Al museo della vite di Vigolzone un quadro riemerso dall’oblio ricorda il “mese dei vini piacentini” dei ’70-'80

L’artista pontolliese Franco Liberi aveva realizzato un quadro–manifesto di grandi dimensioni con le strade dei vini della val Nure che confluivano nel borgo visconteo ben raffigurato dal Palazzo dell’Istituzione e da una fontana con una giovane nel caratteristico costume

Dagli ultimi anni Settanta del secolo scorso e per diversi tempi successivi, la Camera di Commercio con presidenza Giancarlo Bianchini, aveva promosso la manifestazione “Mese dei vini piacentini” con protagoniste le cantine vitivinicole dell’intera provincia. Si trattava di una vetrina espositiva con degustazioni guidate, svolta nel Teatro della città d’Arte Grazzano Visconti, allora come oggi al top delle località del turismo giornaliero. Per l’occasione l’artista pontolliese Franco Liberi aveva realizzato un quadro–manifesto di grandi dimensioni con le strade dei vini della val Nure che confluivano nel borgo visconteo ben raffigurato dal Palazzo dell’Istituzione e da una fontana con una giovane nel caratteristico costume. La manifestazione si sviluppava nelle prime due settimane di Giugno e prevedeva eventi collaterali che coinvolgevano le associazioni del territorio. L’edizione 1981 aveva varato la “Cena medievale”, baccanale eno-gastronomico con pietanze e giochi di corte medievali, un format che poi sarebbe stato ripreso in città e provincia con etichette analoghe ma prive della scenografia “naturale” grazzanese.

Nei primi anni Ottanta la Camera di Commercio (su pressioni di altre vallate), aveva mutato strategie orientandosi verso altre iniziative e così il quadro-simbolo era uscito di scena; spostato di qua e di là se ne erano perse le tracce. Alcune settimane fa l'Assessore Giulio Borlenghi, durante un sopralluogo alla sala teatrale, aveva casualmente avvistato l’opera artistica di Liberi, e proposto alla famiglia Visconti di Modrone il restauro e la collocazione nel “Museo della vite e del Vino la Tosa” sulle colline di Vigolzone. Questo allestimento, frutto della grande passione e competenza dei fratelli Ferruccio e Stefano Pizzamiglio, è dedicato al loro padre Fernando.

La struttura racconta con rara efficacia quanto la vitivinicoltura affondi, le proprie radici in epoca remota e come, pur mantenendo la base tradizionale, il processo produttivo abbia saputo affinarsi e legarsi sempre più alle peculiarità del territorio. Il Museo è perfezionato dalla Biblioteca costituita da quattro raccolte: libri e riviste di argomento vitivinicolo, italiane e francesi, dal primo anno del diciannovesimo secolo sino all`inizio del Novecento; antiche stampe e i documenti (i più antichi, del quattordicesimo e sedicesimo secolo), soprattutto di ambito locale, sullo stesso tema; infine, una raccolta di mappe catastali di vigneti piacentini del Settecento e dell'Ottocento. Una seconda Biblioteca comprende un’estesa raccolta di volumi e documenti di interesse piacentino che non riguardano però l'agricoltura e la vitivinicoltura, ricorda la signora Alberta, mamma di Ferruccio e Stefano Pizzamiglio.  Museo e Biblioteche sono aperti, su appuntamento, alla consultazione pubblica.    

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Nella foto:  anno 1981. Donna Violante di Melito taglia il nastro inaugurale della quinta edizione della mostra a sinistra il presidente Giancarlo Bianchini,  a destra l’assessore provinciale Gian Paolo Parenti

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