupante rispetto alla tenuta del nostro sistema produttivo e sui connessi rischi sul fronte occupazionale. Dopo la prima fase della pandemia le attività erano in buona parte riprese, ora facendo tesoro delle esperienze fatte, serve continuare a valorizzare l’apporto di tutti coloro che hanno permesso la reale tenuta, coesione ed unità del nostro territorio, rimettendo al centro il ruolo del lavoro e delle persone che permettono alle imprese, e anche alle amministrazioni pubbliche di funzionare. Le risorse stanziate da Governo, Regione ed Unione Europea possono rappresentare un importante volano per una ripresa del territorio che sappia coniugare agli aspetti più tradizionalmente economici, anche quelli di carattere sociale, della vita delle nostre città, di un intero modello di sviluppo che si è dimostrato fallimentare e che oggi va profondamente ripensato in chiave di nuove sostenibilità ambientali, sanitarie e produttive con il coinvolgimento di tutte le competenze a disposizione, mettendo in campo innovativi percorsi di partecipazione democratica delle OO.SS. dei lavoratori. Pertanto, individuiamo qui i seguenti punti programmatici che dovranno essere oggetto di una campagna di informazione sul territorio definendo così il posizionamento di CGIL CISL UIL ai diversi tavoli di confronto aperti. • necessità della messa in sicurezza di tutti gli ambienti di lavoro con la piena applicazione dei protocolli siglati a partire da quello siglato il 24.04, e recepito nel Dpcm del 26.04 come condizione indispensabile per il proseguo delle attività pena sospensioni delle stesse. Coerentemente a ciò occorre garantire la massima attenzione in termini di monitoraggio (che deve essere esteso a tutti i lavoratori presenti nei siti produttivi e lavorativi coinvolti), vigilanza e controllo prevedendo un coinvolgimento attivo degli istituti ed enti preposti anche attraverso la costituzione di gruppi di lavoro interforze, ancora più necessari a fronte del manifestarsi della seconda ondata epidemica da COVID. In particolare è • costituzione a tal fine presso l’Osservatorio Territoriale sula sicurezza nei luoghi di lavoro, e ai sensi del protocollo 24.04, di un Tavolo Provinciale su relativo alla crisi in corso con la partecipazione, oltre che di tutte le Associazioni di Categoria e delle professioni, dei suddetti Enti a cui richiedere aggiornamenti costanti circa l’evoluzione delle normative e dei provvedimenti collegati al controllo della pandemia in corso e a cui inoltrare eventuali segnalazioni di criticità nell’applicazione delle stesse. Tale tavolo potrà prevedere specifici approfondimenti settoriali (manifattura ecc..) da attuare con le singole Associazioni di riferimento qualora necessario e dovrà svolgere un ruolo importante, incisivo e di monitoraggio su questa tematica anche al di là ed oltre l’emergenza COVID, come anche i recenti infortuni accaduti su alcuni posti di lavoro nel piacentino ci ricordano; • costituzione di un Tavolo per lo sviluppo del territorio, coordinato dalla Provincia alla presenza delle parti sociali, delle Associazioni datoriali e dalle rappresentanze politiche ed istituzionali, con l’obiettivo di individuare le opportune scelte strategiche per il rilancio dell’economia territoriale. Questo dovrà avvenire attraverso l’adozione di criteri condivisi sugli investimenti e sulle opere da realizzare, sulla destinazione dei fondi nazionali e regionali messi a disposizione con i recenti provvedimenti che non si esaurisca nella gestione della prima fase emergenziale ma che costituisca una prospettiva di sviluppo per il futuro del territorio. • La contrattazione collettiva di secondo livello, territoriale ed aziendale sia nei settori produttivi che nei servizi pubblici e privati, sarà determinante per realizzare l’auspicata ripresa e lo sviluppo del territorio, facilitando le necessarie innovazioni al sistema produttivo. Le parti sociali potranno così sviluppare, nel contesto territoriale, gli strumenti più favorevoli per l’avverarsi di relazioni industriali di tipo partecipativo in ordine a temi quali la salute e sicurezza, l’organizzazione del lavoro e degli orari anche avendo a riferimento l’obiettivo della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario valorizzando il ruolo della