Lunedì, 17 Maggio 2021
Economia

«Il Centro Italia per ripartire punta su iniziative di territorio come la Borsa del Turismo

L’impegno di quattro Regioni che sono state colpite dai recenti terremoti a creare eventi e manifestazioni che siano propedeutiche e propositive di progetti e di azioni utili per uscire da una situazione di abbandono e dimenticanza

Nella foto Comolli con la giornalista Scafuri di Rai Uno Economia

Una notizia positiva e importante è l’impegno di quattro Regioni che sono state colpite dai recenti terremoti a creare eventi e manifestazioni che siano propedeutiche e propositive di progetti e di azioni utili per uscire da una situazione di abbandono e dimenticanza. Una iniziativa a breve vi è la Borsa del Turismo dell’Expo Village di San Benedetto del Tronto, in svolgimento dal 24 agosto al 2 settembre 2018. Tra i protagonisti dell’evento che può essere un motore di impegno, di sviluppo, di comunione e di solidarietà molto importante, ci sarà il piacentino Giampietro Comolli, amico e sostenitore dei comitati e associazioni terremotati-alluvionati, nelle città colpite dal terremoto dell'agosto 2016 in Centro Italia.  Sabato 25 agosto alle ore 18 sarà ci sarà un’importante tavola rotonda cui parteciperanno i politici delle quattro regioni, sindaci e amministratori, architetti e geologi, economisti di strutture e infrastrutture su un tema concreto e pratico: fare vacanza e fare turismo, il più bel modo di sostenere la ricostruzione e la ripresa economica di tutta l’area vasta interna colpita dal sisma e che coinvolge territori belli, produttivi, ricchi di storia e di cultura delle quattro regioni.  Tra i temi in agenda il come uscire da una catastrofe naturale e con quali mezzi; rispondere alle popolazioni deluse, a giovani allarmati soprattutto chi aveva lasciato le grandi città per ritornare a vivere e a produrre in territori di campagna.

L’INTERVISTA

- Anche nella nostra provincia, in occasione di EXPO-MILANO fu lanciata la proposta di un turismo enogastronomico-agroalimentare?, ma non si andò oltre ad un interesse di epidermico preferendo la visibilità fotografica, l’uovo, la zolla, l’Ats, cose che, assicuravano i nocchieri del tempo, avrebbero portato grandi ricadute economiche al territorio, ma che sinora, a distanza di soli tre anni non si sono visti ...

Tutto vero, tutto da meditare, Piacenza poteva fare una Borsa del turismo della biodiversità enogastronomica, la proposi, trovai anche soldi in Regione, ma 15 sindaci rivieraschi a cominciare da Rottofreno, a Sarmato a Calendasco e Castelvetro risposero picche adducendo al fatto che il progetto non era interessante, non valeva la pena … avevano la fiera del Po e andava bene e non volevano coperture più ampie. Ma dove può andare Piacenza con questi sindaci? Solo Caorso fu disponibile. Possibile che non si riesca a fare qualcosa di valido fra Piacenza, Pavia, Lodi, Cremona, Parma, La Spezia per un turismo di area vasta e di area interna con una struttura-organizzazione costituita ad hoc da tutti i soggetti. Tutta la filiera coinvolta che promuova (ecco la differenza) un brand unico di territorio o di prodotto, la DMB, piuttosto che una superata Destination Management Organization (DMO). La DMB come organismo che ha la funzione di mettere in contatto chi rappresenta il “brand-B” in una forma unica-assoluta-unitaria-leader di servizi integrati di imprese diverse: albergo, accompagnatore, agenzia, promoter, per esempio, con la diversificata domanda dei turisti-turismi, paese per paese, target per target. La sola managerialità organizzata è fortemente superata, ha costi eccessivi per la componente pubblica, oggi in forte ristrettezze economiche è il mondo privato che non deve essere al traino, ma responsabile-artefice-investitore in primis. Questo sarà il tema forte frutto dell’esperienza, che illustrerò a san Benedetto del Tronto, come ha già fatto in Alta Irpinia, a Treviso e a Venezia.            

- Piacenza ha rinunciato anche a Piacenza Turismi...

Piacenza Turismi andava chiuso per errori materiali, umani, amministrativi, politici (non entro nel merito perché non testimone), ma non eliminato. Dopo otto anni si vede, si sente la mancanza. Altre città hanno creato invece una struttura del genere, certo in sintonia con la rispettiva regionale legge Regionale! Certe strutture collettive, di gruppo, esistenti non possono sostituire Piacenza Turismi perché oggi ci vuole innovazione, tecnologia, dinamicità e non burocrazia condivisa e integrata! Due scopi e due obiettivi differenti. Forse utili entrambi? Dalle voci raccolte fra operatori locali, dalle prove toccate personalmente con mano all’estero e in Italia, Piacenza ha soprattutto bisogno di credere nelle potenzialità reali, di penetrare il sistema turistico con una sola, unica, forte, autorevole, unitaria idea”. tuttiloghipc-01-01-2

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