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Cassa di Risparmio fusa in Cariparma, autore e studiosi vanno avanti nelle ricerche

Un incontro informale in “Fondazione” del presidente Toscani con gli autori del libro che racconta la parabola della Cassa di Risparmio e ribalta la vulgata delle ragioni alla base della fusione con Parma

La pubblicazione e presentazione nel marzo scorso del libro di Eduardo Paradiso che – con il contributo di colleghi bancari e studiosi piacentini – racconta la storia della Cassa Risparmio di Piacenza, è stata seguita in questi giorni da un incontro informale in “Fondazione” del presidente Massimo Toscani con Paradiso, il professor Paolo Rizzi e gli ex bancari Giorgio Ghittoni, Francesco Montescani, Ivaldo Brignoni. Tutti testimoni diretti di alcune delle narrazioni delle pagine del libro. L’amichevole conversazione ha dato modo di ricordare i 132 anni di gestione indipendente e 155 di attività della Cassa di Risparmio: atto di nascita (1860), fusione in Cariparma e Piacenza Spa (1° marzo 1993), cancellazione dal Registro Imprese (21 novembre 2016). Sono stati ricordati l’inizio attività, la progressiva espansione sul territorio degli anni Cinquanta e Sessanta, il boom economico, il ruolo da protagonista propulsore della crescita del tessuto produttivo 11006567_11000128_11006565_1100012-2piacentino; le innovazioni tecnologiche di assoluto rilievo che hanno accompagnato gli ultimi decenni della Cassa di Risparmio, quali la prima installazione Bancomat in Italia, il pagamento con l’utilizzo del POS presso i negozi convenzionati in città e provincia e altre applicazioni.

In sostanza tante sinergie al territorio, seguite poi dalla sostanziale spogliazione derivata dalla “fusione” e successiva confluenza nel 2000 in Banca Intesa; poi la cessione a metà del primo decennio di questo secolo, al Gruppo bancario internazionale Crédit Agricole, del quale la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha acquisito di recente una quota azionaria pari all’1,1%, rilevante come importo, ma poco efficace in termini societari. Quasi l'80% è infatti nelle mani del Credit Agricole Francia, più del 12% Fondazione Cariparma, quasi il 9% alla società anonima Sacam che fa riferimento alle Casse Regionali francesi. La decisione di accorparsi con la Cassa di Parma è ampiamente indagata dagli autori del libro che scrivono a chiare lettere un’ipotesi alternativa alla vulgata accreditata all’epoca, secondo la quale l’operazione fu inevitabile per salvare la nostra banca che stava subendo rilevanti perdite da attività finanziarie che, nel contesto corrente, si erano rivelate azzardate. La situazione – è la tesi del libro – era contingente e se pur grave non era tale da far considerare quella operazione un’ancora di salvezza.

Argomentazione portante del libro: la fusione non fu una mossa per salvare il nostro istituto bancario ma un diktat del potere politico per salvare la Cassa di Parma in crisi per incombenti potenziali insolvenze. La regia dell’operazione fu di poteri esterni alla nostra provincia in comunella con chi non si rendeva conto del valore che stava emigrando dal proprio territorio. All’epoca la dirigenza piacentina per sostenere l’opportunità dell’operazione indicò l’esistenza di “Patti parasociali” che avrebbero favorito Piacenza. Se ne trova conferma anche nei verbali del Consiglio comunale di Piacenza con la testimonianza diretta di che ne sostenne l’esistenza. Nel tempo però “i patti risultarono una ingenuità, o peggio una falsa comunicazione”. Tra le “prove” a sostegno di questa tesi anche la documentazione della Procura di Milano e di Parma e l'ispezione della Banca d'Italia che "invitò" Cariparma e Piacenza a entrare in Banca Intesa nel 2000.

In buona sostanza gli autori del libro sostengono una argomentazione che può essere opinabile ma per essere contraddetta deve avere delle prove alternative altrettanto forti rispetto a quelle pubblicate. Si ha però l’impressione che la dirigenza al tempo alla guida delle “Casse cugine” sia determinata a far si che questa storia si esaurisca senza clamori. Ma gli autori del libro sono determinati nella loro azione di approfondimento tesa a far luce sui motivi di un’operazione che ha spogliato la “la gens piacentina” di una Banca che si era trasformata nel tempo in una Istituzione grazie alla fiducia dei correntisti, delle imprese, delle famiglie ed alla professionalità e dedizione dei suoi dipendenti. Ora l’interesse per il libro dimostrato dal presidente della “Fondazione” imprime nuova motivazione e vigore nella ricerca di ulteriori elementi probatori.

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