Scuola e Covid-19, riammissione in aula dopo l’assenza: come comportarsi

Dalla Direzione dell’assessorato alle Politiche per la salute le “Indicazioni operative per la riapertura delle scuole e per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole dell’Emilia-Romagna”. Documento già inviato a tutti i soggetti interessati

Dopo l’emergenza Coronavirus, cosa succede dal 14 settembre in poi se un alunno rimane a casa per più giorni con febbre, malessere o altre indisposizioni? Lo chiariscono la Regione, con l’assessorato alle Politiche per la Salute, e l’Ufficio scolastico regionale (Usr) attraverso le “Indicazioni operative per la riapertura delle scuole e per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole dell’Emilia-Romagna”. Documento che è stato inviato ai dirigenti scolastici, coordinatori didattici, responsabili della sanità pubblica, pediatri e medici di medicina generale di tutto il territorio regionale. Nello specifico, in caso di sintomi che abbiano causato l’allontanamento dalla scuola di un alunno o l’assenza per più giorni, in base alla valutazione del pediatra di libera scelta o del medico di medicina generale, potranno verificarsi due situazioni.

Se si sospetta un caso di Covid-19, il pediatra di libera scelta (o medico di medicina generale) valuta se richiedere, con le modalità in uso nella propria Azienda, l’esecuzione del tampone diagnostico. In caso di esito positivo, il Dipartimento di sanità pubblica avviserà il referente scolastico Covid-19 e l’alunno rimarrà a casa fino alla scomparsa dei sintomi e all’esito negativo di due tamponi, eseguiti ad almeno 24 ore di distanza, seguendo le indicazioni del Dipartimento in merito alla riammissione in comunità.

L’alunno rientrerà poi a scuola con attestato del Dipartimento di sanità pubblica di avvenuta guarigione. In caso di negatività, invece, il pediatra di libera scelta (o medico di medicina generale), una volta terminati i sintomi, produrrà un certificato di rientro in cui deve essere riportato il risultato negativo del tampone. Coerentemente con il Piano Scuola 2020-2021 del ministero dell’Istruzione, nelle Indicazioni operative “si rimanda alla responsabilità individuale rispetto allo stato di salute proprio o dei minori affidati alla responsabilità genitoriale”.

Nel caso, invece, di sintomatologia non riconducibile al Covid-19, il pediatra di libera scelta (o medico di medicina generale) gestirà la situazione come normalmente avviene, indicando alla famiglia le misure di cura e concordando, in base all’evoluzione del quadro clinico, i tempi per il rientro in comunità. Come previsto dalla legge regionale 16 luglio 2015, n.9 – art. 36 (“Semplificazione delle certificazioni sanitarie in materia di tutela della salute in ambito scolastico”) – non è richiesta certificazione medica per la riammissione alla frequenza scolasticané autocertificazione della famiglia.

Anno scolastico al via, Tarasconi (Pd): «Screening istantaneo per isolare i contagi senza interrompere le lezioni»

L’obiettivo della Regione: 25mila tamponi al giorno entro poche settimane e sensibilizzazione dei più giovani (il 50% dei nuovi contagiati ha meno di 30 anni)

«La Regione Emilia-Romagna ha fatto un lavoro importante e oggi, con tutte le incertezze legate a un momento storico che nessuno di noi per fortuna aveva mai vissuto prima d’ora, possiamo dire di essere sufficientemente pronti ad affrontare l’inizio dell’anno scolastico avendo considerato tutti gli aspetti critici». E’ la valutazione della consigliera regionale del Pd Katia Tarasconi al termine della Commissione congiunta scuola e sanità che si è riunita questa mattina a Bologna alla presenza degli assessori competenti Paola Katia Tarasconi-19Salomoni (Istruzione) Raffaele Donini (Sanità) invitati a fare il punto della situazione visto che, oggi più che mai, salute e istruzione sono temi legati a doppio filo. 

