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Lavoro domestico, 500 domande per sanatoria da Cgil e Cisl: «Stallo di mesi per iter rigido, a rimetterci sono le più fragili»

Gli Uffici stranieri delle sedi locali dei due sindacati: «Ulteriori restrizioni del Ministero sui requisiti causa della scarsa percentuale di istanze finora giunte a conclusione»

(repertorio)

«Le badanti passano il tempo per lo più chiuse in casa con le persone delle quali si prendono cura, fanno pochissima “vita pubblica”, se hanno prove della propria presenza in Italia del dicembre 2017, allora che si fa? Non se ne tiene conto?». Troppe le contraddizioni e gli ostacoli introdotti dalle circolari del Ministero dell’Interno nella procedura di regolarizzazione dei cittadini stranieri 2020, secondo Alessandro Pigazzini e Maja Grubisic, rispettivi referenti dell’Ufficio stranieri di Cgil e di Cisl di Piacenza. Una «maglia strettissima in cui rientrare», ulteriormente irrigidita dalle novità introdotte a lavori già chiusi, come quella di attestare sì la propria presenza in Italia prima della data dell’8 marzo 2020, «ma con una prova “recente”, a partire dal 1 gennaio 2018 (o 2019), a seconda dell’interpretazione della norma “vaga” da parte delle singole prefetture; prove prodotte da chi esercita funzione di pubblico ufficio e di conseguenza non così scontate per chi si trova nel nostro Paese in condizione di clandestinità». Incoerenze della sanatoria messe in luce dai due referenti degli uffici, che nel Piacentino - dal 1 giugno al 15 agosto scorso - hanno preso in carico complessivamente 500 domande per i soli lavoratori domestici. A distanza di nove mesi dalla chiusura della finestra prevista dal decreto Rilancio per l'emersione di un rapporto di lavoro irregolare (quindi già in corso) o per l'instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro con un cittadino straniero, le domande il cui iter finora è giunto a conclusione - trasformandosi di fatto in permesso di soggiorno – contano una percentuale molto bassa, «forse il 10 o 15% di quelle da noi inoltrate» sottolineano. Un lungo stallo non addebitato alla Prefettura di Piacenza, che anzi ringraziano - «ci sono sempre state la massima disponibilità e collaborazione, oltre che un continuo supporto, tutti fattori non scontati» -, ma alla “struttura” stessa della procedura e alle successive circolari, «che invece di snellire il percorso lo hanno reso ancora più inflessibile».

«Dopo il parere positivo da parte della Questura e dell’Ispettorato del lavoro, la documentazione nell’autunno scorso è stata depositata allo sportello unico Immigrazione della Prefettura, per essere analizzata dai funzionari – spiega Pigazzini. «Uno dei requisiti fondamentali per lo straniero era quello di poter attestare la propria presenza qui prima dell’8 marzo, ma a differenza delle sanatorie precedenti, in cui erano valide anche le dichiarazioni di figure “autorevoli”, come ad esempio un parroco, la prova deve essere obbligatoriamente certificata da un ufficio che fa funzione pubblica, limitando quindi ulteriormente il campo». Prove - precisa - quali un timbro sul passaporto, il certificato di una visita in ospedale, un controllo delle forze dell’ordine, l’acquisto di un contratto telefonico o il trasferimento di denaro dall’Italia all’estero con Money transfer. «Le circolari del Ministero, emesse a domande già inoltrate, hanno ristretto in un secondo tempo il periodo a cui dovevano risalire queste verifiche, rendendo così necessaria una continua richiesta di integrazioni per riuscire a mandare avanti l’iter, causandone il rallentamento. Oltre al danno la beffa insomma: non solo vengono richiesti 500 euro per presentare l’istanza di emersione, ma ci si deve poi confrontare con una normativa rigidissima, in cui è molto difficile riuscire ad avere tutti i requisiti a posto». Rigidità che secondo i referenti, penalizzano le categorie più fragili, come quella delle badanti; circa il 70% delle domande presentate dagli uffici di Cgil e Cisl, riguardano donne che assistono e curano anziani o persone in difficoltà. «La grande maggioranza di loro arriva dall’Ucraina, in second’ordine dall’Albania e dalla Moldavia e hanno prevalentemente tra i 40 e i 55 anni di età» aggiunge Maja Grubisic. «Spesso le famiglie le intercettano attraverso il passaparola e visto che si tratta di un impegno molto sensibile, in cui si crea anche un rapporto di intimità e fiducia con i datori di lavoro, quando si trova la persona giusta ovviamente si cerca di fare il possibile per non perderla. Per questo l’apertura di una finestra di regolarizzazione crea grande attesa, anche perché altrimenti ci si sente in doppio errore a non approfittarne. Questa legge, così concepita, appare quindi un controsenso. Le badanti conducono un’esistenza di basso profilo, spesso si appoggiano ad altri per commissioni di qualsiasi tipo, certo non sono andate in giro pensando di produrre prove della propria permanenza in Italia. Abbiamo fatto il possibile per documentare al meglio ogni situazione e arrivare al risultato».

Uno “sblocco” dell’empasse già in corso da alcune settimane a Piacenza, con l’accelerazione delle convocazioni per il permesso di soggiorno «grazie all’arrivo del personale aggiuntivo e alla pronta risposta della Prefettura, che ha mantenuto con i nostri uffici un dialogo costante, nell’interesse dei cittadini che hanno presentato le richieste» sottolinea Pigazzini. Entrambi i referenti degli uffici concordano anche sull’inefficacia delle procedure di sanatoria nel complesso contesto dell’immigrazione e del lavoro: «Serve una riforma della legge strutturata ed equa».

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