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Lunedì, 23 Maggio 2022
In Cattolica

«Saranno efficaci le sanzioni nella guerra tra Russia ed Ucraina?»

Il professore Raul Caruso, ordinario di Politica economica alla Cattolica di Milano intervenuto ad un seminario dal titolo "Aspetti economici della guerra tra Russia e Ucraina”

«Di fronte al rischio di una imponente catastrofe umanitaria l’economia può giocare un ruolo cruciale grazie alle sanzioni. Si tratta di una “punizione economica”, ma sovente sono poco efficaci». Questa una delle considerazioni espresse dal professore Raul Caruso, ordinario di Politica economica presso la sede di Milano della Cattolica intervenuto ad un seminario dal titolo "Aspetti economici della guerra tra Russia e Ucraina”. Dopo l’introduzione del professore Enrico Bellino del Dipartimento di Scienze economiche e sociali, Caruso ha spiegato che la Russia potrebbe risentirne per via della sua fragile economia che si caratterizza per essere un sistema economico non industriale. Solo il 13% del Pil è infatti riconducibile all’industria, dipende dalle materie prime ed è fortemente militarizzato, con il 5% del prodotto interno lordo riconducibile a spese militari. Come se non bastasse la Russia negli ultimi anni ha aumentato la sua capacità di esportare armamenti, è il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti, portando il suo portafoglio di clienti a 45 stati. Un modo per dire che il prodotto interno lordo di uno stato non è mai “neutrale” e quando nelle economie il peso della militarizzazione è troppo elevato, autonomamente queste si impoveriscono con il risultato pericoloso di essere più inclini agli interventi armati. In altre parole, la stessa ricetta economica che sta applicando Vladimir Putin.

Raul Caruso Unicatt-2«La guerra - ha proseguito Caruso - ha tagliato fuori dall’economia globale un pezzo importante del mondo come la Russia e la stessa Ucraina che è molto ricca di materie prime, per certi versi più della Russia. In questo momento questi paesi sono fortemente condizionati dallo scenario bellico, non stanno producendo o comunque non stanno esportando. Ci sono le navi ferme nei porti che non possono partire con merci fondamentali per noi, come il grano e i fertilizzanti. L’unico bene che continua ad arrivare da quella porzione di mondo è il gas russo, anzi ne arriva anche di più rispetto al passato. Sono paesi che detengono una quota consistente di materie prime che si stanno fermando a causa della guerra. E come reazione al conflitto e alla sua eventuale espansione sono state prese sanzioni significative che rendono più complicate le relazioni commerciali, soprattutto tra la Russia e il resto del mondo. Una parte importante dei paesi occidentali hanno elevato queste sanzioni, mentre altri paesi, come la Cina, la Turchia e l’India non lo hanno fatto. Stiamo vivendo un passaggio certamente molto critico». A parere di Caruso è certa (come già sta avvenendo) una crescita dell’inflazione. «Servono - spiega - interventi dei governi anche se è molto complicato agire. Ci si dovrà preparare, “rebus sic stantibus”, anche al razionamento di alcune materie prime.  Già oggi alcune fabbriche hanno ridotto o addirittura sospeso la produzione per la carenza delle materie prime o perché non è conveniente produrre a questi prezzi. Occorre precisare che il problema non tocca gli approvvigionamenti alimentari, questo non è un tema immediato per il momento. Soffriremo l’aumento dei prezzi, ma non l’assenza delle merci negli scaffali dei supermercati. Ad esempio, è particolarmente esposta la filiera zootecnica, e questo potrebbe comportare un aumento di alcuni generi alimentari. Dovremo prepararci ad un razionamento dei consumi di alcuni beni se la guerra andrà ancora avanti nei prossimi mesi. «Di fatto - secondo Caruso- le sanzioni intervengono in un sistema economico che già si era preparato e c’è il rischio che la popolazione russa si stringa di più al suo dittatore. Ed per di più c’è un avvicinamento con la Cina. C’è già un accordo per il rifornimento di gas naturale perché la Cina soffre molto l’inquinamento per l’uso del carbone, in ogni caso la Cina non sacrificherà il suo settore manifatturiero che è molto globalizzato. Sta a guardare e aspetta».

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