«Ci sono ancora incertezze e dubbi - prosegue Tarasconi - anche perché il Governo centrale è in ritardo su molti aspetti che riguardano la scuola ormai a pochi giorni dalla prima campanella, e un ruolo fondamentale nella partita contro il virus lo avranno tutti i cittadini chiamati a un grande senso di responsabilità nel segnalare immediatamente le proprie condizioni di salute e quelle dei loro figli per consentire di contenere eventuali focolai. Ma quel che la Regione poteva fare in termini di allestimento e potenziamento della “macchina” di prevenzione e tracciamento, lo ha fatto». La consigliera dem si riferisce in particolare ai dati forniti dall’assessore Donini con riferimento ai test sierologici, ai test rapidi e ai tamponi. Dati che parlano di una “potenza”, nel caso fosse necessario, di circa 25mila tamponi al giorno sul territorio regionale. E’ l’obiettivo che la Regione si prefigge di raggiungere entro poche settimane partendo dagli attuali 10mila tamponi al giorno che diventeranno 15mila entro fine mese grazie agli accordi che si stanno definendo con le farmacie e i medici di base emiliano-romagnoli. Il potenziamento dello screening è stato pensato anche per il personale scolastico ad ogni livello e, in genere, per tutta la popolazione scolastica allargata che comprende studenti, genitori e parenti: «Avere la possibilità di accedere ai test e se necessario ai tamponi con risultati forniti in poco tempo - precisa Tarasconi - è la chiave per tenere sotto controllo la situazione soprattutto in un periodo come quello invernale, con i sintomi da covid che si sovrapporranno ai sintomi da influenza stagionale». E proprio questo è uno dei temi toccati dalla consigliera del Pd nel suo intervento in Commissione. Intervento al quale l’assessore alla Sanità ha risposto spiegando che quest’anno in Regione verrà aumentato del 40% il numero dei vaccini anti-influenzali disponibili in modo da ridurre ancora di più l’impatto del virus influenzale. 

E sempre nel corso del suo intervento, Tarasconi ha parlato dell’abbassamento dell’età media dei contagiati rispetto all’inizio della pandemia quando il coronavirus sembrava colpire quasi esclusivamente le persone anziane: «Oggi la metà dei nuovi contagiati ha un’età compresa tra i 10 e i 29 anni, quindi è in questa fascia di età che dobbiamo concentrare i nostri sforzi in termini di sensibilizzazione. Anche in considerazione del fatto che moltissimi sono asintomatici». E in effetti basti pensare che a Piacenza, solo nella giornata di ieri, 9 settembre, sono stati effettuati 838 tamponi, 7 di questi sono risultati positivi e ben 6 asintomatici. 

Un “problema”, questo degli asintomatici, difficilmente affrontabile. «Quel che possiamo fare è muoverci tempestivamente non appena si è di fronte a un caso di contagio accertato» dice Tarasconi. E con riferimento alla scuola, qualora in una classe dovesse esserci un positivo al covid, scatterebbe immediatamente l’obbligo di mascherina anche al banco per tutti i compagni e la quarantena per la classe o l’intero plesso scolastico a seconda di quel che decideranno i dipartimenti di sanità pubblica e per il periodo di tempo limitato allo svolgimento dell’indagine epidemiologica. «L’obiettivo - spiega la consigliera regionale - è consentire la continuità didattica anche se dovesse verificarsi un contagio all’interno di una classe». 

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Ultimo tema sollevato da Katia Tarasconi in Commissione riguarda la necessità di allargare l’attenzione agli ambienti extrascolastici altrimenti si rischia di vanificare gli sforzi fatti nelle scuole: «Trasporti, attività sportive, oratori, luoghi di ritrovo. Lo sforzo deve essere quello di rendere questi ambienti sicuri, e molto dipenderà da quanto riusciremo a far capire alle ragazze e ai ragazzi l’importanza del distanziamento e dell’igiene, ma anche l’importanza di segnalare tempestivamente le proprie condizioni in caso di febbre». Un punto, quest’ultimo, su cui si è detto d’accordo anche l’assessore Donini che ha concluso auspicando che nei primi giorni di questo nuovo anno scolastico gli insegnanti si dedichino anche a formare i propri studenti sui comportamenti da tenere e sull’importanza di farlo. Solo così riusciremo a convivere con la pandemia e uscirne. 

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