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L'intervista

«Con il centrodestra avremmo posato a breve la prima pietra dell’ospedale»

Ad un anno dal voto parla Patrizia Barbieri: «Sulla questione ospedale siamo alla paralisi. Alcuni assessori lavorano, altri no. Novanta milioni di euro di progetti frutto del nostro impegno, ma noi poco “social”». L’intervista

«Verrò ricordata come il sindaco del Covid, ma nonostante l’emergenza e le difficoltà degli uffici causate dall’inchiesta sui furbetti del cartellino, abbiamo portato a casa 90 milioni di euro di progetti per questa città». Un anno fa, di questi tempi, si apprestava al passaggio di consegne, deciso dai cittadini al ballottaggio. Patrizia Barbieri, ex sindaco di Piacenza, dal 2017 al 2022, oggi ricopre il ruolo di capogruppo della civica che porta il suo nome, la forza di minoranza più numerosa a Palazzo Mercanti. All’ex primo cittadino abbiamo chiesto le ragioni della sconfitta di un anno fa e di “misurare” la temperatura dell’attuale Amministrazione Tarasconi.

  • Consigliera Barbieri, perché un anno fa avete perso le elezioni?

C’era una situazione che ci fece capire presto che sarebbe stato difficile rivincere. Una parte del centrodestra era coinvolta con il centrosinistra. Si era già visto nei mesi precedenti alla campagna, il tipo di orientamento non ci avrebbe agevolato.  

  • Tutta colpa dei Liberali e della loro corsa solitaria?

Tutta colpa no. Però si è tergiversato a lungo, il dialogo è durato molto, ma c’era resistenza a parlare con me. In campagna elettorale mentre lo dicevo sorridevano tutti, ma è andata proprio così: al ballottaggio quella componente non ha di certo aiutato il centrodestra. Traiamo la conclusione: molto probabilmente c’è stato “un accordo” che ha inciso.

  • Come verrà ricordato ai posteri il suo mandato da sindaco?

Verrò ricordata come il sindaco del Covid. Dal febbraio 2020, fino all’inizio del 2022, siamo stati impegnati a lottare contro questa emergenza, eppure alcune progettualità le abbiamo messe sul tavolo. Novanta milioni di euro di interventi che ora la Giunta Tarasconi sta portando avanti, più i 250 milioni ottenuti dalla Regione per il nuovo ospedale, il protocollo per il recupero dell’ex ospedale militare, la facoltà di medicina in lingua inglese. Il nostro mandato è partito con l’inchiesta dei furbetti del cartellino e ha vissuto due anni di emergenza Covid. Cinque anni per un amministratore sono pochi e io non li ho avuti. Il grande limite è stato quello di non essere dei bravi comunicatori. Si è lavorato tanto e quando era il momento di raccogliere i frutti…L’elettorato ha deciso diversamente, legittimamente. Però non ho nessuna sconfitta da metabolizzare. Perdere era tra le ipotesi, nessuno pensava che la riconferma fosse “un viaggio in carrozza”.

  • Oltre alla comunicazione, c’è qualche errore che non rifarebbe?

Errori ce ne sono sempre. Molto probabilmente pretendo molto da me stessa e dagli altri, non ho un carattere facilissimo. Sono disponibile a dialogare e a confrontarmi, ma sono esigente, forse troppo, con i miei collaboratori. Durante il mandato non si poteva nemmeno gioire per un risultato conseguito che c’era già un’altra sfida ad attenderci. A volte ho esercitato una pressione importante sui collaboratori, qualcuno si è sentito oppresso.

  • Ad un anno dalle elezioni, come giudica l’attività della Giunta Tarasconi?

Chiedere ad un ex sindaco un giudizio tranchant risulta poco carino. Sto cercando di valutare le cose da cittadino. Oggettivamente se guardo all’attività della Giunta di quest’anno, posso dire che abbiamo assessori che stanno lavorando e altri che non fanno niente. Andrebbero riequilibrati i carichi di lavoro. In Consiglio comunale “arriva poco”. Purtroppo è approdato in aula l’aumento dell’Irpef, a fronte di un avanzo di bilancio aumentato dai nostri 8 milioni (lasciati come tesoretto per crisi energetica e inflazione) ai 18 attuali. L’aumento delle tasse non ha alcun senso.

