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Martedì, 9 Agosto 2022
Politica

Ex Consorzio Agrario, ApP: «Inutile costruire altri spazi residenziali e commerciali»

Cugini e Rabuffi: «Serve un nuovo progetto che coinvolga tutto il Consiglio comunale, da far valutare ai cittadini»

Tornano alla carica Stefano Cugini e Luigi Rabuffi, consiglieri comunali di “Alternativa per Piacenza”. Stavolta presentano una mozione sull’ex Consorzio Agrario di Terre Padane circa 130.000 metri quadrati. «Si tratta di un accordo di programma del 2016 – ricordano i due rappresentanti della sinistra - e che ha subito diverse fasi di sospensione dovute a incertezze del proprietario dell’area (per evidenti ragioni di mercato) e alle richieste di modifica da parte delle amministrazioni comunali che si sono susseguite. A oggi prevede 19.500 mq di commerciale (di cui 14.500 costituito da un ipermercato), 9.000 mq di residenziale più una quota di servizi e un hotel, peraltro da realizzare sull’area dell’ex mercato ortofrutticolo, demolito nonostante gli edifici ancora recuperabili, per far posto a un parcheggio pubblico, ma molto utile ai privati (hotel e ipermercato)».

I due consiglieri citano le ultime dichiarazioni del sindaco Katia Tarasconi: «è un progetto che non c’è più, si ricomincia da zero». «Poi c’è stata la parziale smentita di Marco Crotti, presidente del consorzio agrario Terrepadane, che pur non concordando con la versione del progetto che “non c’è più” e sul fatto di dover “ripartire da zero”, conferma disponibilità e nessuna preclusione a riprendere il confronto, valutando idee diverse per una riqualificazione “gradita alla città”».

«Con l’approvazione del Consiglio comunale di marzo 2021 dell’ultima versione del progetto, Terrepadane ha tempo fino al 31 dicembre 2023 per sottoscrivere la convenzione urbanistica per la riqualificazione dell’intera area lungo via Colombo e fino al 31 agosto 2023 per individuare il soggetto attuatore del maxi-piano urbanistico. È necessario prestare particolare attenzione per rendere evidente il pubblico interesse, valutando il ridimensionamento della previsione di attività commerciali, che devono rispettare i fabbisogni reali e dimostrabili per non togliere ossigeno alle attività commerciali, anche di vicinato, presenti nel quartiere e non impattare negativamente su mobilità e inquinamento, già a livelli d’emergenza cronica. Va allo stesso tempo tenuto presente il tema della sostenibilità finanziaria per i soci di Terrepadane di un’opera così imponente». «Ce ne fosse ulteriore bisogno, quanto il progetto in essere sia importante per la collettività tutta, destinato com’è a cambiare il volto a una porzione significativa di città significativa, non solo dal punto di vista urbanistico, ma sociale, commerciale e ambientale».

I due consiglieri vengono al dunque. Nella mozione chiedono di «definire un tavolo di lavoro dedicato alla nuova versione del progetto tra tutti i rappresentanti delle liste che compongono il Consiglio comunale. Istituire un percorso partecipato affinché i cittadini siano al corrente e possano esprimersi sugli sviluppi del progetto. Ridefinire nel nuovo Pug i requisiti previsti dagli interventi di rigenerazione per il recupero di porzioni degradate di città (come l’ex consorzio agrario) con interventi di riqualificazione urbana ed energetica degli edifici, il cui interesse pubblico non deve rappresentare la parte residuale rispetto al legittimo interesse privato». «Compatibilmente con la sostenibilità finanziaria, a ridimensionare la quota di attività commerciali prevista dall’ultima versione del progetto, considerando prioritario rispetto all’interesse del proponente l’effettivo fabbisogno del territorio, a seguito di uno studio approfondito del sistema della distribuzione. Ridimensionare le superfici di residenziale prevista dall’ultima versione del progetto, in relazione all’analisi del fabbisogno evidenziato dal quadro conoscitivo del Pug e agli obiettivi di recupero degli alloggi esistenti nel centro storico, considerando che il numero dei locali di questa tipologia non utilizzati a Piacenza è talmente alto da dimostrare l’inutilità di immettere sul mercato nuova offerta».

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