Dall’Ente Farnese un richiamo per conservare il patrimonio e l’arte della famiglia

L’invito all’amministrazione della città e ai piacentini ad essere consapevoli del patrimonio di arte, cultura e storia lasciato dalla dinastia Farnese. Consenso unanime alla relazione annua del presidente Gentile

«Esprimete con i fatti il vostro affetto, così come sembra dimostriate nei confronti della vostra centenaria squadra di calcio, verso Palazzo Farnese, le mura rinascimentali, i monumenti, le chiese e i palazzi di epoca farnesiana e non. Spesso ci si passa vicino senza rendersene conto, come fossero invisibili o come capita tantissime volte con le mura e i bastioni, ostacoli fastidiosi per il parcheggio, per cui ci si va contro, come per sfidarli, quasi a dire: perché sei ancora in piedi? Perché non ti fai da parte». 

Con questo appello ai piacentini, il generale Eugenio Gentile, presidente dell’Ente Farnese, ha aperto l’annuale assemblea dei soci per ratificare il bilancio 2018 e le attività connesse tra le quali la mostra di particolare rilievo "Usi e abusi di palazzo Farnese” - resa possibile grazie al consistente contributo finanziario della Banca di Piacenza - allestita nelle ex Scuderie di Maria Luigia con un seguito nel corrente anno, presso la Biblioteca Passerini Landi. La documentazione della mostra è tuttora ripercorribile grazie al volume, stampato dalla Tipleco e in vendita a un prezzo modesto. Un altro importante evento che ha interessato in parte l'Ente Farnese è stato il Convegno internazionale (marzo 2018) con interventi di soci dell'Ente e dello stesso presidente, con successiva pubblicazione degli Atti.


Sono inoltre proseguiti il riordino dell'archivio del compianto senatore Alberto Spigaroli e l’esplorazione di cunicoli che da Palazzo Farnese o dalla Cittadella Viscontea puntano verso la chiesa di S. Sisto e verso Nord in direzione della Cittadella Vegia. Nell’anno in corso si aggiunge la manutenzione straordinaria dei due ingressi di Palazzo Farnese. Per il primo, già terminato, Gentile ha ringraziato il Capo tecnico Guido Bonelli - la cui esperienza e capacità professionale acquisita in lunghi anni di lavoro all’Arsenale, ne hanno fatto un tecnico di primissimo ordine – che ha saputo indicare chi poteva eseguire il lavoro coniugando l’eccellenza del risultato con un costo accettabile. Come segnalato dalla Direttrice dei Musei Antonella Lenti, è opportuno un intervento di manutenzione alle due scale metalliche situate nel cortile del Palazzo. L’Ente Farnese vorrebbe intervenire, ma la disponibilità finanziaria annua, di poco superiore a 9 mila euro, non lo consentono. Altra azione che l’Ente vorrebbe svolgere è la valorizzazione delle due superstiti colonne della “Tagliata” di Pier Luigi Farnese mediante la realizzazione di un’apposita segnaletica. Si pensa infine di avviare un censimento dei monumenti, dei palazzi, delle chiese e comunque di quanto esiste a Piacenza del periodo farnesiano. 

CRITICITÀ FARNESIANE

PALAZZO FARNESE. Sono anni che l’Ente Farnese chiede che la Cittadella della Cultura sia realmente tale, risparmiandola dalle manifestazioni a volte scomposte che si verificano durante le celebrazioni. Il Comune ha più volte promesso che avrebbe provveduto, ma sono rimaste promesse di marinaio. E’ poi stata ri-segnalata la necessità di realizzare un ristorante o comunque un posto di ristoro “un’esigenza che crescerà ancor più quando terminati i lavori all’ex Chiesa del Carmine, il flusso di visitatori sarà in crescendo. A proposito della ristrutturazione del Carmine, Gentile ha indicato come “deprecabilissimo” il soppalco sistemato tuttora al centro di accese contestazioni. Sembra che a Piacenza – ha aggiunto - operino gli architetti più fantasiosi (vorrei adoperare un termine ben diverso, ma forse mi procurerei qualche altro amico) com’è avvenuto per bastione Borghetto. Peraltro, Piacenza sembra l’unica città dove i bastioni sono aree edificabili, eppure sui bastioni erano sistemate le artiglierie, non i capannoni e se in seguito questi sono stati costruiti, sarebbe cosa buona e giusta abbatterli per ripristinare l’originaria configurazione. Il risultato è che oggi quasi nessuno si accorge e si rende conto dell’esistenza di queste opere di architettura militare del ‘500. Parecchi sono poi i tratti della cortina muraria e i relativi bastioni caratterizzati da incuria e abbandono. (I nostri archivi on line ne offrono ampia documentazione, così per il tema della “tagliata” N.d.R.)

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L’ente Farnese ha poi lanciato la proposta di riportare in città il portale di ghisa di entrata al primo ponte ferroviario sul Po (1865). L’opera, di proprietà privata, è stata esposta a Piacenza in occasione dell’esposizione “Gotico, neogotico e ipergotico” del dicembre 1984. Il gigantesco portale in ghisa, pregevole fusione artistica industriale tutta italiana, fu per l’occasione restaurato dall’Arsenale di Piacenza; ora ”giace abbandonata”, in un giardino privato nel territorio di Carpaneto. Consenso unanime alle votazioni statutarie; numerosi e qualificati gli interventi: l’architetto Marcello Spigaroli, la dott. Antonella Gigli, il prof. Giuseppe Marchetti, il prof. Gian Pietro Molinari e l’assessore Jonathan Papamarenghi che ha avuto parole di apprezzamento per l’attività operativa e di stimolo svolta dall’Ente presieduta da Gentile: abbiamo colto il suggerimento per i parcheggi all’interno del cortile farnesiano, stiamo lavorando con L’Ausl per arrivare ad un punto di ristoro e proseguiremo su questa linea collaborativa.  

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