formazione e delle competenze, la condivisione di obiettivi gestionali,e la messa in campo di innovativi percorsi di partecipazione democratica dei lavoratori nonché ai quelli del sistema della bilateralità. • In questo scenario il tema salute e sicurezza nei luoghi di lavoro deve rimanere centrale a prescindere della fase che si sta vivendo da qui la necessità di lavorare sulla prevenzione come diritto di tutte e tutti, dentro una realtà nuova e mutata che ci pone sfide innovative anche contrattuali come lo smart working. Per dare concretezza e permettere un vero salto di qualità su questi temi occorre però puntare con forza a scelte politiche nette con significativi investimenti di risorse sulla prevenzione e sulla formazione delle imprese e dei lavoratori, con il coinvolgimento attivo e coordinato degli enti preposti a controllo e vigilanza.E’ necessario ridare slancio all’attrattività del territorio, coniugando qualità del lavoro e degli investimenti all’opportunità di individuare le corrette forme di semplificazione e snellimento delle procedure coerenti ad un sistema virtuoso e protetto da possibili rischi di infiltrazione. Prioritario per il contesto piacentino sarà la ricerca di un nuovo equilibrio nelle attività produttive che si rende necessario perché, a fronte di forti investimenti nel terziario, nella logistica e nei servizi che hanno saputo garantire importanti livelli di occupazione, sono venuti a mancare altri investimenti strategici in settori ad alto valore aggiunto nel comparto manifatturiero e nei settori del primario e del secondario che occorre ora rilanciare con scelte politiche in grado di attrarre, sfruttando anche la legislazione regionale in merito, le risorse necessarie. L’economia piacentina dispone di un vasto e qualificato settore manifatturiero, che pur uscendo ridimensionato dalla pesante fase di crisi partita nel 2008 e, in ulteriore sofferenza per effetto della pandemia rimane pur sempre un patrimonio industriale con competenze e capacità altamente specializzate. Decisiva sarà quindi la capacità di determinare le scelte giuste, anche con il concorso del sistema universitario del territorio, per la destinazione delle risorse stanziate. Individuare e sviluppare le traiettorie dell’industria del territorio, valorizzando e sostenendo in un’ottica strategica le filiere tradizionalmente insediate sul nostro territorio, svelando il potenziale inespresso, utilizzando nuove leve e strumenti, mettendo a sistema innovazione e sinergia tra scuola, università, impresa e sindacato al fine di produrre uno sviluppo economico basato su conoscenze, tecnologie e lavoro qualificato. Per queste ragioni sarà utile realizzare, una forte integrazione delle risorse pubbliche e private per la formazione continua derivanti dai fondi strutturali europei insieme a quelli rinvenibili dai fondi interprofessionali di derivazione contrattuale, necessarie insieme a sostenere le competenze dei lavoratori in coerenza con le trasformazioni dei sistemi produttivi per garantire la permanenza dei lavoratori nei posti di lavoro e accompagnarli nelle transizioni lavorative quando necessario. Su questa materia devono essere agiti tavoli tra le parti sociali per concordare obiettivi e contenuti dei piani di formazione e aggiornamento professionale e garantire la più ampia partecipazione ai lavoratori. Particolare importanza potrà rivestire il Fondo Nuove Competenze, in relazione alla sperimentazione di modalità organizzative con rimodulazioni dell’orario di lavoro. Per incrementare la possibilità di offrire alle persone lavori stabili e dignitosi fondamentale importanza assumono le Politiche Attive del Lavoro, che nel contesto normativo attuale dovranno garantire la piena funzionalità e supporto delle strutture preposte, attraverso il massimo raccordo e coinvolgimento delle Parti sociali, anche valorizzando e sviluppando l’attività della CRT. Obiettivo da perseguire è quello di dare continuità al processo di potenziamento in termini di personale e di qualità del servizio reso dai centri per l’impiego in sinergia con la già costituita rete dei soggetti accreditati per il lavoro, insieme alle Università, le scuole, gli enti di formazione professionale per la presa in carico efficace di disoccupati e inoccupati. L’Agenzia