Usb: «Presentato il ricorso per i ventotto lavoratori in nero impiegati alla Gls»

I sindacalisti Usb Roberto Montanari, Riad Zaghdane e un richiedente asilo coinvolto nella vicenda

«Le nostre segnalazioni sono state ascoltate e finalmente qualcosa si sta muovendo. Nel pomeriggio del 6 febbraio sono stati presentati al giudice del Lavoro 28 ricorsi per altrettanti lavoratori che hanno dichiarato di aver lavorato in nero all'interno della Gls di Piacenza», a dirlo i sindacalisti dell'Unione SIndacale di Base Riad Zaghdane e Roberto Montanari durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche alcuni lavoratori coinvolti nella vicenda che ha visto il magazzino di via Riva a Montale nel mirino delle forze dell'ordine e dell'Ispettorato del Lavoro nelle ultime settimane.

Nella serata del 30 gennaio carabinieri, polizia, guardia di finanza e funzionari dell'ispettorato del Lavoro si sono presentati in forze nella sede dell'azienda di logistica e hanno effettuato alcune perquisizioni, raccolto testimonianze e acquisito documentazione. Si tratterebbe di un'indagine scaturita dopo le numerose recenti denunce da parte del sindacato autonomo di base Usb che da tempo punta il dito sul presunto lavoro nero di alcuni facchini all'interno del polo piacentino, in particolare sul presunto reclutamento di manodopera da far lavorare in nero "a chiamata" e che sarebbe avvenuto aggirando la normale procedura di reclutamento tramite l'agenzia specializzata. In tutto sarebbero coinvolti 28 lavoratori, quasi tutti ex richiedenti asilo usciti dall'accoglienza e di fatto autonomi avendo ottenuto lo status richiesto. 

«I ragazzi hanno lavorato in nero per otto ore al giorno ricevendo 6 euro all'ora. I pagamenti avvenivano in contanti ogni 14-15 giorni. Aziz Ennani, 25enne del Burkina Faso in Italia dal 2015, che sa parlare abbastanza bene l'italiano faceva da tramite con gli altri ragazzi - spiega Riad Zaghdane -, dicendo loro cosa fare e quando andare a lavorare. Abbiamo consegnato le prove di quanto avvenuto alle forze dell'ordine». «Ad un certo punto abbiamo deciso di opporci - ha dichiarato Aziz -  e ci siamo rivolti a Usb e abbiamo raccontato quanto stava succedendo, di lì in poi all'improvviso non avevano più bisogno del nostro lavoro e ci hanno lasciato a casa perché abbiamo avuto il coraggio di denunciare. Ci avevano promesso di regolarizzarci ma non lo hanno fatto». 

Le indagini sono tuttora in corso e non è dato sapere ancora le proporzioni dell'inchiesta, di certo c'è che Usb proseguirà la sua battaglia per difendere i propri iscritti: «La polizia invece di denunciare i facchini che scioperano o picchettano per manifestazione non autorizzata o violenza privata, dovrebbe capire che dietro a ogni nostra iniziativa c'è qualcosa di vero, e questa indagine lo dimostra. Il 7 febbraio incontreremo il prefetto Maurizio Falco per fare il punto sulla situazione. Si tratta di un problema sociale molto vasto e che coinvolge tutti, non è certo una questione di ordine pubblico». 

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