Martedì, 21 Settembre 2021
Attualità

«Permettere a tutti l'accesso alla vaccinazione, anche a chi è reso invisibile dall’irregolarità»

L’intervento di Bruno Carrà della Camera del lavoro di Piacenza: «Allo stato attuale spesso non c’è l’occasione certa di prenotare la dose vaccinale per chi non è in regola con la documentazione riferita al permesso di soggiorno»

(repertorio)

«Permettere a tutti di accedere al vaccino anti-Covid, anche a chi è reso invisibile dall’irregolarità». Bruno Carrà, responsabile del Dipartimento territoriale salute e sicurezza della Camera del lavoro di Piacenza, interviene sul «rischio di dimenticare alcune categorie fragili» nell’ambito della campagna vaccinale. «Purtroppo gli incidenti sul lavoro non cessano anche nella nostra realtà territoriale, anche se in verità non c’è niente di accidentale o casuale in questi avvenimenti, e mentre occorre che le Istituzioni preposte intervengano con tempestività soprattutto nella prevenzione oltre che nella persecuzione degli violazioni sulla sicurezza del lavoro (perché sempre in presenza di incidente qualcosa è andato o storto o non è stato rispettato), bisogna anche dire basta a un sistema che mette il profitto prima della salute e tralascia informazione e formazione preventiva adeguata oltre alla predisposizione di vere misure sicure antiinfortunistiche. Ma in questo particolare momento storico altresì ci siamo anche tutti rivelati e scoperti vulnerabili, con un anno e mezzo alle spalle di dolore, sacrifici, aspettative deluse e rinnovate speranze. Per questo dobbiamo accantonare la spinta alla rimozione di tutto quanto è capitato, mentre occorre interrogarci su questo periodo vissuto con la pandemia».  

«Oltre a queste generali considerazioni – sottolinea Carrà – è però importante che il Paese riesca ad arrivare anche a una vaccinazione indispensabile di massa estesa e promossa a tappeto a favore della più grande parte possibile delle persone che vivono e sono presenti nel nostro territorio, perché questa scelta è senz’altro una condizione necessaria per garantire la sicurezza sanitaria dell’intero nostro Paese. Raggiungere con il vaccino la stragrande maggioranza di chi abita nel nostro Paese sarebbe un risultato quando ottenuto molto importante in termini di salute e sicurezza, ed un più agevole, inoltre, accesso al diritto alla salute. E quando si dice che tutti vadano compresi all’interno del calendario che ricopre le vaccinazioni nei tutti si devono intendere anche i richiedenti asilo e protezione oltre agli stranieri irregolari. Questo perché, come ovvio che sia, gli stranieri regolarmente soggiornanti nei territori italiani, e in possesso di qualsiasi titolo di soggiorno che dà la possibilità di lavorare, sono già ovviamente coinvolti in questo screening di selezione. Raggiungere così il più alto numero di vaccinati possibile in ogni fascia di popolazione, vorrebbe dire avvicinarsi ad un significativo successo per la campagna vaccinale stessa, in sostanza rappresenterebbe quell’importante presupposto per porre solide basi da domani su cui programmare la vita sociale ed economica dell’Italia». «Purtroppo, però - aggiunge - allo stato attuale spesso non c’è l’occasione certa di prenotare la dose vaccinale per chi non è in regola con la documentazione riferita al permesso di soggiorno, e, o sono persone spesso in possesso del solo Stp (stranieri temporaneamente presenti), tesserino che, anche se garantisce il diritto costituzionale alla salute senza alcuna discriminazione, non rende possibile (salvo qualche rara eccezione) prenotarsi per le vaccinazioni. In questo contesto forte è così il rischio di dimenticare alcune categorie fragili come i richiedenti asilo in attesa dell’esame delle loro istanze, chi vive in condizioni di marginalità, gli immigrati irregolari e molti di quegli stranieri che hanno fatto domanda di emersione nell’estate del 2020, e per gli eccessivi ritardi burocratici sono tutt’ora ancora in attesa di risposte. Quindi esiste la possibilità che alcuni sistemi di prenotazione vaccinale non riescano ad accettare i codici fiscali provvisori in possesso di questi utenti». «Pur apprezzando gli sforzi prodotti dal nostro sistema regionale su questa vicenda - conclude - l’attenzione deve rimanere alta, perché servono indubbiamente modalità funzionali omogenee per permettere proprio a tutti di accedere alle vaccinazioni, anche a chi è oggi reso invisibile dall’irregolarità o dalla precarietà del proprio status, perché come Cgil siamo convinti che a tutti bisogna garantire l’accesso alla vaccinazione in forma pubblica come previsto dal sistema sanitario nazionale».

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