regionale per il Lavoro deve sempre più rafforzarsi per rendere il sistema all’altezza delle sfide poste dall’incremento dell’evoluzione dei cambiamenti lavorativi. Il sistema economico deve far leva sui propri punti di forza, la presenza di aziende leader nei loro mercati di riferimento a livello internazionale, la presenza di Università e centri di ricerca, la propria posizione geografica La difficile ripresa economica del territorio dovrà puntare sull’attrazione di nuovi investimenti con forme agevolate e il possibile riutilizzo di aree industriali dismesse. Andrà perseguita in tal senso la priorità verso ogni forma di scelta compatibile dal punto di vista sociale, economico, viabilistico, ambientale, e puntare a un forte rilancio del patrimonio culturale del territorio; Inoltre occorre investire ulteriormente sul settore primario, la cui rilevanza è emersa con forza quando ci siamo resi conto dell’importanza di garantire il sostentamento di tutta la comunità, grazie all’impegno costante delle migliaia di addetti del settore agroalimentare che hanno così contribuito ad attenuare il disagio dovuto al lockdown ed ai suoi possibili effetti anche sociali ed economici. Il territorio piacentino ha una forte vocazione agricola, dettata da cultura e tradizioni lontane, dovute anche ad un territorio morfologicamente adatto; pianura, collina, montagne e ricchezza d’acqua . Territorio che contempla 750 imprese agricole in cui lavorano 6000 lavoratori a tempo determinato e 700 a tempo indeterminato. Abbiamo tre salumi D.O.P., quindi un’industria alimentare fatta di 246 aziende con più di 3000 lavoratori impiegati. Senza scordarci che la prima università piacentina è appunto agraria, nata nel 1951. Pertanto, anche in funzione della necessità di avere un sistema produttivo equilibrato ed articolato su tutte le possibili potenzialità del nostro territorio, riteniamo necessario evidenziare che: - la diminuzione delle terre coltivate sul nostro territorio è un errore, dobbiamo approfondire l’analisi sulla natura dello sviluppo produttivo dell’ultimo decennio (che ha saturato la nostra provincia sottraendo terreni alle coltivazioni) anche attraverso la formazione dei lavoratori e degli imprenditori del settore coinvolgendo scuola, enti di formazione e università al fine di uno sviluppo sostenibile del settore; - è indispensabile valorizzare i prodotti locali creando una certificazione di filiera, la sua precisa tracciabilità, e anche “il racconto” del prodotto; come, dove, e in quali condizioni lavorative viene originato, invertendo una negativa tendenza ad una precarizzazione sempre più spinta delle prestazioni. Vanno rafforzate le attività di prevenzione e contrasto all’illegalità, che anche in questo territorio ed in questo comparto hanno evidenziato pesanti rischi di infiltrazioni e possibili fenomeni legati allo sfruttamento della manodopera e del caporalato. • individuazione di un percorso progettuale volto ad affrontare le problematiche sociali e sanitarie che la crisi Covid ha amplificato e l'aumento delle diseguaglianze che, se non compiutamente gestite, rischiano di aumentare fenomeni di esclusione di ampie fette della popolazione maggiormente disagiata o comunque bisognosa di risposte strutturali da parte delle Istituzioni. Sono sempre più numerose infatti le persone ed i nuclei familiari in forti difficoltà economiche per le quali i disagi aggiuntivi legati alla necessità di assistere soggetti svantaggiati, disabili, minori ed anziani non autosufficienti si sono fortemente amplificati a causa della sospensione o riduzione dei servizi a causa della crisi Covid. Una situazione, questa, resa ancora più complessa dati i forti ritardi nei pagamenti degli ammortizzatori sociali che si sono registrati e che hanno amplificato ulteriormente i disagi di tantissimi lavoratori. A tal riguardo occorre esplorare ogni strada possibile per individuare gli strumenti utili alla salvaguardia reddituale dei lavoratori, prevedendo anche un intervento diretto dei Comuni che, alla luce delle risorse in arrivo e degli avanzi di bilancio, possono garantire anticipi dei trattamenti e prestiti in convenzione con l’Inps e, ove necessario, individuare strumenti nuovi di sostegno per le figure escluse dagli ammortizzatori