Rancan e Stragliati (Lega): «Parrucchieri abusivi, incentivare i controlli per evitare concorrenza sleale»

L’appello lanciato dai consiglieri regionali leghisti, Matteo Rancan e Valentina Stragliati, che rilanciano l’appello di numerose associazioni di categoria

«Occorre vigilare affinché la chiusura forzata e prolungata di saloni di acconciatura ed estetisti non presti il fianco alle parrucchiere e sedicenti esperte di cosmesi, che si recano a domicilio in sfregio sia ai decreti e alle misure di sicurezza che alle basi della concorrenza leale».

E’ questo l’appello lanciato dai consiglieri regionali leghisti, Matteo Rancan e Valentina Stragliati, che rilanciano l’appello di numerose associazioni di categoria. Soltanto alcuni giorni fa, Confartigianato aveva messo in allerta a livello regionale per quello che si starebbe verificando in varie zone, «per via di chi approfitta della chiusura di saloni e centri estetici per vendere servizi a casa dei clienti, provati da settimane di quarantena, e che si concedono con un senso di ritorno alla quotidianità a parrucchiere improvvisate, manicure, estetiste, arrecando un danno gravissimo ad un settore che vede il proprio “stop” prolungato fino al 1° giugno dalle misure adottate dal governo». Accanto a ciò, «esiste anche un problema di salute per i cittadini: le Istituzioni sono irremovibili nel dire che occorre riaprire in sicurezza, mentre registriamo testimonianze a tutte le latitudini di un fenomeno sotterrano che rischia di agire come un vettore di contagio», osservano i consiglieri leghisti. 

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Inoltre, mentre i saloni e i centri estetici, da sempre, devono sottostare a rigorosi requisiti igienico-sanitari, assicurando l’utilizzo di prodotti certificati, «le stesse tutele e garanzie, di igiene e qualità, non possono essere rispettate da professionisti abusivi che si recano a domicilio, creando un danno gravissimo all’economia e all’erario.” “Pertanto - concludono Rancan e Stragliati – la giunta regionale valuti anche la possibilità che i parrucchieri possano riaprire anche prima della data, del 1° giugno, fissata dal Governo».

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