Giovedì, 29 Luglio 2021
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Da 70 anni in villeggiatura a Ferriere: «Qui l’aria buona e le amicizie giuste»

La 101enne Carla Pagani dal 1951 non manca mai l’appuntamento: «La mia famiglia tra le prime a trascorrere le vacanze in Alta Valnure, quando l'evento della giornata era l'arrivo della corriera»

La signora Carla Pagani

Viene in vacanza tutti gli anni a Ferriere dal 1951. La signora Carla Pagani, 101 anni già compiuti, non manca mai l’appuntamento, da settant’anni, con l’estate in Alta Valnure, dove «respira l’aria buona».

Nata il 10 aprile del 1920 a Pontedellolio, figlia del capostazione della Littorina Piacenza-Bettola, all’età di 8 anni si trasferisce in città. Faceva l’apprendista sarta quando, a 17 anni, conobbe il marito, Mario Dossena, figlio del titolare dello storico negozio di abbigliamento di via XX Settembre e sposato a 22 anni. Mario (scomparso nel 1996) e Carla durante la Guerra sono sfollati a Podenzano, ma costruiscono lo stesso la loro famiglia: nascono i figli Maurizio, Giuseppe (entrambi docenti e molto conosciuti in città per la loro attività professionale) e Teresa. Finita la Guerra la famiglia Dossena torna a vivere in città. Nel Dopoguerra il Paese vuole mettersi alle spalle le sofferenze degli anni precedenti. Così la famiglia Dossena nel periodo estivo frequenta inizialmente un po’ Rivergaro, Perino e Bettola.

Come è nato il legame con Ferriere? «Mio marito venne a fare un campo militare qui – racconta la signora Carla - e gli piacque molto il paese. È stato lui a trasmetterci questo amore per Ferriere. Il suo capitano una mattina gli disse: “Facciamo una marcia sul Monte Bue, se ci fosse una bella giornata siamo capaci anche di vedere il mare”». Da quel momento scoppiò il legame verso questo paese, che ancora non aveva alcuna velleità turistica.

Nel 1951 la prima villeggiatura, ospiti della famiglia Boeri. «Le strade non erano asfaltate, non c’erano telefoni in giro né televisioni». Il figlio ricorda un aneddoto: «Per vantare l’appartamento dove andavamo a stare, il proprietario disse che alle “Cinque del pomeriggio si vede arrivare dalla finestra la corriera”. L’arrivo della corriera era l’evento della giornata!». In seguito si spostano dai Carini e, poi, in via Genova, dal 1958.

Verso la fine degli anni Cinquanta iniziano a trasferirsi da queste parti le prime famiglie di villeggianti dalla città. Carla e il figlio Giuseppe le passano in rassegna: Maini, Rossi, Amendolara, Foppiani, Italia, Vincenzo Stoto a cui poi è stato intitolato il rifugio Gaep di Selva. Mario, grande appassionato di cinema, proiettava film come “Charlot” di Charlie Chaplin o “Il grasso e il magro” di Roman Polanski in 8mm sul muro di una casa: «Era il “drive-in” di Ferriere». O il massimo del divertimento poteva essere la conquista della vetta del Carevolo: con il binocolo i figli guardavano dall’alto la madre sventolare una coperta dalla finestra per farsi vedere.

Negli anni ’60 il boom economico arriva anche a queste latitudini insieme alle automobili. «L’estate a Ferriere era “vita di gruppo”. Si andava tutti assieme alla locanda dei “Tassi” (oggi Antica Osteria dei Mercanti). Alla domenica le signore si vestivano in tailleur e cappello, gli uomini in giacca e cravatta, con l’abito fresco di lana e le scarpe lucide. Solo per passeggiare a Ferriere e andare a pranzo dai Tassi. E da Piacenza sempre più gente veniva e si innamorava del posto».

Anche l’albergo Grondana era un luogo di aggregazione, con la sua terrazza. Il juke-box attirava i giovani, con poche lire si sentivano le canzoni del momento. «Molti di noi villeggianti – incalza il figlio Giuseppe - hanno conosciuto in queste circostanze le rispettive metà. Ad esempio festeggio 60 anni di conoscenza con mia moglie». Altre attività erano le gite al Lago Moo - «meta obbligata», ed escursioni, pic-nic, giri con la jeep («Noi avevamo una Willys americana»). «Si mangiava assieme, si suonava e si cantava», ricorda Giuseppe, mentre la madre ci tiene a far sapere, cantando, che si ricorda a memoria strofe e filastrocche di canzoni composte su Ferriere dai suoi devoti villeggianti. «E poi la pesca: il Nure era un torrente prodigioso».

Negli anni ’70, mentre i figli delle famiglie storiche di villeggianti si affezionano al paese, Ferriere vive il suo momento di massimo splendore e sente la necessità di espandersi. Tanto che bisogna costruire nel capoluogo nuovi alloggi, in due lottizzazioni: nascono la “Gabetti” sul lungo Nure e “Casa Rossa”, nella parte alta del paese. Il turismo esce dai confini piacentini: arrivano anche i milanesi a soggiornare. Trend poi confermato anche negli anni ’80 e ’90.

«È stata un’epoca irripetibile – osserva Giuseppe -, ma i discendenti di quelle famiglie sono rimasti legati a questo paese, le amicizie si conservano e si consolidano nel tempo. Ci auguriamo che Ferriere possa mantenere il suo prestigio di località di villeggiatura. E auspichiamo che migliori la strada statale per arrivarci. Ci vuole molto tempo per viaggiare e l’asfalto è davvero in pessime condizioni».

Siamo nel 2021 e, da qualche mese, superata la boa dei cento anni di vita, la signora Carla è in carrozzina e assistita da una badante. Ma non ha voluto mancare all’appuntamento con le sue vacanze ferrieresi. Perché continua a preferire questo posto ad altri? «Ci vengo volentieri – chiarisce - c’è l’aria buona e ci sono le amicizie giuste. Ho sempre vantato questa località con tutti in città. Grazie alla mia età ho conosciuto tantissime persone da queste parti: purtroppo molte di loro non ci sono più, l’unica tristezza che mi porto dentro del posto è questa. Ma ricordo tutti con affetto».

Con il figlio Giuseppe Dossena-2

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