tradizionali. I servizi sociali si troveranno di fronte ad un’utenza per molti versi nuova rispetto alla quale le risorse per una presa in carico efficace sono largamente insufficienti, anche in considerazione della condizione precaria dei lavoratori che hanno il compito di sostenere i nuclei fragili. Occorrono quindi scelte politiche adeguate che garantiscano gli investimenti necessari e che promuovano, dove non già presenti, la diffusione di sistemi di tassazione locale che puntino alla progressività in funzione delle fasce di reddito così come previsto dalla Costituzione. Una nuova stagione della nostra contrattazione sociale e territoriale diventa quindi ancora più urgente, ed è necessario un forte investimento su questi temi oltre ad un ritrovato coinvolgimento delle categorie. Va confermato il ruolo pubblico delle istituzioni locali in termini di programmazione, regolazione e gestione dei servizi di welfare, per garantire l'equità nell'accesso dei servizi, favorire la stabilizzazione e l’ampliamento della rete dell’offerta socio sanitaria destinata alle fasce meno tutelate, rafforzando nel contempo anche gli strumenti necessari per un efficace contrasto alla povertà e all’isolamento sociale, che per quanto riguarda gli adulti disabili passa anche attraverso la funzione della formazione professionale. L’evolversi dei bisogni delle persone sta aumentando e determina l’avverarsi spontaneo di relazioni comunitarie auto organizzate per farvi fronte. In presenza di tale fenomeno, occorre realizzare un sistema di welfare, sempre più inclusivo e partecipato, in grado di far interagire tutte le risorse umane, professionali, economiche del territorio. Sarebbe utile pertanto, che le Istituzioni locali si attivino per promuovere e sperimentare sinergie con le parti sociali, al fine di attivare nel rispetto dell’autonomia delle parti titolari della contrattazione, processi di diffusione di esperienze anche innovative di contrattazione di welfare aziendale e territoriale integrativo e sussidiario, comunque non sostitutivo di quello pubblico e funzionale a rafforzare il welfare universale. Inoltre, sul fronte sanitario vanno prese in carico nuove fragilità legate al rallentamento delle visite specialistiche (per casi non urgenti ma che richiederebbero un monitoraggio puntuale) e legate ai postumi Covid. A Piacenza le pensionate ed i pensionati sono circa 87,000, il 36,03% della popolazione contro un dato medio nazionale pari al 29,07% e la popolazione con oltre 65 anni supera il 25% . Le pensioni erogate a vario titolo, (la maggior parte a fronte di contributi versati, sono 127.00 (centoventisettemila). La rete dei servizi deve, inoltre, affrontare il problema degli anziani soli con iniziative di continuo monitoraggio e di presa in carico di queste persone sempre più fragili e vulnerabili. L’AUSL, i Distretti e le Associazioni di volontariato, hanno individuato nelle solitudini uno dei principali problemi degli anziani. L’esperienza maturata negli scorsi anni porta ad evidenziare che, oltre alla qualità degli interventi da definire in accordo con i servizi sociali dei Comuni, occorre migliorare le capacità di lettura del bisogno sul territorio, di informazione e delle creazione e potenziamento delle attività di socializzazione. Housing sociale e co-housing sono esperienze che vanno valorizzate e rafforzate. In questo contesto occorre puntare ad una riattivazione in sicurezza dei centri diurni rivolti alla popolazione anziana e a quella svantaggiata del territorio, nonché alla necessità di garantire il pieno rispetto delle norme sanitarie previste per l’inserimento degli anziani non contagiati nelle Cra , pre - condizioni fondamentali in chiave di supporto alle famiglie e di sollievo ai più deboli rispetto al disagio sociale prodotto dalla crisi sanitaria Covid. Fondamentale in tutto questo è il ruolo che possono e devono esercitare i Distretti con i quali occorre aprire un percorso di monitoraggio delle situazioni oggi esistenti per valutarne le coerenze rispetto al nuovo contesto sociale che la crisi sanitaria ci consegna e una nuova stagione di confronto e contrattazione. Temi come l’analisi dei fabbisogni di salute della popolazione, la gestione dei fondi per la non autosufficienza, l’integrazione socio