Pertite, riparte la protesta del Comitato: sit-in a Palazzo Mercanti

Sono tornati a farsi sentire sotto il comune di Piacenza, durante la seduta di consiglio, gli attivisti di Legambiente e del Comitato “Amici della Pertite”, chiedono la destinazione dell'area a parco pubblico

Sono tornati a farsi sentire sotto il comune di Piacenza – durante la seduta di consiglio – gli attivisti di Legambiente e del Comitato “Amici della Pertite”. Dopo aver annunciato una serie di proteste pubbliche, una quarantina di persone hanno intonato cori e mostrato cartelli sotto Palazzo Mercanti, mentre i consiglieri discutevano gli ordini del giorno della seduta odierna. Gli attivisti chiedono da tempo la destinazione a parco pubblico dell’area della Pertite. A detta loro sono stati ingannati dall’Amministrazione, che ha invece classificato ad “area verde attrezzata” la Pertite.

L’intervento di Andrea Tagliaferri, Manuel Rossi e Miriam Bisagni (Pd)

Ospedale nella pertite? «L’impatto del manufatto ospedaliero è invadente, creerà problemi di viabilità con gli edifici scolastici limitrofi e cancellerebbe buona parte dell'area verde (più di metà). La città attende da anni un Bosco, un parco, un verde pubblico e non ulteriore cementificazione in città. Bisogna trovare un'area più baricentrica rispetto alla provincia, che produce i 2/3 del flusso di utenza ospedaliera. La città si sviluppa ad est e noi andiamo a costruire un polo sanitario ad ovest? Dobbiamo salvare l'ultimo polmone verde della città, perché le scelte dell'urbanistica sono irreversibili. E’ bene pensarci prima perché dopo sarà troppo tardi e le aree verdi in città saranno finite

Stadio nella pertite? «Se associazioni sportive e privati vogliono finanziare un nuovo stadio, che si intervenga al Garilli direttamente, essendo perfettamente inserito nel contesto urbano e dotato di tutti i servizi necessari. Distruggere 90000 metri quadrati della pertite per questa infrastruttura non ha senso, soprattutto perché nessun cittadino ha la necessità di liberare l'attuale area dello stadio per costruirci qualcos'altro». Bosco in città. «Bisogna essere chiari nei fatti, oltre che nelle parole. Nelle linee di mandato abbiamo recepito la volontà di oltre trentamila piacentini e ora non rinneghiamo le nostre stesse promesse? L'astensione, la ricerca al voto di protesta, la demagogia crescente e l'emorragia di tessere del nostro partito non bastano a segnalare la crescente distanza crescente tra la politica e il cittadino?  Mi auguro che questa amministrazione concretizzi quanto promesso agli elettori e che non si perda nuovamente l'occasione di dimostrare quali sono i nostri reali interessi e la nostra volontà». «Dobbiamo sancire urgentemente, anche attraverso il Poc, il parco della Pertite da verde attrezzato (art. 111) a verde pubblico (art. 110) con delibera di Consiglio comunale (in quanto rimane nell’ambito della classificazione “aree G Servizi di quartiere). Gli indici di edificabilità e volumetria del verde attrezzato sono ben più significativi e invasivi. Non è vero che non c'è differenza rispetto al verde pubblico. Ma se anche fosse allora perché non scrivere negli atti comunali "verde pubblico"?

Nessuno di noi chiede che gli attuali edifici vengano demoliti per lasciare posto al verde, ci mancherebbe, i parchi devono essere attrattivi e riqualificare l'esistente è l'unica soluzione. Ma che non si riempia di cemento tutto quello che è rimasto verde e non ci si nasconda dietro al problema dei soldi; solo perché non abbiamo trovato una soluzione oggi per sostenere il parco non è detto che si possa trovare domani.

- che la segreteria del consiglio comunale assieme al presidente e gli uffici competenti elabori celermente la richiesta di variazione di destinazione e porti il consiglio ad esprimersi in tempo, prima che questa legislatura termini.

- che le forze politiche che hanno sottoscritto la proposta di variazione di destinazione non ne facciano un uso speculativo in termini di campagna elettorale (5 stelle in primis) ma che si adoperino per attrarre consenso. Si parla di un miglioramento della città e non di consenso». 

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