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A sinistra l'ingegnere Severino Alfieri e a destra il sindaco di Caorso

A sinistra l'ingegnere Severino Alfieri e a destra il sindaco di Caorso

Il sindaco di Caorso: «Bisogna individuare al più presto il deposito nazionale»

La centrale termonucleare piacentina venne avviata nel 1981 e chiusa dopo cinque anni. Il primo cittadino Battaglia: l'area deve essere riportata a "prato verde"

«La centrale nucleare di Caorso è la più grande e potente d’Italia: venne costruita tra il 1960 e il 1970 e prese avvio nel 1981. Nell’ottobre del 1986 l’impianto venne fermato per la periodica ricarica del combustibile e, a seguito dell’esito del referendum sul nucleare, non venne più riavviato. La centrale, nel suo pur breve periodo di esercizio, produsse circa 29 miliardi di kilowatt-ora». L’ingegnere Severino Alfieri, direttore delle operazioni di smantellamento delle centrali oggi gestite da Sogin, ricorda così quella che fu la breve storia della centrale piacentina. Il proseguimento delle operazioni di decommissioning - lo smantellamento - con l’avvio del trasporto dei rifiuti radioattivi nell’impianto di Bohunice in Slovacchia, l’Amministrazione comunale lo attendeva da tempo. Alla conferenza stampa di annuncio delle operazioni c’erano anche il sindaco di Caorso Roberta Battaglia e l’assessore Luigi Bongiorni. «Siamo soddisfatti, Caorso ha però bisogno di un deposito nazionale in cui trasferire definitivamente, nel corso degli anni, il materiale radioattivo» ha detto Battaglia che con Sogin, negli ultimi tempi, si è confrontata anche sul tema della sicurezza: «E’ stato promesso un importante investimento per risolvere i problemi legati alla tutela di tutti i lavoratori» ha detto. Il futuro dell’impianto «deve essere la dismissione, sappiamo che ci vorranno ancora tanti anni: senza il tassello fondamentale del deposito nazionale questo sarebbe un problema. La giornata di oggi è un buon segno, ma deve l’area deve essere riportata a “prato verde”».

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