Le miniere nelle valli piacentine, una mostra al museo di Storia Naturale

Lampade e piccole attrezzature originali, foto-testi e minerali documentano l’importante ruolo avuto dall’attività mineraria nelle valli piacentine. Al Museo civico di Storia fino all’8 settembre

La miniera ha segnato la storia di molte popolazioni e nel piacentino, Ferriere, in particolare, deve il suo nome proprio all’attività mineraria che si è sviluppata per molti secoli. Ne offre ampia opportunità di conoscenza la mostra scientifico-didattica "Minerali e miniere nel Piacentino” che ha segnato la ripresa dell’attività del Museo civico di Storia Naturale all'Urban Center di via Scalabrini, con accesso fino all’8 settembre limitato ai giorni di sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, e con possibilità di prenotazione nei rimanenti giorni. La mostra, curata dalla Società Piacentina di Scienze Naturali grazie all’impegno di Annarita Volpi, Renzo Bobbi, Matteo Magnani, Franco Cafferini e altri soci del Gruppo Mineralogico, Paleontologico Piacentino, presenta un’ampia panoramica sulle miniere della val Nure, val Bergaiasca (Val Trebbia), Val Perino, Val d' Aveto e altre piccole vallette laterali e ne documenta l’attività esponendo alcune lampade a olio, lenticolari,  a carburo o ad acetilene e altre piccole attrezzature originali, foto-testi, minerali grezzi e lavorati che richiamano alla memoria tanti ricordi e offrono opportunità di conoscenza. Due filmati di Mino Lo Russo con immagini al microscopio offrono affascinanti dettagliate visioni di minerali raccolti nelle valli piacentine e spettacolari riprese aeree con il drone, contestualizzano le tracce degli insediamenti minerari e alcuni tentativi di conservarne la memoria.

DAL PANNELLO “LE MINIERE DELLA VAL NURE”

Già conosciute nella preistoria, le rocce che, fuse, davano un metallo atto a forgiare armi da difesa ed attrezzi della quotidianità, furono note ai romani già nel II Secolo A. C. senza però essere da essi sfruttate se non per attrezzi di uso quotidiano. Le prime miniere erano ubicate sulle pendici del Monte Nero ed il maglio primitivo si trovava in località Edifizi sulla riva sinistra del Nure, sotto l’abitato di Gambaro.

Successivamente altre miniere sorsero sul monte Aserei, mentre la più importante zona mineraria piacentina si estendeva nelle località di Casaldonato, Cerreto, Centenaro, Canneto. Le miniere di epoca romana furono abbandonate ad iniziare dal V Secolo D.C.; abbandono non fu dovuto alla scarsità del minerale ma alla difficoltà di reperire manodopera dal momento che la popolazione era isolata e distribuita

in zone boschive fittissime. Dal secolo XI e XII, per esigenza di nuove materie prime, vennero riaperte le vecchie miniere e la popolazione ritornò ad estrarre i minerali. Furono emanati provvedimenti e privilegi per coloro che volevano ricercare i minerali e questo sviluppo “industriale” portò ad un incremento demografico. La valle del Grondana e dell’Alto Nure divennero cantieri in cui trovarono occupazione minatori, carbonai, mulattieri e carpentieri. Intorno agli impianti per fondere e per lavorare il metallo sorsero le prime baracche. La zona si prestava molto bene perché vicina al greto del fiume e ricca dell’acqua necessaria per azionare le macchine. Verso il 1465, attorno alla ferriera, sorse un villaggio di minatori e di fabbri che prese il nome di Reate o Ariate (da Rieti, città natale del medico e revisore dei conti Tommaso Moroni) che successivamente divenne Ferriere.

Si sviluppò la strada che da Ferriere portava all’attuale Ponte dell’Olio, allora inesistente come borgo, in cui si iniziò la lavorazione del rame. Le proprietà delle miniere, dopo l’epoca romana, passarono ai signori Visconti, agli Sforza, ai Moroni da Rieti, ai Landi, ai Nicelli e ai Farnese. In epoca viscontea, da documenti ufficiali, il ferro, lavorato o grezzo, veniva portato nel fondaco del “Magnifico Signor Nostro” ossia del Duca di Milano, fondaco osteggiato dai bresciani e bergamaschi che avevano importanti miniere nel loro territorio e che chiedevano una delibera per rendere inattivo il fondaco, senza che mai la delibera diventasse effettiva. Successivamente, al subentrare degli Sforza, dopo che le guerre contro Venezia avevano privato delle miniere di ferro del bresciano e bergamasco, si rese importante la ricerca e la coltivazione delle miniere dell’Alta Val Nure che diventarono primi fornitori del ferro della zona di Milano.

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In epoca farnesiana, le fabbriche “ferriere” rappresentarono la più importante industria dello Stato Farnesiano. I giacimenti metalliferi dell’alta Val Nure subirono gli effetti positivi e negativi della produzione siderurgica; si iniziò l’estrazione del rame presente non in filoni ma in “palloni” e del vetriolo o solfato di rame o ferro presente in tutte le località di estrazione.

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