«Glifosate bandito dall’Italia. Ma che ne sappiamo della carne importata?»

Giampaolo Maloberti, presidente del Consorzio “La Carne Che Piace”: «E’ vero che diversi organismi scientifici non hanno dato una risposta chiara su eventuali rischi per la salute, ma il dubbio ai cittadini rimane»

«L’Italia ha cominciato la lotta al potente erbicida glifosate. Un importante passo avanti per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini. Purtroppo, resta ancora tanto da fare, perché in Europa non esiste una regola unica e nel resto del mondo ci sono Paesi che continuano a utilizzare il glifosate, le cui tracce poi finiscono nella catena alimentare. Una battaglia che comincia nel giorno in cui la Francia chiede di bloccare il terribile Ttip che metterebbe in ginocchio l’agroalimentare del Vecchio Continente».
Ad affermarlo, in una nota, è il piacentino Giampaolo Maloberti, presidente del Consorzio “La Carne Che Piace”.

«Il 22 agosto - spiega Maloberti - è entrato in vigore il decreto del ministero della Salute che esclude l’uso dell’erbicida glifosate nelle aree urbane. Alcune Regioni, tra cui l’Emilia Romagna - naturalmente in Italia il Nord corre più del Sud - stanno preparando i protocolli tecnici per cancellare l’uso di questo diserbante per limitarne l’utilizzo a certe aree e in certe condizioni. Naturalmente, per quanto riguarda le città e le aree abitate, saranno forniti i mezzi alternativi all’uso dei prodotti fitosanitari, investendo nella lotta biologica o in quella integrata. Importante, inoltre, il fatto che le Regioni già attive informino i cittadini prima dell’attività di diserbo».

«Se l’Italia è attenta, non altrettanto lo è l’Europa. Il carrozzone burocratico che guarda solo agli interessi di banche, grandi industrie e multinazionali, ha deciso di prorogarne l’uso a tutto il 2017, fregandosene dei pareri contrari di diversi Stati, tra cui l’Italia. La Ue, però - bontà sua - ha lasciato ai singoli Stati la possibilità di introdurre limitazione nei loro territori».

«E’ vero che diversi organismi scientifici non hanno dato una risposta chiara su eventuali rischi per la salute, ma il dubbio ai cittadini rimane. L’Agenzia chimica europea dovrebbe pronunciarsi a breve sulla eventuale pericolosità. E rimane anche allo Iarc (Istituto di ricerca sul cancro) che ha definito il glifosate potenzialmente cancerogeno. In particolare, per tante materie importante, a partire dai cereali. Vale la pena di ricordare che l’Italia importa circa il 50% del fabbisogno di mais, soia e grano».

«E proprio partendo da qui, si può ipotizzare che buona parte del cibo importato contenga tracce di glifosate. Inoltre, anche volendo pensare positivo, non si sa quali siano i limiti di legge concessi ad esempio negli Usa , in Canada o in Cina.
Il mais Ogm, ad esempio, è glifosate resistente. E le colture vengono trattate anche in stato avanzato, perché tanto l’erbicida non danneggia il mais. Che poi si riversi nel corpo umano poco importa. Importante è vendere. Una concorrenza sleale, oltre che sul piano della salute, anche su quello industriale e commerciale. I nostri agricoltori, allevatori e industrie di trasformazione sono sottoposti a tanti e tali restrizioni, controlli, documentazione e burocrazia da far venire meno la voglia di lavorare. All’estero, invece, in nome del profitto si concede di tutto. E’ questa la fine del messaggio di Expo che prometteva cibo sano, sicuro e controllato per tutti?
Qualcuno, per fortuna, ancora c’è in questa Europa che mette al bando identità, tradizioni, leggi in nome di un mondialismo di facciata e un’accoglienza malsana. La Francia ha chiesto di bloccare il Ttip, il trattato transatlantico che dovrebbe abbattere le barriere tra Usa ed Europa. Un trattato capestro che metterebbe al palo tantissimi prodotti tipici italiani, facendo invadere il Vecchio Continente da cibo anonimo, insicuro, massificato e potenzialmente pericoloso».

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