L’originale orto a ritmo diverso è a Rompeggio di Ferriere

Aria pura, verdura buona, sana di un gusto particolare e a chilometro zero

All’ingresso del paese ogni fine settimana dell’alta stagione turistica estiva, si concreta quella che con fantasia potrebbe essere definita un’associazione temporanea d’impresa o meglio un’associazione virtuale di scopo. In realtà Franco Boeri, imprenditore agricolo, ospita nel suo minuscolo punto vendita “di Ferriere” posto in prossimità del ponte sul Nure, la produzione di ortaggi a km zero dell’azienda “BioGigi” di Rompeggio. I due forniscono un esempio di quella multifunzionalità che consente un’attività agricola professionale in montagna.

Boeri, di recente nominato presidente della C.I.A. provinciale (Confederazione Italiana Agricoltori), da una decina di anni, dopo una lunga esperienza come dirigente (è stato direttore di Acap, ora Seta, azienda dei trasporti pubblici), conduce una piccola azienda a Boeri di Ferriere dove produce patate, miele e piccoli frutti, con un laboratorio per confezionare miele e marmellate ed anche un piccolo agriturismo (solo alloggio), attività che soddisfa un suo antico amore e una passione della giovinezza.

Titolare dell’azienda “BioGigi” è Luigi Cremonesi, cinquantenne piacentino, sposato. Diplomato Perito agrario ha svolto 23 anni di lavoro con la multinazionale Coca Cola e 5 in una Cooperativa sociale nella quale si era occupato anche di agricoltura biologica. Alcuni anni fa ha deciso di rinnovare il suo stile di vita. Memore delle vacanze estive trascorse per 35 anni a Rompeggio (4,5 km da Ferriere), proprio qui, a oltre 1.100 metri di altitudine, ha progettato dal punto di vista tecnico ed economico e poi realizzato, una piccola azienda orticola di montagna estesa su circa 7 pertiche, suddivisa in otto appezzamenti lavorati con un motocoltivatore e soprattutto con attrezzi manuali. Nelle varie stagioni produce patate, topinantur, cipolle, pomodori, sedano rapa, verze, radicchio di Treviso, zucche; i fagioli Bianchi di Spagna, i Borlotti Lamon e qualche altro ortaggio; il tutto secondo le tecniche biologiche delle quali è in attesa della relativa certificazione. IMG_1248-2

Originale punto commerciale, capoluogo a parte, è il sistema di distribuzione degli ortaggi attuato a Rompeggio. “BioGigi” allinea i prodotti, sicuramente a Km zero, su un bancone in confezioni molto spartane ma funzionali, dopodiché va al lavoro nei “campi”. Durante la giornata i clienti si servono in tutta libertà depositando in una cassettina un corrispettivo il cui importo a volte è consigliato e altre no. In fin di giornata il titolare dell’attività ritira l’incasso che, sino a oggi ha sempre corrisposto alle attese e che gli fornisce lo stimolo a continuare l’attività con entusiasmo.

L’intervista

Questo fantasioso modello di orticoltura è esportabile in altre zone di montagna?

Naturalmente sì, ma vanno selezionati i terreni scegliendo luoghi esposti al sole, studiati i dislivelli in modo da rendere le pendenze naturali utili all’irrigazione che preferibilmente sarà goccia a goccia. Si tratta di orti a ritmo diverso che richiedono tanta passione e accorgimenti specifici via via suggeriti dall’esperienza. 

Le piante generalmente amano una temperatura minima sopra ai 15 gradi, per questo l’orto in montagna è fattibile in un periodo di tempo decisamente limitato: tocca partire a fine maggio con semine e trapianti per finire all’inizio dell’autunno. Ci sono meno parassiti e malattie fungine. Altura e clima riducono decisamente i problemi fitosanitari perché generalmente sono ostili ai parassiti.

- E’ pensabile di prolungare la stagione produttiva con tunnel o mini serre? 

Lo ritengo molto difficile. Un tunnel freddo o coperture in tessuto non tessuto non riusciranno a salvaguardare le verdure da inverni gelidi e nevosi. La serra calda è certamente antieconomica visto il costo del riscaldamento. Le temperature più rigide e il tempo limitato comportano di doversi accontentare di un solo ciclo di produzione all’anno di specie e varietà di verdura a ciclo breve.

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