sanitaria, la presa in carico dei pazienti con patologie croniche e con fragilità, lo sviluppo della medicina d’iniziativa devono essere oggetto dei nostri confronti e della relativa programmazione distrettuale. Occorre tenere insieme la committenza pubblica dei servizi, quello della loro erogazione ed il lavoro di qualità, affrontando anche temi legati all’organizzazione del lavoro e la sua messa in sicurezza mediante il rinnovo e il rafforzamento dei protocolli previsti in materia, per evitare di lasciarsi trovare impreparati per eventuali ulteriori recrudescenze del virus. Un dato certo è che l'emergenza Covid ha portato ad aumentare la disuguaglianza di genere e le donne sono state particolarmente colpite dai disagi lavorativi ed economici dovuti alla pandemia anche sul fronte della precarietà lavorativa. Questa differenza riflette il fatto che le donne lavorano più spesso in servizi che richiedono un contatto con il pubblico e che, con la chiusura degli asili nido e delle scuole, diverse donne si sono trovate costrette ad interrompere o sospendere i loro rapporti di lavoro. Se la crisi in corso confermasse i suoi effetti economici e sociali avremmo il rischio concreto di cancellare i passi avanti fatti finora verso la parità di genere in diversi ambiti lavorativi e sociali. Il rischio in prospettiva potrebbe essere un sistema produttivo con assenza di welfare che tuteli la vita lavorativa delle donne, in un momento in cui invece avremmo bisogno del contrario, soprattutto in quegli ambiti di impiego con basse professionalità, precarietà ed estrema ricattabilità. Occorre un cambio di passo e un impegno plurale per ricostruire condizioni di lavoro inclusive. E non è questione di parità; bisogna superare il concetto di parità per realizzare un modello di sviluppo a misura di donne e uomini. In questa fase, dato il contesto, è essenziale mettere in campo anche a livello territoriale modalità di gestione delle attività lavorative che tengano conto di questi aspetti destinando risorse, progettazione , soprattutto valorizzazione del lavoro femminile • Necessità di un progetto urgente per garantire il regolare svolgimento delle lezioni in presenza e in sicurezza in tutti gli istituti di ogni ordine e grado. L’istituzione di tavoli di condivisione va nella direzione da noi sollecitata del più ampio coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Pertanto è opportuno mantenere il "Tavolo permanente" attivato con Provincia e Comune, centrale al fine di dirimere le criticità inerenti l'organizzazione della scuola in fase dei emergenza sanitaria.L'emergenza sanitaria ha evidenziato l'inadeguatezza delle tecnologie deputate alla didattica digitale integrata (DDI) e la carenza di spazi necessari ad un suo adeguato svolgimento. Inoltre, gli ambienti scolastici adibiti a refettorio si sono rivelati inadeguati con ricadute anche sul personale delle mense (orario didattico a tutti gli effetti), già colpito da riduzioni di lavoro e di retribuzione.Occorre infine implementare e rendere più efficace il contact tracing dedicato alle scuole (che troppo spesso appare in ritardo rispetto ai tempi di gestione delle criticità), potenziare il personale di supporto quali gli assistenti alla comunicazione e all'autonomia e i mediatori culturali, nonchè implementare le sezioni statali di scuola dell'infanzia per evitare che le famiglie siano costrette alla rinuncia o a sobbarcarsi i costi onerosi delle scuole paritarie. • ripensamento di tutta la rete dei servizi pubblici, degli orari di funzionamento della città coniugando tempi di vita e lavoro delle persone e, in particolare, la riorganizzazione del trasporto pubblico e più in generale del sistema di mobilità complessiva nel territorio è indispensabile Favorire le scelte a minor impatto ambientale (anche alla luce dei contributi previsti in materia nel Decreto Rilancio) agire sulle tariffe sostenendo i redditi più bassi tenendo conto dei soggetti che utilizzano tali servizi con maggior frequenza, giovani, studenti, pendolari e pensionati, potenziare la copertura della rete e la frequenza delle corse del Tpl sono i criteri prioritari a cui fare riferimento; Da una prima valutazione sulla ricaduta della crisi epidemiologica sui servizi pubblici e sul tpl locale emergono