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Società Dante Alighieri, celebrati i 130 anni dalla fondazione

Due conversazioni particolarmente approfondite, hanno accompagnato il 130 esimo anniversario della fondazione della Dante nazionale e piacentina

La Società Dante Alighieri quest’anno ha celebrato il 130° della nascita (1889-2019) sia in sede nazionale che in sede piacentina. Per quanto riguarda la nostra città, la notizia della costituzione fu data dal settimanale piacentino “Il Gotico” nella prima pagina del 15 dicembre 1889. Piacenza si dimostrò immediatamente sensibile alla finalità statutaria della “Dante” (divulgazione e tutela della lingua e cultura italiana) e oltre ad essere la prima sede territoriale provinciale, ha annoverato nel tempo insigni esponenti piacentini all’interno del proprio consiglio direttivo. L’anniversario è stato accompagnato con un trittico sui Canti XI, XIII, XVI del Purgatorio della “Commedia” dantesca e con una conversazione sul Ruolo della cultura nella vita e nella formazione della persona, entrambi gli incontri sono risultati particolarmente approfonditi.

Il padre scalabriniano Stelio Fongaro, chiarissimo nel commento e nel suo dire, ha tenuto attenta l’attenzione degli intervenuti con un “trittico” di canti danteschi del Purgatorio iniziando con la preghiera del “Padre Nostro”, quale massima supplica di umiltà, peraltro provenuta direttamente da Cristo, e attraverso la quale implicitamente Dante dimostra la consapevolezza di non essere egli stesso esente da tale colpa.  Nel successivo XIII canto il Poeta incontra gli “invidiosi”: l’invidia è “cieca”, e dunque gli spiriti hanno le palpebre “cucite”, non vedono, e si appoggiano l’uno alla spalla dell’altro in reciproco ausilio, a significare che l’amore di Dio è ausilio solo per chi ha carità verso i propri simili. A conclusione il Canto XVI: l’incontro con gli iracondi, il cui sito è denso di fumo scurissimo, alla pari di quando si è colpiti dai gravi “fumi” dell’ira. E qui Dante incontra Marco Lombardo, uomo di corte, attraverso le cui parole il poeta richiama il “libero arbitrio” dell’uomo, cioè la libertà umana di “scegliere” tra il Bene e il Male, sicché se vi è del male, e della corruzione immane nel mondo, ciò non dipende dalla volontà divina, ma dall’uomo che mal gestisce la propria volontà.

Il secondo incontro, svolto con la collaborazione della “Famiglia Piasinteina”, nella sede di via San Giovanni, stato introdotto da Valeria Costa che ha sottolineato il parallelismo fra la “coltivazione della mente” e la coltivazione “agricola”, nel senso che il termine “coltivare” esprime e che si affianca anche al significato di “cultus” legato a venerazione e serio rispetto anche religioso. La cultura, invero, richiama la virtù, intento di realizzazione della propria “umanità” positiva.

Il presidente della Dante piacentina Roberto Laurenzano ha quindi richiamato la finalità istituzionale della Società (elevata a Ente Morale con R.D. del 1893) quale divulgatrice della lingua e cultura italiana, «non solo letterario-poetica, ma anche di ogni settore formativo di interesse della persona, evidenziando come il “nozionismo”, utilissimo e anche necessario benché non indispensabile ai fini culturali in senso proprio, sia qualcosa di “statico”, elementi che si chiudono nella scatola mentale, a espressione di una più o meno ricchezza di “notizie” e “informazioni” che però rimangono ferme e statiche, quasi a mo’ di “collezione”».

«La cultura-ha proseguito - è invece continuo dinamismo, progressiva e ininterrotta costruzione intellettiva, grazie ad una costante presa di coscienza riflessiva e di maturazione interiore e dunque intima crescita mentale. Processi non necessariamente legato al conseguimento di titoli di studio. Questi possono favorirlo, ma non determinarlo. È noto l’aforisma della “saggezza del contadino”, il quale, pur in genere non in possesso di particolari diplomi o lauree, ha sovente interiori capacità valutative di vita. Ma la cultura è anche rispetto delle tradizioni di storia e costumanze che si tramandano e che sarebbe errato aprioristicamente voler abbattere. E che cosa dire dei “mass-media” di oggi? Sono solo utilissimi mezzi tecnologici ma il mondo “cartaceo” rimane tuttora il miglior metodo per una seria formazione.  Solo eventuali invenzioni future forse potranno sostituire il “libro”, oggi ancora fonte vera “culturale”. La “carta stampata”: si legge e si rilegge, si assimila e si riflette, si interiorizza e si matura».

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