L’industria piacentina cresce dello 0,48%

L’indagine della Confindustria locale sul secondo semestre 2019. Meglio che il trend nazionale, cresce l’occupazione, crollano gli investimenti della aziende. Ma si teme un 2020 difficile per l’export, tra la frenata della Germania, la Brexit e il Coronavirus

Cesare Betti, Alberto Rota e Luca Groppi

L’industria della provincia piacentina nell’ultimo semestre del 2019 è cresciuta soltanto dello 0,48%. È il dato che emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Piacenza, basato sul suo tradizionale campione di aziende (3mila miliardi di euro di affari per 9mila lavoratori), messo a confronto con lo stesso semestre del 2018. Nella prima metà del 2019 era invece cresciuto dello 0,67%.

«La nostra diagnosi delle industrie piacentine – ha detto al riguardo il presidente di Confindustria Alberto Rota, che ha presentato i dati insieme al direttore Cesare Betti e al funzionario del Centro Studi Luca Groppi – evidenzia  una tenuta rispetto al resto d’Italia, che vive una fase di stagnazione. Certamente la provincia piacentina ha avuto un rallentamento rispetto gli ultimi tempi, ma stiamo crescendo dello 0,48%».

AGROALIMENTARE E OCCUPAZIONE OK

Come mai il dato piacentino non è entusiasmante? «E’ soprattutto frutto dell’industria metalmeccanica che, dopo aver tirato negli ultimi 3-4 anni, anche grazie agli aiuti governativi, è in frenata per quanto riguarda l’export». Infatti riporta un -2,06% di fatturato complessivo, con un crollo del -4% dell’export. Bene, però, le industrie agroalimentari: +2,4% di fatturato. «Queste – rileva Rota – sono un valore del nostro territorio e crediamo che sia ancora spazio per migliorare». Crescono anche i materiali edili: +3,5%.  L’occupazione di Piacenza è sempre ai massimi livelli: nono posto a livello nazionale (dopo il quarto di due anni fa) e in crescita ulteriore (+0,66%). Preoccupa il calo degli investimenti delle aziende piacentine dell’11 per cento rispetto a un anno fa.

I GIOVANI DEVONO CREDERE IN QUESTO TERRITORIO

Rota insiste da tempo su un tasto. I giovani devono formarsi per essere pronti a lavorare per le aziende piacentine, che cercano tecnici e personale qualificato. «Ci dimostra questa necessità – è il commento del presidente – il fatto che la prima voce per investimenti è la formazione del personale. Prima era la quinta o sesta voce, ora la prima. Significa che le aziende credono che i dipendenti siano la cosa più importante, e investono su di loro. Le scuole professionali e tecniche piacentine devono andare avanti e aiutare i ragazzi a trovare la loro strada. Reperire le risorse umane è fondamentale: quante volte abbiamo detto ai ragazzi di credere nella loro provincia? C’è bisogno di personale tecnico, disegnatori, progettisti».

L’INCERTEZZA EUROPEA E MONDIALE

Lunga la disamina del presidente degli industriali. «C’è un clima di incertezza a livello nazionale e internazionale. Piacenza esporta molto in Germania, che sta frenando. Senza la Germania a trainare ci sono difficoltà. La prossima indagine metterà in luce le difficoltà frutto della Brexit e del Coronavirus. Temiamo sul prossimo semestre dei risultati non rosei».

LE PREVISIONI PER IL 2020

«L’incertezza segnalata dal presidente Rota – aggiunge Groppi del Centro Studi - non si riverbera su fatturati e ordini. Pensiamo che le cose nel 2020 rimarranno invariate. L’incertezza prevale invece sull’occupazione. Con questa situazione d’incertezza le aziende non aumenteranno il proprio personale. Gli imprenditori sono costretti a stare alla finestra e vedere ciò che succede. In una situazione come questa l’ultima cosa da fare è assumere, purtroppo questo è il termometro attuale». «Questo – aggiunge Rota - ci preoccupa. La situazione stagnante dell’Europa non aiuta e non facilita le nostre industrie. Siamo il Paese che avrà il peggior risultato di tutti i Paesi dell’eurozona. Ci può stare che finiamo dietro Germania o Francia, ma che siamo ai livelli della Grecia e del Portogallo…».

BETTI: «DIBATTITO BLOCCATO SULLA PRESCRIZIONE»

«La riforma della prescrizione è importante – osserva Betti - ma siamo bloccati da un mese a parlare solo di questo a livello nazionale, si fanno “tavoli su tavoli” di confronto e non facciamo nulla per rimettere in moto la macchina dell’industria italiana». «La giustizia è importante – è il pensiero di Rota - sappiamo che gli altri non investono nel nostro Paese anche per la lentezza del nostro sistema giudiziario, però è ora di affrontare anche l’argomento industriale. Se è vero che ci sono 100 miliardi per le infrastrutture come annunciato, facciamo partire questi cantieri che creano uno volano di sviluppo per tutto il Paese». «Purtroppo – è il lapidario commento di Rota - abbiamo la percezione di essere sempre in campagna elettorale, non si fanno programmi a lungo termine.

CONFINDUSTRIA CONTENTA PER LA NOMINA DI VINCENZO COLLA

Il piacentino Vincenzo Colla farà parte della Giunta regionale di Bonaccini. «Stiamo già pensando di invitarlo – dice Betti – per parlare di sviluppo economico». «Sono contento – ha aggiunto Rota - è un piacentino che ha competenze e idee, anche se ultimamente ha vissuto poco il territorio perché si divide tra Bologna e Roma. Vogliamo pianificare al più presto le nostre esigenze per la Regione. Dopo il nuovo ospedale non ci fermiamo, c’è bisogno della Cispadana, di un collegamento  veloce con Milano e di sistemare i nostri ponti di collegamento sul Po con le altre regioni, proibiti ai camion. Vi ricordate quando si parlò di fare l’alta velocità in Emilia-Romagna? C’era presidente Vasco Errani che si ritrovò contro un sacco di comitati del “no”, ci furono tante polemiche. Oggi quelle infrastrutture sono un volano».

GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS PER LE INDUSTRIE PIACENTINE - L'APPROFONDIMENTO

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