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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Politica

«Non c’erano i requisiti per costituirsi parte civile»

Caserma Levante, il sindaco Barbieri risponde a "Pc in Comune", 5 Stelle e Pd che hanno contestato la scelta del Comune di non costituirsi al processo: «Non c’era alcun elemento nell’indagine che riconduceva a un danno per il nostro ente». La minoranza non condivide

Dieci persone fisiche, due sindacati e un’associazione. Ma non c’è l’Arma dei carabinieri, e nemmeno il Comune di Piacenza. Nell’elenco di coloro che hanno presentato richiesta per la costituzione di parte civile al processo che coinvolge i carabinieri della caserma Levante manca Palazzo Mercanti. La notizia è ovviamente rimbalzata anche in Consiglio comunale. A riportare il processo Odysseus durante la seduta online del Consiglio, dopo averlo già fatto Luigi Rabuffi-12pubblicamente, è stato Luigi Rabuffi, che ha contestato la decisione dell’Amministrazione Barbieri. «Dopo Grimilde – ha dichiarato il rappresentante di “Piacenza in Comune” – la nostra città si è trovata un anno dopo sulle pagine di tutti i giornali nazionali per l’arresto di alcuni carabinieri e il sequestro della caserma di via Caccialupo. Il quadro accusatorio è duro da accettare». Per Rabuffi il Comune ha perso una occasione. «Il Comune di Piacenza aveva il dovere di costituirsi parte civile. Non è una questione economica, bastava anche ricevere un euro, era simbolico, a fronte del danno d’immagine che la città ha subito su tutti i media».

IL SINDACO: «NON C’ERANO I REQUISITI»

Il sindaco Patrizia Barbieri ha voluto subito offrire la sua versione dei fatti. «Rabuffi – ha detto il sindaco - deve scindere il suo ruolo di censore da quello di consigliere: stavolta non ci sono i presupposti per la costituzione di parte civile. Non ci possiamo sostituire ai giudici. Non è che i capi d’imputazione sono diventati già delle sentenze di condanna. Le azioni non hanno coinvolto né minimamente né direttamente il Comune di Piacenza, lo dico rileggendo l’articolo 185 del codice penale». Il sindaco su questo punto è fermo. «È stata una vicenda eclatante – ha precisato il primo cittadino - ma non ci si può confondere sui requisiti per costituirsi parte civile. Non avevamo alcun elemento diretto o indiretto che poteva identificarci come parte offesa. Non c’è neanche il cosiddetto “danno morale”. Dovremmo costituirci parte civile allora in tutti i processi di un certo clamore a Piacenza». «Nell’operazione Grimilde – ha ricordato Barbieri, riferendosi al coinvolgimento di Giuseppe Caruso - c’è il ruolo e l’interesse del Comune. Anche al processo della maestre alla Farnesiana. Qua si vuole inserire nel procedimento penale un’azione che non ha alcun tipo di fondatezza, appesantendo il lavoro del giudice e del collegio giudicante, tutto per avere una foto in più sui giornali».

PD E 5 STELLE: «ERA UN OBBLIGO MORALE»

Deluso anche il Partito Democratico. «C’è un aspetto – ha precisato Christian Fiazza (Pd) - che non ci convince nella mancata costituzione nei confronti di Christian Fiazza-15verosimili delinquenti. Non credo che si potranno chiamare carabinieri. Non comprendo politicamente le parole del sindaco. Il Comune ha l’obbligo morale di costituirsi in questo processo. Mentre i piacentini morivano nel periodo del lockdown pare che queste persone, coperte dalla divisa dell’Arma, festeggiassero in caserma. Pare che girassero per la città commettendo una serie di reati mentre i piacentini lottavano contro questo mostro. Di fronte a questa situazione è ancora più grave l’atteggiamento che è stato mantenuto. Non si tratta di foto sui giornali, questa Giunta ha sconfessato la linea del sindaco. Ci siamo costituiti anche nei confronti di alcuni omicida, negli ultimi anni. Come fa a non esserci un danno nei confronti di una notizia che è finita perfino sul New York Times? È capitato altre volte poi di vedersi respingere la richiesta, ma si è tentato, anche per il gesto.

Il Comune doveva impegnarsi: è d’accordo anche Sergio Dagnino (Movimento 5 Stelle). «Doveva essere il giudice a stabilire – ha detto il pentastellato - se era pertinente o meno la richiesta del Comune. I cittadini avrebbero comunque apprezzato il tentativo delle istituzioni di difendere i loro valori. Siamo stati ancora oggi su tutti i telegiornali per questa vicenda. In tutti è stato sottolineato che il Comune di Piacenza e l’Arma non si sono costituiti parte civile».

FD’I: «NON C’E’ DANNO D’IMMAGINE PER IL COMUNE»

Fratelli d’Italia, invece, la pensa come il sindaco. «È ancora servizio di vanto aver fatto il militare nei carabinieri – ha espresso il capogruppo Giancarlo Giancarlo Migli-3Migli - nonostante quello che è successo. La giustizia faccia il suo corso, se ci sono state delle mele marce, come abbiamo visto dai fatti letti sui giornali, lo si saprà dai giudici. In questo modo gli ex carabinieri e i cittadini di Piacenza avranno la giustizia che meritano. Le mele marce ci sono state in tutti gli ambiti. Anche la Questura ha avuto problemi con eventi simili negli anni scorsi. Il nostro sindaco e la Giunta hanno fatto le loro valutazioni. Se non ci sono i requisiti formali per costituirsi parte civile credo che non sia quello l’aspetto che ci salverà da questo brutto evento avvenuto sul territorio».

«Nessun atto di quelli incriminati – è ha preso la parola Filippo Bertolini (Fd’I) - ha collegamenti con il Comune. Non siamo parte offesa. L’Arma non si è costituita ed è spiacevole, loro hanno un danno diretto d’immagine. Piacenza no. È un pretesto, ci tocca solo perché riguarda Piacenza».

«Come ribadito dal sindaco – ha sottolineato anche Sara Soresi (Fd’I) - non ci sono i requisiti. Sarebbe avvenuta nel rito abbreviato senza la possibilità di presentare eventuali prove per dimostrare la sussistenza del danno. Un conto è l’obbligo morale…ma i tribunali sarebbero intasati».

«L’Arma – ha concluso il dibattito Antonio Levoni (Liberali Piacentini) - va sempre comunque ringraziata e tutelata. Se poi in qualche famiglia ampia c’è qualche soggetto che non rispetta i canoni del Dna, è una eccezione».

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