A Piacenza un giorno d'aria inquinata ogni tre, nel 2019 già otto sforamenti

Nel corso del 2018, tra superamenti delle PM10 e dell’ozono, la nostra città ha avuto 112 giornate di inquinamento. Nei primi 22 giorni del 2019 la situazione è peggiorata, con già oltre 8 giorni di superamento dei limiti: un giorno ogni 3 in cui i cittadini hanno respirato aria inquinata

Emergenza smog sempre più cronica in Italia: aria irrespirabile nelle grandi città con un 2018 da “codice rosso” a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili e dell’ozono. A fotografare la situazione è Mal’Aria 2019 , il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane di Legambiente. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città dell’area del bacino padano: sommando i giorni di mal’aria respirata dai cittadini dell’Emilia-Romagna nel corso del 2018, tra superamenti delle PM10 e dell’Ozono, la speciale classifica che esce fuori vede le città di Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia prime in questa drammatica lista con rispettivamente 117, 112, 112 e 111 giornate di inquinamento. Nei primi 22 giorni del 2019 la situazione è andata peggiorando: Ferrara, Ravenna, Modena, Reggio, Rimini, Piacenza e Bologna hanno già accumulato oltre 8 giorni di superamento dei limiti delle PM10; un giorno ogni 3 in cui i cittadini hanno respirato aria inquinata.  

La qualità dell’aria della Penisola lascia a desiderare: dal report “Mal’Aria” emerge che, nel 2018 in ben 24 capoluoghi di provincia italiani è stato superato il limite per l’inquinamento da polveri e da ozono (circa un capoluogo su 4), almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio. Si ricorda il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili previsto con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo, mentre per l’Ozono si considera la media mobile sulle 8 ore superiore a 120 μg/m3 per non più di 25 giorni all’anno. Se sommiamo le giornate di inquinamento invernale da PM10 e quelle di inquinamento estivo da Ozono, i dati sono allarmanti. A Modena, Parma e Reggio Emilia, i cittadini respirano aria inquinata 1 giorno ogni 3 giorni.

Di seguito i dati aggiornati ad oggi:

Ferrara - Isonzo 14 giorni; Ravenna - Zalamella 11 giorni; Modena - Giardini 11 giorni; Piacenza - Giordani/Farnese 10 giorni; Reggio Emilia - Timavo 9 giorni; Rimini - Flaminia 9 giorni; Bologna - Porta San felice 8 giorni; Parma - Montebello 8 giorni; Forlì - Roma 8 giorni; Cesena - Franchini/Angeloni 6 giorni.

«Come ribadiamo da anni – sottolinea Legambiente -  non servono misure sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc di livello nazionale, locale oltre che di bacino padano. Occorre una revisione totale della mobilità all’interno delle nostre città, dando priorità al trasporto pubblico ed alla mobilità condivisa e collettiva. Un primo passo per una riduzione del tasso di motorizzazione, verso un obiettivo di decarbonizzazione dei trasporti, sia di persone che di merci. Serve anche una strategia ad hoc per ripensare la mobilità casa-scuola degli studenti, togliendo fin da subito la deroga per l’accompagnamento dei figli a scuola.  Assieme a questa operazione, è necessario mettere in campo un intervento deciso di riqualificazione energetica dell’obsoleto patrimonio edilizio delle nostre città. Due strategie che devono diventare prioritari, non solo per migliorare l’aria che respiriamo ma anche per rispettare gli accordi di Parigi sul cambiamento climatico, e contenere l’innalzamento della temperatura entro il grado e mezzo».

Nello specifico, le misure che propone l’associazione per uscire dall’emergenza sono:

1) Ripartire concretamente da un obiettivo chiaro e cruciale che il nostro Paese deve raggiungere: diminuire drasticamente il tasso di motorizzazione (tra i più alti d’Europa) riportandolo a livelli delle più evolute nazione europee;

2) Uscita progressiva ma inesorabile delle auto dalle città; il «cambio di paradigma sta dal progettare le città per le macchine al progettare le città per le persone» come ha recentemente annunciato il vicesindaco di Oslo dopo la decisione di limitare l’accesso alle autovetture nella città norvegese;

3) Introduzione di target di mobilità vincolanti in tutti i capoluoghi dell’Emilia-Romagna. Sul modello di quanto già avvenuto con la raccolta differenziata, l’idea è quella di fissare obiettivi vincolanti di ripartizione modale degli spostamenti validi nei comuni con più di 50.000 abitanti, con quota massima di spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno delle aree metropolitane e del territorio comunale, inferiore al 38% del totale degli spostamenti entro il 2030.

4) Come fatto in Inghilterra, bisogna realizzare zone centrali a pedaggio (come Area C a Milano) e più vaste zone a emissioni limitate (Low Emission Zone), con pedaggi piuttosto elevati di ingresso per i veicoli più inquinanti; inoltre occorre implementare una differente politica tariffaria sulla sosta. I ricavi così ottenuti devono essere interamente vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico locale e di forme sostenibili di mobilità;

5) Attraverso la redazione di Pums ambiziosi occorre ripensare l’uso di strade, piazze e spazi pubblici della città, creando ampie “zone 30”, in cui imporre il limite di velocità massimo di 30 km/h e prevedendo nuovi spazi verdi nei centri urbani attraverso la piantumazione di alberi nelle vie del centro e delle periferie, ma anche sugli edifici e sui tetti;

6) La città del futuro si basa anche su una rete ciclabile che attraversa nelle diverse direttrici i centri urbani;

7) Potenziamento del trasporto pubblico con percorsi dedicati e corsie preferenziali eseguito da mezzi a emissioni zero;

8) Inserire, tra le misure emergenziali, la riduzione della velocità in autostrada in caso di “emergenza smog”, prendendo spunto dal progetto europeo BrennerLEC che ha dimostrato come la riduzione a 100 km/h della velocità massima in autostrada porti ad una riduzione fino al 30% degli ossidi di azoto emessi dal traffico.

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