Martedì, 22 Giugno 2021
Attualità

«Lo sport e gli oratori sono antidoti a stili di vita affidati al superfluo»

La riflessione del maestro di sport Carlo Devoti: «Le tecnologie purtroppo sostituiscono le potenzialità personali»

Con tutti i milioni di sportivi veri e falsi che abbiamo in Italia c’è voluto un Papa per comunicare ciò che lo sport può dare a chi lo pratica coerentemente ai carlo devoti-4suoi valori. Lo sport infatti non è buono di per se ma solo quando suscita rispetto, onestà, collaborazione, unità, igiene del corpo e della mente…Già Pio XII metteva in guardia e, rivolgendosi al mondo dello sport agonistico  il 9 ottobre 1953, diceva:

"Tornerà forse a danno della tecnica una concezione spirituale e quasi ascetica dello sport? Al contrario! E' accaduto di recente che da più parti si è invocato il ritorno degli atleti allo sport "puro", cioè a quella finalità ed a quei metodi, che nulla hanno in comune con il così detto "mercantilismo" e "divismo", ai quali vengono sacrificati gli altri ideali, la giustizia, la sanità degli atleti e il buon nome della nazione, che si vuole rappresentare nelle gare. È da deplorare l'errore che vorrebbe illimitato il diritto di disporre del proprio corpo, e quindi sottoporlo a rischi evidenti, a fatiche logoranti oppure al fine di ottenere ciò che le proprie forze sono incapaci di dare, di assorbire sostanze estremamente dannose, come forti stimolanti, i quali oltre a danneggiare, forse irreparabilmente, l'organismo sono giudicati dai periti come una frode. Non lieve, in questi casi, la responsabilità anche degli spettatori, degli organizzatori e degli scrittori, quando essi esaltano il rischio temerario od esigono dagli atleti sforzi disumani”.

Anche Giovanni Paolo II ebbe modo di intervenire a tale proposito rivolgendo ai giovani il seguente monito: “scegliete uno sport che vi piaccia, e non limitatevi a guardarlo ma praticatelo, lasciate che la fatica e la gioia dell’ esercizio fisico, l’arte di ogni specialità diventino un vostro personale modo di esprimervi. Vedrete allora i vostri vicini come alleati ed amici, ogni sportivo vero come pari a voi, ogni momento della vita come occasione per esercitare il vostro impegno nel rispetto degli altri, la vostra stessa forza e vigore come occasione di aiuto a chi ne ha meno di voi , la vostra personalità come espressione di energia e di nobili virtù umane”. Ora, Papa Francesco, si rivolge prevalentemente ai Maestri dei campioni con queste parole: "Nel momento della vittoria di un atleta non si vede quasi mai il suo allenatore: sul podio non sport-2sale, la medaglia non la indossa, le telecamere raramente lo inquadrano. Eppure, senza allenatore, non nasce un campione: occorre qualcuno che scommetta su di lui, che ci investa del tempo, che sappia intravedere possibilità che nemmeno lui immaginerebbe. Che sia un po’ visionario, oserei dire. Non basta, però, allenare il fisico: occorre sapere parlare al cuore, motivare, correggere senza umiliare. Più l’atleta è geniale, più è delicato da trattare: il vero allenatore, il vero educatore sa parlare al cuore di chi nasce fuoriclasse. Poi, nel momento della competizione, saprà farsi da parte: accetterà di dipendere dal suo atleta. Tornerà in caso di sconfitta, per metterci la faccia".

Questi insegnamenti trovano le loro radici in quello Spirito Olimpico dettato da Pindaro 2500 anni fa e ripreso da De Coubertein per promuovere le Olimpiadi Moderne con il motto citius, altius, fortius. Spirito troppo spesso tradito causa tutti quegli interessi economici che ruotano intorno allo sport impoverendolo sempre più dei suoi valori originali. Ciò che lascia perplessi è l’indifferenza che oggi è presente nelle diverse agenzie educative che dovrebbero esprimere segnali d’allarme ed invece sembrano indifferenti a come oggi lo sport e l’arte potrebbero contribuire, se ben praticati, a contrastare l’impoverimento psico-fisico e morale delle nuove generazioni i cui stili di vita si affidano sempre più al superfluo e a tecnologie che ne sostituiscono le loro potenzialità.

Fra queste desidero rivolgermi prevalentemente agli Oratori che per la mia generazione non solo hanno rappresentato i luoghi ideali per l’ incontro fra i giovani ma soprattutto luoghi di educazione dove si poteva approcciarsi allo sport in un modo corretto i cui risultati sono visibili ancora oggi. A tale proposito mi piace concludere con una affermazione scritta da Lev Tolstoj e che ritengo di grande attualità: “Ed ecco l'Occidente, il corrotto Occidente […] mi ha salvato dalla nebbia russa che mi ottundeva la testa e mi ha insegnato la vera capacità di ragionamento. Se avessi vissuto in Russia cento anni, non avrei appreso quello che ho appreso in un solo mese all'estero. La prima cosa che ho appreso è che non bisogna ragionare, ma fare. […]. Compresi che non era con dei ragionamenti nudi e ingenui – che sono noti a tutti da molto tempo e che hanno stancato tutti, con i quali vivere diventa soltanto noioso e ancora più difficile – che si poteva andare avanti e contribuire al movimento degli altri, ma soltanto con l'attività, costante, tenace e giudiziosa. Questo solo è proficuo”.

Carlo Devoti, Maestro dello Sport

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