  • Un anno è comunque poco tempo per cambiare volto alla città.

Capisco, non esiste la bacchetta magica per nessuno. Però dalle dichiarazioni della campagna elettorale sembrava che le cose si facessero subito, domani mattina. Come il parcheggio di piazza Cittadella. Le dinamiche, invece, sono complesse. Ora il sindaco dice che quel parcheggio “o si fa, o non si fa”. Ma non è la stessa cosa che ha detto un anno fa. Si sa dal 2012 che la situazione fosse intricata.

  • Sul nuovo ospedale nell’area 5 non siete d’accordo.

Temo che diventerà un grosso problema l’area 5. Siamo ancora in attesa di uno studio di fattibilità che aspettiamo da mesi. Cinquecento persone di un comitato contestano la decisione della Giunta e sono pronte al ricorso, mentre sull’area 6 pendeva il ricorso di una sola società. La verità è che, con il centrodestra alla guida della città, a quest’ora avremmo avuto il progetto ultimato e in poco tempo saremmo partiti con la posa della prima pietra. Invece ora si profilano tempi lunghissimi. Siamo alla paralisi totale, la Regione non potrà tenere i soldi bloccati a lungo per l’opera. Se si va avanti così, molto  probabilmente l’ospedale non si farà mai.

  • Rimarca un diverso stile tra la sua Giunta e questa? A sentire la maggioranza, l’attuale sarebbe maggiormente tra la gente…

Ero abituata a lavorare molto in ufficio. Volevo partecipare a più riunioni possibili, conoscere i problemi, affiancare gli assessori. E andavo in tutte le sedi istituzionali per risolvere situazioni o seguire l’evoluzione dei progetti. In contemporanea ero anche presidente della Provincia, altro ruolo impegnativo. Sicuramente sono stata poco presente a cene ed eventi ludici, ma solo per mancanza oggettiva di tempo, non per fare uno sgarbo a qualcuno: c’erano priorità da seguire. Sono stata molto poco social, è un limite, proprio non ci riesco. E durante l’emergenza pandemica non si poteva andare in giro, mantenere le relazioni, c’è stato un blackout nei rapporti, vissuti attraverso gli schermi. Ma è una cosa che hanno patito in tanti. Ero alle riunioni per portare a casa i risultati e né io, né i miei collaboratori abbiamo utilizzato al meglio i mezzi a disposizione per far comprendere il nostro lavoro.

  • Avete messo nel mirino la presidente del Consiglio comunale, Paola Gazzolo?

Spero che migliori la gestione del Consiglio comunale, perché ora si fa molta fatica. Serve più coordinamento tra Gazzolo e i presidenti delle commissioni. Nell’ultima settimana una seduta di Consiglio e 5 commissioni, spesso convocate con il preavviso minimo. Servirebbe un modo diverso di condurre questo ruolo, ma non ci lamentiamo solo noi della minoranza.

  • Solitamente a Piacenza i candidati sindaco sconfitti al ballottaggio lasciano la politica attiva. Non è il suo caso. Da capogruppo sta facendo una opposizione serrata.

Cerco di farlo, non perché spero di ricoprire qualche ruolo in futuro, ma come “servizio”. Come ho fatto il sindaco per servizio, ora faccio il consigliere. Anche perché ho preso i voti per rappresentare i cittadini, ho ricevuto un mandato. L’opposizione è far crescere la città, non è sterile, non è per battibeccare. Ci sono temi che segnano la diversa sensibilità che ci può essere tra il centrodestra e la sinistra. Faccio un esempio di questi giorni: i cancelli aperti di Giardini Margherita e Arena Daturi per Grest e ore scolastiche. Anche a me piacerebbe una “città aperta” come quella dei nostri nonni, ma se non si riesce a garantire la sicurezza e la vivibilità, bisogna prendere atto della situazione. Il centrodestra non vuole una città militarizzata, ma sicura sì.

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