situazioni differenti, da un lato c’è stata una tenuta sui servizi dall’altro si rischiano ingenti perdite economiche a causa del blocco del 90% delle corse degli autobus. Evidenziandosi il rischio che le aziende pubbliche dei servizi chiudano i bilanci con perdite a due zeri e salvo interventi di sostegno economico predisposti dalla regione a sostegno del tpl emerge, con evidenza, il rischio di una ricaduta in prospettiva sul tema degli investimenti che rischiano di confinare ancora la nostra provincia in una condizione di poca attrattività. Investimenti che dovrebbero essere controllati, se effettivamente tali, dal socio pubblico aumentando le proprie quote azionarie ( vedi Iren) per aumentare la governance pubblica e per garantirsi cospicui dividenti negli anni invertendo la visione di cessione delle quote per fare “cassa” soddisfacendo il bisogno immediato senza una visione di prospettiva come anche per garantire una presenza territoriale ramificata con sedi distaccate per, essendo servizi pubblici essenziali, garantire interventi tempestivi , efficaci e aumentare il senso di sicurezza percepita. Inoltre come accennato prima nell’immediato dobbiamo fare in modo che questa condizione non porti ad un aumento delle tariffe. Serve ripensare ad una Provincia piu smart e piu green che passi attraverso specifici capitoli: i. sviluppare e migliorare la digitalizzazione attraverso l’investimento sulla banda larga e sulla fibra come diritto di accesso di ogni cittadino, attraverso l’analisi di diffusione ed esigenze di connettività sul territorio e con un piano di intervento in collaborazione con la regione ed il settore privato. ii. rendere operativa una mobilità nuova con un modello di sviluppo in sintonia con un’ idea di un “territorio percorso”, ovvero attraversata dalle persone, in sicurezza e in una dimensione di sostenibilità. Per fare ciò servirebbe un vero e proprio piano operativo dei tempi e degli orari dei principali attori della provincia, come le scuole, le aziende, gli uffici pubblici. In questo senso occorre agevolare ed incentivare forme di trasporto collettivo (pubblico e/o privato) per i lavoratori di imprese di grandi-medie dimensioni collocate in specifici distretti produttivi/industriali, aggregando le stesse con particolare riferimento a quelle ad alta intensità di mano d’opera a ciclo continuo e con turnazioni sulle 24 ore. Inoltre è prioritario porsi l’obiettivo di aumentare la qualità del servizio del Tpl mettendo da subito in sicurezza i lavoratori e gli utenti che si avvalgono del servizio iii. aumentare la riduzione dei rifiuti, per la quale la Regione Emilia Romagna ed Atesir ogni anno stanziano fondi, attraverso progetti specifici ed immaginando un territorio circolare: consumi – rifiuti. • prevenzione e contrasto alle infiltrazioni malavitose che rischiano di generarsi a fronte dell’avvio di opere e lavori pubblici già previsti ed altri in fase di progettazione, rappresentano un elemento di messa in sicurezza del territorio sul fronte della legalità per noi irrinunciabile. D’altronde le cronache locali ci consegnano un quadro di infiltrazioni organizzate all’interno dei luoghi di lavoro per contrastare le quali occorrono strumenti efficaci. La nostra attività in questi anni si è fortemente caratterizzata su questi temi, producendo diversi risultati che intendiamo confermare come strategici e rilanciare: -Protocollo legalità per la ricostruzione post-sisma 2012 con la Regione -Legge reg.le 3/2014 su appalti e legalità -Patto per il lavoro (luglio 2015) -Protocolli Anci e Upi (27.09.17) -Protocollo Atersir (22.4.16) su gestione appalti rifiuti e ambiente -Testo Unico su legalità e appalti (ottobre 2016) -Protocollo appalti sanità con la Regione (dicembre 2017) -Patto sul Tpl 11.12.17 -Protocollo d’intesa Piacenza 12.10.2012 -Protocollo Ikea 21.12.15 -Protocollo Xpo 18.3.16 -Protocollo Atersir ambito di Piacenza 19.12.17 -Protocollo territoriale Tpl 7.11.16 -Protocollo appalti Comune Piacenza 27.9.16Cgil Cisl e Uil chiedono inoltre la riconferma dei protocolli già siglati negli anni scorsi con gli Enti locali e con le stazioni pubbliche appaltanti del territorio a proposito di appalti pubblici, “white list” e l’adozione di protocolli specifici per l’avvio di opere pubbliche di