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Le sorelle Milva e Cristina Borre'

Le sorelle Milva e Cristina Borre'

«Temiamo altri ritardi al cantiere di ponte Lenzino»

Continua l'attesa dell'Alta Valtrebbia. Cristina Borre’ (bar “La Fragolina”): «Tra Covid e Lenzino qua non si vedono passare moto. Speriamo che il ponte provvisorio arrivi prima dell’estate, ma il cantiere procede a rilento anche con il bel tempo»

Immaginate di spendere 25 minuti in più all’andata e 25 al ritorno tutti i giorni, per raggiungere il posto di lavoro, la scuola, un familiare bisognoso di cure e assistenza. Come se un pendolare verso Milano tutti i giorni perdesse un'ora in più, a causa del ritardo dei treni. Per immedesimarsi nelle difficoltà logistiche degli abitanti dell’Alta Valtrebbia, basterebbe fare due conti su sé stessi. È il disagio che sta vivendo sulla sua pelle chi è rimasto a vivere da queste parti e ha subito la “mazzata” del ponte Lenzino crollato.

Percorrendo la strada alternativa al Lenzino (la sp  73 di Lago fino a Pieve Montarsolo, poi la strada provinciale 186) si arriva alla sp 24. Quantomeno è da rimarcare l’impegno della Provincia di Pavia e di quella di Piacenza, che hanno effettivamente migliorato le condizioni precarie dell’asfalto. Ma la strada non è nein grado di sopportare il carico di una Statale 45 che collega Piacenza a Genova.

Valtrebbia piacentina confine-2

Al termine del percorso alternativo, poco dopo Ponte Organasco, quasi giunti all’incrocio con la 45 a monte di Lenzino, si arriva al bar-ristorante “La Fragolina” a Ponte Trebbia, nel territorio di Cerignale, al confine con il pavese. Qua lavora Cristina Borre’, aiutata dalla sorella Milva. In tempi normali, senza Covid e con il ponte in piedi, nell’orario in cui passiamo – l’ora di pranzo di un giorno festivo – il locale sarebbe pieno di frequentatori. Ma non c’è nessuno neanche per l’asporto. 

Le due donne, come tutti qui in Valtrebbia, sperano che si arrivi a una soluzione nell’interesse della valle. «A ponte Lenzino – spiega la titolare Cristina - purtroppo stanno perdendo tempo. Non accettiamo la giustificazione del maltempo per i ritardi. Soltanto dopo Natale, quando è nevicato, il tempo è stato inclemente. In questo periodo di solito piove spesso e il Trebbia s’ingrossa, invece quest’anno c’è siccità e secco come non mai. Siamo abituati a vedere il Trebbia ben più ricco in questo periodo». Quindi, niente scuse, è andata anche troppo bene fino ad ora.

A fine maggio, però, il ponte dovrebbe essere pronto. Così dice Anas alle istituzioni piacentine. Ci credete? «Se vanno avanti così proprio no – risponde prontamente Cristina -. Speriamo che si faccia il provvisorio prima dell’estate, noi puntiamo molto su quello, perché per ora vediamo pochissime moto. Quelle che arrivano fino a qui provengono dal Brallo. I nostri soliti clienti dal Piacentino, tra restrizioni e ponte crollato, non vengono, la strada alternativa non la fanno, èTrebbia Ponte Organasco-3 pericolosa, non ideale per un giro su due ruote. Quando non ci saranno più restrizioni, chi vuole fare un giro in moto, pensiamo che arrivi fino a Marsaglia e non affronti il percorso alternativo, molto stretto». A detta della sorella, questa è una strada che andava bene per l’uso che se ne faceva prima: «Adesso è molto trafficata da camion e furgoni».

Si parla di cifre astronomiche per il ponte definitivo. «Considerando i nostri bisogni – commenta la titolare della Fragolina - spendere i soldi per una cosa del genere…Mio suocero mi raccontava che in guerra, quando bombardarono ponte Lenzino, in due giorni riuscirono a costruire una passerella». Il definitivo, se tutto va bene, arriverà nella primavera del 2023.  «Perché il Genio Pontieri – aggiunge - non aiuta in queste situazioni? Sono andata nei giorni scorsi a vedere il cantiere a Lenzino e mi sembrano indietro con i lavori. Non sono un’esperta ma il cantiere è ancora lontano dal risultato finale».

Cristina ha visto la vita della sua famiglia cambiata dal crollo del ponte. «I miei due figli vanno a scuola a Bobbio e a Piacenza. Mio marito lavora a Bobbio, questo ponte ci serve eccome, la strada alternativa è pericolosa. Abbiamo passato un inverno pesante». L’auspicio è che l’estate non sia rovinata. L’economia di tante attività della zona “vive” di questa stagione.  

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