Nelle professioni sanitarie il primo danneggiato dallo stress da lavoro è il medico

Alla Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni si è parlato, fra esperti, di “Stress lavorativo e burn out nelle professioni di cura” grazie al convegno organizzato dalla Associazione medici cattolici di Piacenza

I relatori

Alla Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni si è parlato, fra esperti, di “Stress lavorativo e burn out nelle professioni di cura” grazie al convegno organizzato dalla Associazione medici cattolici di Piacenza.

Il dottor Flavio Della Croce, medico di Medicina generale, specialista in Psicoterapia e Ipnosi, presidente della sezione Amci piacentina, nella sua presentazione ha affrontato le problematiche del lavoro: un tema oggi alla ribalta, ma già dagli anni '90 si parlava di disagio rispetto al lavoro. Il termine “burn out” (esaurimento) sembra far rivivere un concetto ottocentesco di alienazione. Il sovrano che assume la sovranità che spetterebbe alla persona, la quale si trova privata della titolarità della decisione. Dal punto di vista epidemiologico, non ci sono studi appropriati, non è ancora codificato, ma esiste una correlazione con il disturbo di adattamento e post traumatico. Nelle professioni sanitarie, il primo danneggiato dallo stress da lavoro è il medico; i medici ospedalieri ed esterni, soffrono di disagio lavorativo nel 25-45% dei casi e molti presentano sintomi indicativi di un esaurimento professionale. Anche gli studenti di medicina sono sottoposti a uno stress elevato, come pure gli Infermieri, soprattutto quelli operanti nelle unità di terapia intensiva, dove maggiore è l'impatto emotivo e il tempo per la relazione è limitato.

Il dottor Stefano Laurini, psicologo, psicoterapeuta, professore universitario e vice Presidente Amisi, ha affrontato il “burn out” come prospettiva clinica di disagio o opportunità. Si tratta di un disagio culturale, antropologico, che colpisce le persone più passionali, più coinvolte, più idealiste, evidenziando i sintomi possibili somatici e psichici ed ha esposto alcuni casi trattati. Tra le categorie a rischio stress, gli insegnanti, soggetti esposti a patologie psichiatriche. 

Sul disagio dell'insegnante in un contesto giovanile in continua trasformazione, la relazione del professor Alberto Gromi, già docente e preside liceale, pedagogista ed attivo nel sociale, svolta con umanità, filosofia, cultura e poesia nelle sue letture. Negli anni '80 e '90 si è interessato al disagio giovanile degli studenti, ma anche al comportamento degli insegnanti che si manifestava con: disaffezione, inattività, assenteismo, pianti e spesso venivano colpiti quelli più attivi, che diventavano incapaci di ottenere risultati in campo didattico. Oggi ne soffre il 59% degli insegnanti, dei quali, il 30% si trova in grave stato ansioso. 

La dottoressa Marina Molinari, insegnante e segretaria generale Cisl Parma e Piacenza, ha evidenziato la difesa del lavoratore dal disagio lavorativo. Dall'osservatorio sindacale, risulta una diminuzione delle patologie tradizionali, e un aumento graduale del disagio lavorativo e delle patologie ad esso correlate. E' difficile far riconoscere il disagio lavorativo e le patologie correlate, come malattie professionali, e il nesso causale, che ricadono in questo modo sull'Inps, anziché sull'Inail, ente preposto alla tutela di tali situazioni. La legislazione della Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, rientra, dal gennaio 2011, tra gli obblighi posti in capo al datore di lavoro, in materia di sicurezza e valutazione del rischio (fattori pericolosi, eventi sentinella, elevato tournover). Il sindacato promuove corsi di formazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sui modelli organizzativi e si avvale di consulenze attraverso i Patronati per il riconoscimento della patologia correlata allo stress. Purtroppo, questi argomenti sono ancora poco trattati e scarsamente applicati nella realtà lavorativa. 

Molto interessante, ma complessa, la relazione del dottor Antonio Saginario, dirigente medico Psichiatra, Psicoterapeuta e professore universitario, sugli aspetti psichiatrici del “burn out”. Freunderberger (1980), definisce il “burn out” come esaurimento delle risorse fisiche e mentali, lottando in modo eccessivo per raggiungere aspettative imposte da sé o dai valori della società. E' uno stato disforico, disfunzionale, legato al lavoro, in un individuo, senza psicopatologie maggiori. Il soggetto non recupera senza un aiuto esterno o riaggiustamento organizzativo (Brill 1984).

LA TRIADE DEL BURN OUT 

Esaurimento fisico ed emozionale; depersonalizzazione; ridotta realizzazione professionale. Nello stato di esaurimento emotivo, il lavoratore si sente prosciugato, esausto; nello stato di depersonalizzazione, assume un atteggiamento distaccato e indifferente nei confronti dei pazienti; 

E, nello stato di ridotta realizzazione personale: il lavoratore si percepisce incapace ed inadeguato al proprio lavoro.

Il “burn out” è un problema per il lavoratore e i suoi familiari a causa di vari sintomi a livello cognitivo, emotivo, comportamentale e somatico.

I disturbi fisici sono rappresentati da: cefalea, gastroenterici, ipertensione arteriosa, tensione muscolare, affaticamento cronico.

I disturbi psichici si possono tradurre in: depressione e disturbi del sonno.

I disturbi comportamentali sono rappresentati da: abuso di alcool, farmaci e droghe.

Il “burn out” può essere affrontato in modo individuale, personale e collettivo, tramite l'ascolto, l'accompagnamento e la psicoterapia.

A conclusione, Padre Bernard Jalkh, assistente spirituale della associazione, ha elogiato tutti i relatori per l contenuti scientifici altamente qualificati ed attuali delle loro relazioni, svolte anche con visione ottimistica nella possibilità di interventi efficaci e risolutivi.

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