rilievo, a partire dalla realizzazione del nuovo Ospedale di Piacenza. Bisogna garantire l’affidamento dei lavori tramite gare pubbliche che privilegino l’offerta economicamente più vantaggiosa evitando il massimo ribasso e che creino le condizioni per la piena applicazione di tutte le parti economiche e normative dei CCNL e delle condizioni di tutela e sicurezza dei lavoratori impiegati, senza alcuna deroga al Codice degli appalti in vigore. Nello specifico chiediamo che detti Protocolli prevedano sempre l’applicazione dei CCNL sottoscritti dalle OO.SS. comparativamente più maggiormente rappresentative e l’applicazione della clausola sociale in quanto non sempre contemplata dal ccnl di riferimento. Analogamente occorre portare a compimento il rinnovo del Protocollo per la sicurezza e legalità nella Logistica siglato nel 2012, un settore che conta a Piacenza quasi 10mila addetti e che coinvolge importanti aziende attorno alle quali ruotano decine di cooperative, consorzi di trasporti e facchinaggio, dei quali è difficile stabilire la natura e la affidabilità, ridefinendo il ruolo della contrattazione d’anticipo in caso di nuovi insediamenti pubblici e privati significativi finalizzata all’approfondimento di ogni informazione utile circa il progetto di investimento. Tale strumento dovrà essere finalizzato alla possibile stipula di Protocolli di avvio attività contenenti impegni anche relativi all’impatto occupazionale (CCNL applicati, tipologie di lavoro, eventuali ricorsi ad appalti e loro condizioni, clausole sociali). Chiediamo infine che sia negli appalti pubblici che in quelli privati si tengano a riferimento imprescindibile le tabelle ministeriali e provinciali di settore ed i contratti provinciali in essere, evidenziando come anche i bandi pubblici riferiti al terzo settore includono servizi che coinvolgono i cittadini, i disabili, gli anziani non autosufficienti, minori a rischio e adulti fragili e le famiglie e che gli stessi non possono prevedere deroghe a carico dell’utenza e dei lavoratori. Gli stessi criteri di aggiudicazione dei bandi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa vanno presidiati rafforzando sempre di più la parte qualitativa dei progetti con l’utilizzo delle formule indipendenti indicate dalle linee guida Anac. • conferma e rilancio del Tavolo di confronto con la CSST di Piacenza in materia di RSA e CRA che deve diventare permanente e finalizzato alla verifica, controllo e all’adozione delle linee guida previste su questo tema dalla Regione Emilia Romagna alla luce della drammatica diffusione del contagio in queste strutture tra la popolazione anziana ed il personale presente. E’ evidente, pur dovendo approfondire i dati reali relativi ai contagi ed ai decessi, come proprio quelle realtà si siano dimostrate maggiormente vulnerabili a fronte dell’esplosione del contagio, occorre quindi intervenire urgentemente riprogettando un sistema complessivo socio-sanitario che sappia privilegiare e creare le condizioni per una domiciliarità sempre più diffusa puntando al tempo stesso alla creazione di nuove strutture no-covid che sappiano contenere l’epidemia. Bisogna ripensare all’intero sistema RSA e CRA, puntando a nuove strutture, moderne e in grado di gestire bisogni degli ospiti sempre più di tipo sanitario, spesso specialistico, rivedendo anche, qualificandolo, il sistema ed i criteri per gli accreditamenti, avviare un lavoro di analisi dei dati finalizzato al miglioramento della qualità dei servizi erogati, anche in relazione alle risorse economiche ed umane impiegate e a rette e tariffe applicate. Su queste ultime è necessario avviare un percorso che determini, nel medio periodo, un’omogeneizzazione delle stesse a livello provinciale. Per quanto riguarda in particolare CRA, RSA e/o strutture per gli anziani in generale, ed in piena ripresa della pandemia, si evidenzia una serie di criticità sulle quali occorre intervenire: ? rafforzamento preparazione sanitaria degli operatori con organici non sempre congrui ? necessità di organizzare spazi di isolamento dei pazienti Covid ? lavorare da subito e intensamente per garantire la relazione tra ospiti, parenti e famiglie anche in presenza del blocco delle visite ? capire come muoversi in luoghi e strutture obsoleti nei