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Al passo del Crociglia un'installazione per ricordare i coloni del passato

Con rudimentali attrezzature tagliavano l’erba sulle praterie del Crociglia: il progetto è ispirato alla “Naural Art”, a cura dell'autore Franco Rezzoagli

Al passo del Crociglia, la dove la strada che collega a Selva a Torrio offre l’opportunità di un’area attrezzata per una sosta ristoratrice, l’’attenzione è attratta da quattro pannelli tematici fissati in modo discreto su alcuni alberi. Sono realizzati con legno e pietre locali che assemblati offrono in visione soggetti che si fondono armonicamente nel paesaggio del quale sono ormai una componente. 

Nel primo quadro una lunga serpe si allontana da una colorita mela per celarsi nel bosco, i successivi ricostruiscono alcuni attrezzi del lavoro dei remoti abitanti della zona: il purettu, a marazza e la curiatta,  con l’intento di ricordare tutti coloro che nel passato hanno tagliato l’erba sul monte Crociglia”.

Si tratta di una “una finestra per la mente”: piccola installazione, ispirata alla “Naural Art” - la corrente artistica che nelle proprie creazioni si identifica con gli elementi del territorio - relativamente diffusa nei boschi del trentino, realizzata lo scorso anno da Franco Rezzoagli che vive tra Carasco, nel Golfo del Tigullio e  Torrio che considera luogo privilegiato, dove la natura non è ancora stata depauperata dall’uomo e dove è possibile conservare e tramandare i bei ricordi della fanciullezza. L’autore della installazione ha una rilevante passione per l'arte e la pittura . Ogni tanto dallo studio di casa sua prova a scrivere qualcosa ritenendosi un “poetolo” che secondo lui è solo una forte sottospecie di un poeta. In questa veste ha pubblicato il volumetto “Poesiole e raccontigli” che in copertina presenta un frondoso Tiglio e all’interno odi descrittive, in prevalenza di località liguri, ed alcuni racconti denominati da lui “raccontigli”.

Questa sua attitudine l’ha portato a realizzare l’installazione al Crociglia, che in origine aveva un quinto elemento ancorato sul piano di uno dei tavoli. Rappresentava una composizione con uno stilizzato telaio di bicicletta fornito di borraccia e berretto da ciclista: un ricordo di Gino Bartali come grande campione del ciclismo, ma anche per la sua attività di “corriere” salva Ebrei, negli anni della seconda Guerra mondiale quando, nei suoi “finti allenamenti”, trasportava, nascosti nel telaio della sua bicicletta, documenti d’identità contraffatti dentro e fuori da una stamperia segreta.  Purtroppo di questa rappresentazione è rimasto il solo piedistallo (che Rezzoagli indica nella foto) perché la parte artistica è stata trafugata.

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