«La mia vicenda dimostra quanto sia necessario sburocratizzare in Italia»

Samuele Raggi torna in Consiglio comunale, dopo che il Consiglio di Stato ha riconosciuto l’errore dei 12 voti mancanti alle Comunali 2017: «Ci sono voluti tre anni e tre sentenze per un errore di trascrizione di un verbale»

Samuele Raggi

A distanza di tre anni dalle Elezioni Comunali del 2017 e a quasi due anni dalle dimissioni di Paolo Rizzi, Samuele Raggi è entrato in Consiglio comunale. Dopo una lunghissima querelle giudiziaria che lo ha visto protagonista, Raggi si è visto dare ragione dal Consiglio di Stato nella sua battaglia per il riconoscimento dell’elezione a Palazzo Mercanti. Raggi, oggi esponente piacentino di “Italia in Comune”, il movimento politico del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ha fatto il suo ingresso in Consiglio durante la seduta del 15 giugno. Già consigliere provinciale in passato e consigliere comunale nel quinquennio con Paolo Dosi sindaco, Raggi ha preso il posto di Gianluca Bariola come rappresentante de “La Piacenza del futuro”.

«C’è la volontà di impegnarmi al massimo – ha detto Raggi, ex Italia dei Valori, ritornando a fare parte del Consiglio -. Ho fatto opposizione in Consiglio provinciale in passato, ora non voglio fare ostruzionismo, non si vota soltanto contro, ma si collabora con la maggioranza». La travagliata vicenda che lo ha riguardato all’indomani delle Comunali dell’11 giugno 2017, è terminata solo nei giorni scorsi. «Sulla vicenda – ha preso la parola Raggi - ci torno un attimo. L’indomani dell’elezione, apprendendo dei voti di sezione di Borghetto, dove ero presente come rappresentante di lista, scopro che i 12 voti ottenuti non c’erano. Era il seggio dove sono nato, neanche i miei genitori che lì abitano mi avevano votato, stando ai verbali del Comune. Quei 12 voti mancanti sono risultati decisivi, ma gli uffici comunali non consentirono di correggere il dato, nonostante l’ammissione dell’errore da parte del presidente di seggio. Pensavo la cosa si sistemasse in fretta, invece…».

Da lì, la vicenda giudiziaria, con il ricorso al Tar. «C’è stato il contrappello di Gianluca Bariola. Nonostante i rapporti di amicizia, con il suo legale ha ostacolato il mio ricorso basandosi su aspetti formali, ben sapendo che i 12 voti c’erano. Dopo il riconteggio dei voti mi sono state rimborsate le spese legali dal Comune. Il Tar in seguito mi ha dato torto e ho dovuto pagare quelle spese legali: per il Tar avrei dovuto presentare il ricorso non a pochi giorni di distanza dal voto, ma solo nel momento in cui si apriva la possibilità di entrare come consigliere a Palazzo Mercanti, quando Rizzi ha dato le sue dimissioni».

«Ci sono rimasto male – ha spiegato Raggi - mi sentivo "cornuto e mazziato", così mi sono rivolto al Consiglio di Stato: anche in questo caso le spese legali erano a mio carico. Dopo tre anni, tre sentenze, sette udienze, e due terzi di spese legali a mio carico, per un errore di trascrizione, sono stato eletto. Questa è la storia. Bisogna lavorare in Italia, a tutti i livelli, per primi qua in Comune, per sburocratizzare. Tutto ciò che possiamo fare per migliorare la burocrazia, va fatto. Bariola ci avrà messo tutto l’impegno qua dentro, ma questa è stata una grave mancanza di democrazia. Non sono così determinante per il Comune di Piacenza, ma tutto ciò che è stato votato in questi mesi avrebbe dovuto vedere il mio coinvolgimento da consigliere».

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