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Lunedì, 4 Marzo 2024
Le rivendicazioni

Seta, Usb: «Se gli autisti scappano l’azienda si chieda perché»

Il sindacato: «Tagli ai servizi, disastri annunciati nei territori di Piacenza, Modena e Reggio»

«Il taglio delle corse operato da Seta e Agenzia della Mobilità a Modena, come anche nei bacini di Reggio Emilia e Piacenza, equivale ad avere tutti i giorni uno sciopero; ma questo bisognerebbe dirlo al Ministro Salvini che precetta gli scioperi nel trasporto pubblico con la pretesa di garantire il diritto alla mobilità, mentre il servizio è talmente scadente su gran parte del territorio Italiano, che ormai i cittadini utilizzano i mezzi pubblici solo se costretti». Così il sindacato Usb di Modena interviene sulle condizioni attuali del Tpl.

«Sul territorio emiliano incidono tanti altri fattori, per i quali Usb ha sempre lanciato un campanello di allarme, ma nel silenzio totale e nell’indifferenza delle istituzioni locali e di certe organizzazioni sindacali che dovevano essere chiamate a difendere i diritti dei lavoratori come anche tutelare quelli dei cittadini, cosa che non è stata fatta. Quindi la ricetta sarebbe quella di trovare autisti tra gli stranieri che arrivano in Italia, allo scopo di mantenere invariato il costo del lavoro e le condizioni lavorative, invece di trovare soluzioni da rendere nuovamente la mansione di conducente di autobus appetibile; a tale proposito Usb ha presentato una bozza per il rinnovo del contratto collettivo, che se attuata riporterebbe un pochino di dignità alla categoria, invogliando anche i giovani a prendere una patente professionale e a svolgere il mestiere».

«In Seta dalla sua nascita avvenuta nel 2012, non sono bastate le numerose vertenze sindacali e assemblee cittadine organizzate da Usb. per illustrare la strada da prendere, si è fatto sempre il contrario di quanto proposto, arrivando alla situazione attuale; perché se da un lato anche in altre aziende del Nord vi è una difficoltà a trovare autisti, in Seta il fenomeno delle dimissioni volontarie trova le responsabilità nelle scelte aziendali, dove la direzione mette fuori dai tavoli i sindacati non collaborativi, che si rifiutano di firmare esclusivamente quello che propone l’azienda, accordi che hanno aumentato il carico del lavoro e l’impegno lavorativo, senza prevedere le giuste ore di riposo e un adeguato salario accessorio». «In tutto questo ci sono anche le responsabilità dell’Agenzia della Mobilità (Agenzie che dovevano essere ridotte secondo il patto sul Tpl in Emilia Romagna, che adesso rappresentano un costo inutile) che calcola i tempi di percorrenza della linee urbane ed extraurbane senza salire sui bus, non tenendo conto dell’effettiva velocità commerciale». «In base poi ai tempi di percorrenza dettati dall’Amo, Seta costruisce i turni di lavoro usando programmi e algoritmi che prevedono il massimo risparmio e sfruttamento del personale, ma senza considerare che a guidare un autobus ci sono delle persone e non degli automi». «Un turno di lavoro in Seta per gli autisti arriva ad un impegno fino a 14 ore, si svolge anche su 4/5 riprese, succede che si smonta in ritardo in deposito da una prestazione extraurbana, poi senza neanche riuscire ad andare in bagno bisogna fare le corse con mezzi propri, o utilizzando i bus di linea (se non salta la corsa) per andare a dare il cambio sull’urbano in altri punti della città, quindi non riuscendo mai a fermarsi per l’intero turno e aumentando le condizioni di “stress da lavoro correlato”. Se in Seta non si trovano autisti e quelli che ci sono, se riescono scappano via, qualcuno dovrebbe farsi delle domande e darsi anche le risposte».

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