Fait in Cattolica: «Con l'agricoltura di precisione sono fioriti anche i deserti»

Il professor Aaron Fait, docente presso l'istituto Jacob Blaustein per gli studi sul deserto dell'università di Ben Gurion, è intervenuto all'università Cattolica per un incontro con gli studenti delle superiori Itas “Raineri” e liceo Scientifico

I relatori

«In Israele i "cervelli" non sono in fuga, anzi! Governo ma anche i privati sostengono con forza gli studi per l'innovazione scientifica»: emblematica l’esperienza del professor Aaron Fait, nato a Bolzano 42 anni fa, scienziato esperto in Biologia dei sistemi, formatosi in Israele e specializzatosi al Max Plank Institute in Germania. Oggi coordina il laboratorio di metabolomica applicata allo Jacob Blaustein Institute for Desert Research dell'università Ben Gurion del Negev. E' intervenuto allìuniversità Cattolica per un incontro con gli studenti della facoltà di Agraria e delle superiori Itas "Raineri" e liceo Scientifico.

Fait, presentato dal preside Lorenzo Morelli e dal docente di Viticoltura Stefano Poni che hanno ricordato come, con questo incontro, proseguastudenti-4-2 la riflessione su una produzione agroalimentare sicura e sostenibile aperta con Expo 2015, con l’acqua in particolare quale risorsa determinante per la vita e lo sviluppo  della Comunità in tutte le sue articolazioni, ha spiegato l’iter della propria formazione iniziata, come prevede il sistema accademico israeliano, per alcuni anni a fare ricerca all'estero, come presso il Max Planck Institute in Germania per la specializzazione in System Biology. Quindi la decisione di tornare in Israele dove l'università Ben Gurion del Negev gli ha permesso di realizzare, con un cospicuo finanziamento ed alcune borse di studio per il mantenimento dei collaboratori necessari, un laboratorio di metabolomica applicata alla fisiologia delle piante. «Si tratta di un'agricoltura con un approccio quasi "personalizzato", che cambia cioè da coltura a coltura, di terreno in terreno, in base alle diversificate esigenze delle piante, applicabile in modo mirabile, per esempio - ha rimarcato Poni - a tutta la nostra viticoltura di qualità».

L'utilizzo dell'acqua con modalità rigorose può ad esempio consentire di espandere la viticoltura anche in zone desertiche e così le aree aride possono divenire settori fertili: questa è stata appunto l'esperienza che il professor Aaron Fait ha condotto presso l'Istituto Blaustein che si trova a circa 40 chilometri di distanza, in pieno deserto, quello stesso deserto che nei piani ambiziosi e visionari del primo premier dello Stato di Israele – al quale l'università è dedicata – sarebbe dovuto diventare un giardino.Il deserto del Negev è una zona completamente arida, con meno di 100 millimetri di precipitazioni ogni anno, e copre tra il 60 e il 70% della superficie totale di Israele. Per Ben Gurion e i suoi successori lo sviluppo agricolo del Negev e di Israele non poteva che passare attraverso la ricerca e l'innovazione tecnologica: nascono così l'università e l'istituto per l'Agricoltura e le biotecnologie nelle regioni aride, dove oggi la ricerca è fortemente orientata alla multi-disciplinarietà da un lato e al mondo della produzione dall'altro.

«L'importante per l'istituto è da sempre non perdere di vista l'obiettivo della ricerca, che è l'agricoltore - ha detto Fait - Non solo lavoriamo in stretto contatto con il mondo della produzione, ma internamente uniamo professionalità molto diverse: nel nostro team ci sono agronomi, biochimici, specialisti di  modellistica del movimento dell’acqua nel suolo, e lo scopo è quello di sviluppare un vocabolario comune a tutti. È solo in questo modo che i miei studi sul metabolismo possono integrarsi con gli studi sulla fisiologia della pianta e con quelli sulle tecniche colturali come l'irrigazione e allo stesso tempo portare benefici all'agricoltura della regione e al territorio».

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