Venerdì, 30 Luglio 2021
Economia

«Il futuro del manifatturiero piacentino dipenderà dagli iscritti agli studi tecnici»

Rolleri, presidente di Confindustria: «Molte aziende locali crescono, ma faticano a trovare personale qualificato. Ci vuole un cambiamento culturale da parte delle famiglie e dei giovani che scelgono la propria formazione»

Francesco Rolleri e la "squadra" di Confindustria

Crescere ma con un occhio alla sostenibilità, schivando i problemi di questa fase storica (causati dal Covid) come il reperimento delle materie prime, ma incentivati dall’aumento degli ordini che fa ben sperare.

Confindustria Piacenza fa il punto della situazione e, tracciandolo, emerge un problema ormai atavico della mondo della formazione scolastica. «Abbiamo aziende che stanno progredendo – avverte il presidente Francesco Rolleri, ad un anno dalla sua elezione ai vertici degli industriali - ma manca personale tecnico, ci sono difficoltà a reperirlo». In questa fase post pandemica, secondo l’associazione, mentre il commercio esce ancora ferito dai mesi difficili del lockdown, il manifatturiero locale sta vivendo una stagione florida, con tanti ordini provenienti dall’Italia e dall’estero. Tanto che Confindustria è più preoccupata dalla mancanza di "capitale umano" che non dall'imminente sblocco dei licenziamenti. 

Alcune aziende vorrebbero assumere, anzi, avrebbero proprio bisogno di cercare nuovi profili. Ma quali mancano? «Tutti i profili – risponde Rolleri - che hanno la necessità di un percorso di studio tecnico: meccanica, elettronica, informatica. In generale tutte quelle attività che prevedono poi un impiego nelle aziende manifatturiere. Scontiamo le scarse iscrizioni degli ultimi anni agli istituti tecnici, ma c’è un’inversione di tendenza anche grazie all’impegno nostro e di altri sulla formazione. Pensiamo all’Its meccanico che partirà il prossimo autunno».

Rolleri insiste. «Ci vuole un cambiamento culturale – ha aggiunto - i ragazzi e le ragazze devono scegliere gli istituti tecnici. Anzi, mi spingo a dire che il futuro della manifattura piacentina dipenderà da quanti giovani sceglieranno queste scuole». La grande sfida dei prossimi anni è quella di aumentare il numero di ragazzi che li preferiranno ad altri indirizzi. «Il manifatturiero piacentino e nazionale dipenderà da questo. Se vogliamo che l’Italia continui a essere un paese a vocazione manifatturiera dobbiamo avere più tecnici».

«Il sistema formativo piacentino non ha particolari difetti – ha aggiunto il vicepresidente Valter Alberici - ma si può sempre migliorare. La collaborazione delle scuole c’è, noi cerchiamo di indirizzarle verso una preparazione degli studenti più adatta al lavoro». «C’è uno sfasamento tra i percorsi formativi – è l’osservazione di un altro vicepresidente, Antonio Cogni - e le esigenze del lavoro. Piacenza forma bene sia nei licei che negli istituti tecnici, i ragazzi sono preparati. Ma non è sufficiente per il mondo del lavoro. Inoltre c’è un grande divario tra ciò che chiede lo scenario occupazionale e i suggerimenti della famiglia dello studente. Chi ha preparazione tecniche sappia che ha la certezza di un futuro nell’impresa. Le famiglie devono scegliere percorsi di studio più fortunati per i propri figli».

Luca Groppi e Francesco Rolleri-2

Nell’incontro di Confindustria con la stampa - organizzato a Palazzo Costa Ferrari - il presidente ha ringraziato la sua squadra e rendicontato il suo primo anno alla guida dell’associazione. Mandato iniziato tra la prima e la seconda ondata di Covid. «Ogni posto di lavoro nell’industria piacentina genera altri 2,2 impieghi nel nostro territorio. Quindi dai 40mila addetti attuali dell’industria si arriva ad altri 88mila impieghi nel territorio».

Dal presidente altre “linee guida”. «È ora di finirla con “piccolo e bello” per quanto riguarda l’economia locale. “Piccolo è drammaticamente difficile” nel post Covid. Servono alleanze, le strutture piccole si scontrano in un mondo che ha altre esigenze. Sto girando presso tante aziende insieme al direttore Luca Groppi, per conoscere le differenti realtà e vedere se c’è la possibilità di sinergie, ma anche fusioni. Ci succede di ascoltare anche imprenditori stanchi che stanno decidendo di cedere la propria azienda: vogliamo essere collettori per queste realtà. Dobbiamo essere motori di positività e invitare ad allargarci e unirci».

Nelle prossime ore su “IlPiacenza” pubblicheremo interviste e approfondimenti emersi dall’assemblea, in cui hanno partecipato i vicepresidenti di Confindustria: Valter Alberici, Erika Colla, Nicola Parenti, Claudio Bassanetti e Antonio Cogni.

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