«Il futuro è roseo, l'Italia si sta riprendendo. In passato c'è chi ha vissuto di peggio»

Matteo Marzotto parla a Confindustria Piacenza: abbiamo bisogno di una classe politica nuova e colta, che rappresenti il meglio del paese; bisogna essere moderati, non fomentare l’odio

Al centro, Matteo Marzotto (Foto Romagnoli)

«C’è una reazione nel Paese che si sta muovendo. Certo debito e disavanzo frenano, ma mi pare che l’Italia stia ripartendo. Del resto non è mai mancata in questi anni la forza dell’export ma ora anche il mercato interno è più dinamico e bisogna riconoscere che in questa legislatura alcune cose sono state attuate; io sono contro la politica dello “spaccatutto” e dell’inascolto».

Così Matteo Marzotto, vicepresidente esecutivo di Italian Exhibition Group, ha “fotografato” l’attuale situazione politica italiana nell’incontro promosso da Confindustria Piacenza in occasione di "Conversazione con...", tradizionale appuntamento prenatalizio che l'ente organizza da circa un decennio.  

Dopo il saluto del presidente Alberto Rota («impariamo a vendere il marchio Piacenza ed a comunicare il valore del suo territorio per crescere»), l’ospite è stato sollecitato da alcune domande del professor Daniele Fornari che, per “rompere il ghiaccio” gli ha posto qualche rapido quesito.

«Tra pasta e pizza preferisco la seconda, tra Armani e Valentino scelgo Valentino per le donne, tra Berlusconi e Di Maio meglio il primo»: poi Marzotto, imprenditore di successo, ma anche uomo impegnato socialmente come presidente della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica-Onlus, ha iniziato la conversazione ricordando il nonno Gaetano, fondatore di Confindustria.

«Quello che mi resta nel cuore- ha spiegato- è la sua visione di creazione di valori che si rilasciano nella società e di cui Cucinelli è il continuatore. Lui ha costruito città sociali come Valdagno ed ha sempre sostenuto che l’uomo deve essere al centro dell’azione dell’imprenditore, che ha il diritto di guadagnare ma anche, e soprattutto, l’obbligo di restituire alla società. In lui c’era ottimismo e lungimiranza quando diceva: facciamo una grande nazione».

«Io- ha proseguito Marzotto- vedo il futuro sempre roseo perché l’Italia ha una occasione straordinaria in certe filiere e certi settori e può ritornare ad essere o consolidare le proprie posizioni di assoluto vertice. Il nostro è un Paese pieno di contraddizioni, facciamo fatica a metterci insieme, a fare sistema anche a livello associativo, ad essere un pochino più snelli e ad avere meno burocrazia. Anche le associazioni dovranno sapere affrontare dei cambiamenti, ma che comunque il Paese dal punto di vista industriale sia sano. Anche l’Italia sta attraversando cambiamenti epocali e ci stiamo attrezzando; l’industria (bene Calenda), si muove velocemente, un po’ meno la politica che deve avere un approccio diverso, meno autoreferenziale Abbiamo bisogno di una classe politica nuova e colta, che rappresenti il meglio del paese; bisogna essere moderati, non fomentare l’odio».

«Anche l’associazionismo deve essere al servizio delle filiere, non può essere un centro di potere auto referenziato; su questo so di essere criticato, ma tengo le mie esperienze e opinioni, fin quando non cambiano. Conosco anche dei gestori, molto bravi, intellettualmente molto dinamici; non sempre però la piccola e media impresa comprende che deve essere più dinamica ed essere capace di affrontare le sfide e i mercati di tutto il mondo».

Per quanto riguarda l’occupazione Marzotto ha sostenuto che «nulla è dovuto: guardando i libri di storia, ogni generazione ha avuto delle discontinuità drammatiche. Questo periodo che chiamiamo crisi, che speriamo si sia esaurito, è stata una discontinuità drammatica, ma ci sono state generazioni che hanno avuto una o due guerre mondiali, c’è stato il ’68. Potremmo dire che ci sono molto motivi, per sentirsi traditi o in difficoltà».

Ed ai giovani italiani ha detto che devono impegnarsi, conoscere le lingue come nel resto d’Europa; «una parte di loro è valida, ma c’è un “ventre molle” che deve essere smosso; concentriamoci sulle cose buone che abbiamo e facciamole valere».

Infine sul mercato on line e e-commerce: «Mi spaventa questa connessione totale; questo è un Paese meraviglioso, con imprenditori straordinari. Dobbiamo però trovare nuovi stimoli, non mollare, non pretendere di avere senza dare e senza sacrifici. Gaetano (il nonno) era quasi rovinato, poi, nel primissimo dopoguerra, mancando la lana inglese, nel giro di pochi anni ha quadruplicato ciò che aveva prodotto e che era nei magazzini; ha sempre fatto lavorare i propri operai. Poi ha investito in costruzioni, agricoltura, in catene di alberghi.  Qual è la lezione per gli imprenditori? Date qualcosa alla società, perché poi torna sempre indietro».

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