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Da Firenze a Piacenza, «Una foto al giorno per raccontare in futuro la pandemia a nostro figlio»

Alla libreria Fahrenheit 451 il diario di bordo “La nostra vita ai tempi del Coronavirus” realizzato dal fotografo piacentino Matteo Baldini con la moglie Dovile Ebruzaite

Il lockdown a Firenze e l’atteso incontro con famigliari e amici di Piacenza, per continuare a raccontare attraverso le immagini “La nostra vita ai tempi del Coronavirus”. Un diario di bordo realizzato dal fotografo Matteo Baldini con la moglie Dovile Ebruzaite (nella foto) nel pomeriggio di sabato 15 maggio ospiti della libreria Fahrenheit 451 di via Legnano. In vetrina un laptop su cui scorrono immagini e didascalie del diario digitale, accompagnate dalle stampe di alcuni degli scatti realizzati tra marzo e giugno 2020: dalla quotidianità reclusa nell’appartamento di Firenze - dove Matteo, originario di Fiorenzuola d’Arda, vive ormai da 17 anni - ai volti catturati al primo “omerico” ritorno nella nostra provincia, come quello dell’amica Paola, medico dell’ospedale di Piacenza. Un progetto familiare, iniziato con l’intento di raccogliere un album da mostrare in futuro al figlio Umberto – a testimonianza di quanto vissuto durante il periodo iniziale dell’emergenza – e proseguito per tenersi in contatto con chi, ogni giorno, chiedeva aggiornamenti su quanto stava accadendo nel nostro Paese.

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«Noi stiamo Firenze e all’inizio non si avvertiva tutto questo dramma, non si percepiva la pesantezza della situazione, che invece emergeva dai racconti di chi era qui; una tragedia che poi avrebbe travolto tutti» racconta il fotografo. «Abbiamo pensato di creare qualcosa che restasse per nostro figlio, durante il primo lockdown aveva appena compiuto due anni, anche solo per testimoniare quello che è successo alla nostra famiglia: un post al giorno sul nostro sito internet, per spiegare un po' quel che succedeva, logicamente stando però alle regole, quindi senza uscire o mostrare la città deserta, ma spingendoci fin dove potevamo arrivare». Scatti tra le mura di casa, dalla finestra, poi i volti dei vicini e degli incontri lungo la strada, nel corso delle prime uscite. A giugno finalmente la possibilità di rivedere i propri cari: «Aspettavamo come una manna che aprissero le regioni, è stato un momento bello ed emozionante; avevamo già in testa una lista di foto che volevamo fare qui nel piacentino, come il ritratto della nostra amica medico, che ha vissuto così da vicino l’emergenza, e un vialetto di campagna, dove giocavo da bambino».

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