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Martedì, 17 Maggio 2022
Politica

«Recupero dell’ex Camuzzi non conforme a Psc e Rue»

Il comitato “Fondo Ambiente e Territorio” contesta il progetto di recupero dell’area di viale Risorgimento: «Sito contaminato, necessari più indagini»

Il comitato “Fondo Ambiente e Territorio” di Piacenza – presieduto da Domenico Ferrari Cesena e composto da numerosi attivisti - ha presentato un’osservazione al piano di recupero relativo all’area ex Camuzzi di viale Risorgimento. Secondo il comitato il piano di recupero dell’area è «inapplicabile». «La disciplina della zona A del RUE (tav. P3.00 e art. 64.3) – è la considerazione del comitato - assoggetta l’area ex Camuzzi a intervento edilizio di “ristrutturazione edilizia senza modifica del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici”; non consente la demolizione e ricostruzione. Pertanto il Piano di Recupero ex Camuzzi non è conforme allo strumento urbanistico generale vigente (PSC e RUE 2016) perché non è applicabile l’art. 64.7 del RUE, richiamato dalla DGC 303/2021, il quale dispone: “In tutti gli edifici di cui al presente articolo l’intervento di demolizione e ricostruzione è ammesso previa redazione di un P.U.A. salvo per gli interventi previsti dal punto f) dell’Allegato al-la L.R.15/2013”. L’art. 64.7 consente di sottoporre a Piano di recupero solo gli edifici per i quali lo strumento urbanistico generale ammette la demolizione e ricostruzione».

«La funzione del Piano di recupero prevista dall’art. 64.7 non è quella di consentire deroghe generalizzate agli interventi di tipo conservativo, come il restauro e la ristrutturazione, prescritti nel centro storico dalla zonizzazione e dalle norme del Rue, ma di governare in modo coordinato e coerente gli interventi di demolizione e ricostruzione, in quanto possono modificare in modo sostanziale gli assetti urbanistici esistenti all’interno dell’area e rispetto all’intorno (ubicazione degli edifici, volumi, altezze, distanze, usi, accessi carrai…). Per questo motivo il Piano di recupero che prevede la demolizione e ricostruzione degli edifici dell’area ex Camuzzi non può essere approvato, come conferma il parere regionale 60377/2021. Ciò premesso, si espone quanto segue in merito ai contenuti del Piano di recupero».

CONVENZIONE, IMPEGNI E OBBLIGHI

«Nello schema di convenzione allegato al Piano di recupero gli obblighi e le condizioni previsti dalla DGC 303/2021 necessari per garantire l’esecuzione degli interventi nei termini stabiliti – sostiene il comitato - sono riportati in modo parzialmente diverso. Si ritiene necessario che lo schema di convenzione venga adeguato alla delibera».

TRASFORMAZIONE DEGLI USI

«Il Piano di recupero dell’area dismessa Camuzzi - prosegue il comitato - da sempre adibita ad usi non abitativi, prevede la sua trasformazione in un nuovo quartiere residenziale, come è avvenuto in tutti gli interventi di recupero o ristrutturazione urbanistica eseguiti a Piacenza, da vent’anni a questa parte, su ex aree produttive o simili. Se questo processo di conversione delle aree dismesse in quartieri residenziali non cambia, i residenti continueranno a traslocare dagli alloggi obsolescenti a quelli di nuova costruzione, crescerà il numero di abitazioni vuote e conseguentemente si aggraveranno le condizioni di degrado delle zone urbane in calo abitativo. Infatti la popolazione residente a Piacenza è stabile intorno ai 100mila abitanti e sarà in costante diminuzione nei prossimi 30 anni, secondo le proiezioni Istat a scala nazionale e regionale. Questo dato, insieme a quello delle migliaia di abitazioni in esubero rispetto al numero di famiglie, evidenzia che: la crescita illimitata dell’edilizia residenziale non risponde a fabbisogni reali; riqualifica alcune zone urbane a danno di altre; è necessario e urgente orientare gli interventi verso il recupero delle abitazioni esistenti inutilizzate per ottenere effetti di riqualificazione estesi all’intera città». «Nel caso specifico, la trasformazione in quartiere residenziale dell’area ex Camuzzi contribuisce a snaturare i caratteri e gli usi che qualificavano Viale Risorgimento: prestigioso ingresso alla città, fiancheggiato da edifici e spazi pubblici e di uso pubblico di valore monumentale e storico-testimoniale. A partire dagli anni ’70, nel tratto compreso fra piazzale Milano e via Campo della Fiera, ha progressivamente assunto il carattere prevalente di strada residenziale, che non gli è mai stato proprio, con l’inserimento di massicce nuove volumetrie e tipologie edilizie del tutto estranee al contesto e un inevitabile aumento del traffico automobilistico, come se il viale storico fosse una normale strada della città nuova».

STUDI E INDAGINI ARCHEOLOGICHE

«L’importanza della zona dal punto di vista archeologico è nota. Studi e ricerche fanno supporre che nell’area compresa fra viale Risorgimento e via X Giugno e nella zona circostante esistano tracce del porto di epoca romana e medievale e, forse, dell’anfiteatro romano. Il parere della Soprintendenza segnala l’altissimo rischio archeologico della zona, ma rimanda la definitiva valutazione degli interventi ammissibili a successivi controlli e ad eventuali scavi archeologici nel corso dei lavori edili. Limitare le indagini archeologiche alle operazioni strettamente necessarie a garantire la fattibilità dell’intervento edilizio porterà a seppellire per sempre reperti unici a Piacenza, come è già avvenuto pochi anni fa con la costruzione della Residenza Duchessa Margherita. Sarebbe grave rinunciare definitivamente ad effettuare studi e ricerche in grado di arricchire il patrimonio archeologico della città e di ricostruire la mappa delle funzioni esistenti anticamente fra Piacenza e il Po. Un fine di tale valore culturale e interesse turistico dovrebbe essere considerato prioritario dal Comune, dal Ministero dei Beni Culturali e dagli Enti che finanziano e promuovono la salvaguardia dei beni storici ed artistici locali. Solo un loro intervento economico ed operativo consentirebbe di effettuare indagini preventive approfondite e complete nel sottosuolo dell’area ex Camuzzi prima che venga sottoposta ad un intervento di recupero edilizio».

