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Derubavano anziani in casa, due donne nomadi condannate e un’altra patteggia

Tre donne, con precedenti, sono state processate davanti al Gup Giuseppe Bersani. Sono residenti nei campi nomadi di Saliceto di Cadeo e Caorso

Derubavano anziani indifesi e soli nelle loro case. Facevano sparire gioielli e contanti dopo essersi fatte aprire la porta con una scusa. Tre donne, tutte nomadi, sono state processate due giorni fa davanti al Gup Giuseppe Bersani. Erano accusate di furto, con l’aggravante di averlo commesso in abitazione, ai danni di numerosi anziani. Monica Bianchi ha patteggiato la pena di un anno e 8 mesi, mentre hanno scelto il rito abbreviato Sadoma Libiati (3 anni) e Silvia Lichtemberger (4 anni). Le ultime due restano in carcere. Tutte e tre sono residenti nei campi nomadi di Saliceto di Cadeo e Caorso e hanno numerosi precedenti penali per furto e rapina.

Le donne vennero arrestate dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza e da quelli della stazione di Villanova, al termine dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Antonio Colonna. Si tratta di tre nomadi Monia Bianchi, Sadoma Libiati e Silvia

Due gli episodi che gli inquirenti che hanno contestato loro ma l'Arma sospetta che abbiano messo a segno molti altri colpi nella zona. Il 25 settembre Libiati e Lichtemberger hanno rapinato due coniugi ultraottantenni con grossi problemi di salute nella loro abitazione a Soarza di Villanova. Si sono fatte aprire la porta di casa, e quando il marito ha capito le reali intenzioni delle donne queste lo hanno immobilizzato senza troppa fatica impedendogli di chiedere aiuto, gli hanno strappato una collana d'oro e la fede nuziale e sono scappate. Quattro giorni dopo Libiati, Bianchi e un'altra sinti non ancora identificata hanno invece rubato gioielli per circa 600 euro a un 86enne che abita in un appartamento a Roveleto di Cadeo. Una delle tre, addirittura, ha compiuto furti durante le ore di permesso concesse con gli arresti domiciliari a cui si trovava sempre per furto. 

I carabinieri le hanno identificate grazie anche ai riconoscimenti fotografici e all'auto che utilizzavano. Nel caso dell’86enne, i figli avevano installato una telecamera di  sorveglianza interna che ha ripreso una delle sinti in azione in camera da letto.

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