quali non si riesce a garantire pienamente la separazione, favorendo, così, il diffondersi dei contagi, ? incrementare la capacità di vigilanza e di controllo dei distretti socio-sanitari e degli Enti locali, ? garantire la massima tutela della dignità della vita degli ospiti anche in situazioni difficili ed anomale. Analogamente occorre avviare un approfondimento generale riguardante l’andamento epidemiologico sviluppatosi nel territorio in questi mesi, avendo come obiettivo l’analisi dei dati reali e delle risposte che il territorio ha saputo mettere in atto anche al fine di evidenziare criticità e positività emerse e costruire così le condizioni per una risposta sempre più efficace del nostro sistema sanitario. Ciò dovrà avere riflessi sulle scelte da attuare a fronte del riacutizzarsi della crisi sanitaria Covid, con le criticità legate alla necessità di rintracciare i contatti, gestire le nuove prese in carico, programmare un ruolo attivo dei MMG/PLS e lo sviluppo ulteriore del ruolo della Medicina del Lavoro in funzione di prevenzione, protocolli e controlli. A tal proposito ribadiamo la necessità di investire sempre di più energie e risorse in un sistema virtuoso di sanità articolato in Case della Salute e strutture diffuse e alternative al ricovero ospedaliero nel territorio e che sia in grado, di garantire standard adeguati di risposte anche in ogni possibile situazione emergenziale. Il protocollo del 14.3.17 siglato con Ausl di Piacenza per l’implementazione delle Case della Salute deve vedere la sua piena attuazione, anche prevedendo nuove forme di interventi legate alle nuove cronicità post-Covid, affrontando definitivamente le criticità emerse con i MMG/PLS che devono urgentemente essere superate. Si rende necessario quindi potenziare i presidi sanitari e socio sanitari locali (Case della salute, Ospedali di Comunità, medicina di gruppo …), dare seguito all’integrazione socio-sanitaria tra ospedale e territorio con particolare riguardo alla popolazione fragile, consolidare l'integrazione dei servizi sociosanitari, sociali e socio-assistenziali, attraverso un'attenta verifica e implementazione della programmazione dei Piani di Zona. Occorre un cambio di paradigma, puntando sulla stabilizzazione di quelle forme di intervento domiciliare che durante il percorso Covid hanno consentito di prendere in carico le persone e anticipare diagnosi e cure, spesso evitando il ricorso al Pronto Soccorso e all’ospedalizzazione, con il forte coinvolgimento dei MMG/PLS che devono rappresentare il primo punto di contatto sia rispetto ai percorsi di cura che per le esigenze legate al rapporto con il posto di lavoro e al riconoscimento dei diritti connessi alle condizione di salute. Vanno quindi portati a pieno compimento gli indirizzi oggetto dell’incontro tra le OO.SS. e la Direzione Generale Ausl di Piacenza e contenuti nel Verbale di incontro del 12.09.2020. Tali progetti devono essere compiuti per un sistema territoriale che preveda anche una rete ospedaliera adeguata, che rispetti e garantisca le necessarie competenza cliniche dei professionisti e forte di un nuova struttura nel capoluogo che dovrà essere progettata come flessibile e rimodulabile mettendo a frutto l’esperienza acquisita durante la crisi Covid, un iter progettuale e realizzativo che consenta alla nostra comunità di avere a disposizione un ospedale moderno, attrezzato con le migliori tecnologie medicali, in grado di completare un sistema sanitario che ha evidenziato anche limiti che occorre superare e che tuteli al meglio quello che sono il suo patrimonio principale: le competenze del personale che ci lavora • una città più accogliente per i piacentini ma anche per le migliaia di cittadini stranieri che vi hanno trovato casa e lavoro e, per coloro che, fuggendo da guerre, povertà e persecuzioni etniche vi hanno trovato un temporaneo rifugio. Una accoglienza attenta, attiva che li metta in condizione di integrarsi nel nostro tessuto sociale, nel reciproco rispetto, delle differenti culture, appartenenze etniche e religiose. Chiediamo quindi una progettazione più partecipata delle politiche di accoglienza e integrazione, rilanciando il ruolo della Consulta provinciale dell’immigrazione.

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