Festival Internazionale dei giovani, 20mila chilometri in due mesi nei luoghi dell’Europa dell’est

Tante bandiere sventolano non tanto per unire ma per dividere e questo, molto spesso, per ragioni incomprensibili anche da chi vi abita

Premiazione festival Rosa Vetrov a Mosca

Ritorno dal mio viaggio nell’Europa dell’Est rinvigorito dai numerosi attestati di riconoscenza e condivisione che sono stati tributati al nostro Festival Internazionale dei Giovani da tutti coloro che vi hanno partecipato e che ho incontrato attraversando le montagne dei Tatra, dei Carpazi, del Caucaso, dei Balcani… percorrendo un totale di 20 mila chilometri in due mesi. Il mio è stato un viaggio della speranza che mi ha portato in quei luoghi dell’Europa dell’Est dalla quale proviene il maggior numero dei nostri giovani artisti e sportivi. Ho attraversato i confini fra Ucraina e Russia, le diverse Regioni del Caucaso fra cui Cecenia, Ossetia del Nord e Georgia e, non ultimo, Kosovo e Serbia. Ho potuto notare quante bandiere sventolino in tutti quei luoghi; non tanto per unire ma per dividere e questo, molto spesso, per ragioni incomprensibili anche da chi vi abita.

Penso che la ragione della condivisione, da parte dei partecipanti al nostro Festival, sia proprio quella di aver trovato insieme la formula più adatta per poter stare insieme in un clima di amicizia e divertendosi grazie alla pedagogia e alla metodologia dello scambio da noi adottata e mediante la quale ci si arricchisce reciprocamente donando il meglio di ciò che ci appartiene.

Comprensione, rispetto reciproco, riconoscimento del valore trovano nello sport e nell’arte le espressioni ideali per poter costruire un futuro migliore per tutti e nello scambio il metodo migliore da adottare a tale fine.

Questo viaggio mi ha offerto anche l’occasione per presentare, discutere e condividere le ragioni che ci spingono a partecipare a due importanti progetti di cui il più immediato è “Parma Capitale della cultura Italiana 2020” ( al quale partecipano anche Piacenza e Reggio Emilia) e l’altro il Progetto Europeo “Europa Creativa Cultura”. Entrambi trasversali l’uno all’altro che vedono nella cultura lo strumento più nobile ed arricchente su cui puntare e confrontarsi per superare i confini, le divisioni che danno vita ad oltre 500 guerre in ogni parte del mondo.

L’Uomo Universale

È nell’ultima tappa a Sarajevo che ho trovato l’ispirazione per riassumere ciò che di essenziale il lungo viaggio mi ha dato e che ho ritrovato nell’opera “L’Uomo Universale” opera dell’italiano Francesco Perilli e che si trova in Oslobodenje Trg, a pochi metri dalla cattedrale ortodossa. Mi è parso che Sarajevo possa essere la collocazione più significativa per il senso che esprime.

L’uomo senza volto che tenta di chiudere la terra insieme alle colombe che rappresentano i continenti è un omaggio al multiculturalismo; e quale città europea è stata vittima della sua aspirazione di convivenza universale, più di Sarajevo?

In calce al monumento la scritta: “L’uomo multiculturale costruirà il mondo”; una frase sconcertante e quasi utopica in questi nostri tempi disgreganti, in cui tutto tende ai nazionalismi e al particolarismo. Un’espressione di speranza, una voce che viene dalla Gerusalemme d’Europa, un sogno che parte da una città che ha pagato a caro prezzo il suo destino. Più di una volta mi sono soffermato davanti a questo monumento insieme agli amici di Sarajevo i quali ancora oggi paiono increduli su ciò che è loro accaduto e di cui sono ancora visibili le tracce.

E chi mai, se non i giovani interculturali, potrebbero dare vita e speranza a questo sogno non impossibile da realizzare se tale compito viene loro affidato sottraendolo alle mani di coloro che hanno interesse a dividere per poterne trarre vantaggio.

Il tempo del “divide ed impera” deve cessare per cedere il posto a quello della “Unità nella diversità” che per ora è soltanto uno slogan della nostra Comunità Europea ma che è compito e responsabilità di tutti realizzare.

Ecco ciò su cui ci siamo confrontati in questi incontri attraverso Cekia, Slovacchia, Ungheria, Ucraina, Russia, Kabardino-Balkaria, Ossetia del Nord, Georgia, Turchia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Slovenia e che desideriamo realizzare insieme in quel Seminario Estivo di Berceto che, grazie alla Curia Vescovile e al Comune di Berceto, è oggi la sede del nostro incontro.

Carlo Devoti, maestro di Sport e patron del Festival Internazionale dei Giovani

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