INDAGINI E BONIFICA DEGLI INQUINANTI PRESENTI NEL SOTTOSUOLO

«Le analisi effettuate sul sottosuolo e sulle acque sotterranee dell’area ex Camuzzi, contenute nella documentazione allegata al Piano di recupero, hanno accertato che il sito è contaminato. Di seguito si riportano in corsivo le conclusioni del Rapporto preliminare del Piano di recupero. Con Determina Dirigenziale n. DET-AMB-2021-1933 del 21/04/2021 è stato approvato il documento "Aggiornamento analisi di rischio e progetto di bonifica", presentato dalla Società Viale Risorgimento s.r.l., in relazione alla potenziale contaminazione rinvenuta nell'area denominata ex "officine del gas" in Via X Giugno del Comune di Piacenza. Nel documento è stato verificato il superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR), nel suolo profondo, per i parametri: Idrocarburi pesanti, Benzene, Toluene, Xilene, Benzo(a)antracene, Ben-zo (a) pirene, Benzo (g,h,i) perilene, Benzo (b+j) fluorantene, Dibenzo (a,h) antracene e Idrocarburi aromatici C11-C22. In ragione di detti superamenti il sito è pertanto da considerarsi contaminato. L’attività di bonifica consisterà, in sintesi, in interventi di rimozione e “capping” dei terreni contaminati che hanno mostrato i superamenti delle suddette CSR. Garantire la salute dei cittadini che abiteranno o lavoreranno nell’area ex Camuzzi nei prossimi decenni deve essere l’obiettivo prioritario di qualunque intervento sull’area.

Questo obiettivo non pare essere stato adeguatamente considerato dalle relazioni tecniche contenute nel Piano di recupero, le quali non forniscono dati analitici, valutazioni e prescrizioni relative ai livelli di concentrazione degli inquinanti esistenti nell’area e a quelli che dovranno essere garantiti dalla bonifica, in relazione alla destinazione residenziale del sito, in conformità a quanto stabilito dal D Lgs 152/2006 (parte IV, titolo V, allegato 5, tabella 1).

Di seguito si evidenziano i problemi e le carenze documentali riscontrati, nel Piano di recupero, in merito alle contaminazioni e alla bonifica.

- Manca un atto formale dell’Arpa di approvazione (o non approvazione) dell’analisi di rischio e del piano di bonifica. Atto che deve essere emesso preventivamente, non nel corso dell’intervento, e che deve essere convalidato a conclusione dei lavori.

- Nei carotaggi effettuati si parla di inquinanti, in parte elencati, ma non si fa riferimento ad analisi chimiche/gascromatografiche eseguite, volte a determinare in dettaglio il numero, la natura e, soprattutto, la concentrazione degli stessi nel terreno.

- La profondità dei carotaggi previsti non può essere definita a priori, ma deve essere stabilita in funzione dei suddetti inquinanti e della loro concentrazione nel terreno, perché, vista l’anzianità di servizio del sito produttivo, il percolamento nel terreno può aver fatto scendere gli inquinanti a profondità molto rilevanti. Solo dopo questa indagine si potrà stabilire se basta una semplice asportazione di terreno o se si deve procedere con altre modalità operative.

- Anche la limitata profondità dei pozzi piezometrici appare insufficiente per determinare in modo attendibile lo stato d’inquinamento delle acque sotterranee.

- Non si parla di controlli da effettuare sulla propagazione degli inquinanti anche al di fuori dei confini dell’antico sito produttivo, che debbono essere rilevati per stabilire se anche in dette aree si debba o meno procedere a interventi di bonifica.

- Nel progetto di bonifica mancano indicazioni sulla concentrazione residua di inquinanti previsti alla fine delle operazioni, che deve essere in accordo con la destinazione d’uso dell’area in questione.

- La delimitazione “geometrica” delle quattro aree interessate ai lavori di bonifica (A, B, C, D) desta perplessità, tenuto conto che il movimento nel terreno degli inquinanti non è facilmente circoscrivi-bile e ipotizzabile con precisione. I confini si possono stabilire solo a seguito delle operazioni di carotaggio e delle analisi chimiche.

- Sono necessari anche controlli sulle vecchie reti fognarie nelle quali, in passato, venivano convoglia-ti scarichi di ogni natura, anche inquinanti, senza sottoporli ad alcun tipo di trattamento preventivo. In particolare si deve verificare se esiste inquinamento in corrispondenza dei punti di giuntura delle tubazioni.

CONCLUSIONI

«Per i motivi sopra esposti – conclude il comitato nella sua osservazione - si ritiene che il Piano di recupero adottato non possa essere approvato e si propone di avviare una campagna di indagini chimico-fisiche e archeologiche sull’area ex Camuzzi, che preveda un impegno economico ed operativo pubblico e un recupero degli edifici e dell’area per usi di interesse generale diversi dalla residenza, mediante un accordo con i privati».

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