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Agricoltori under 30, sulle orme dei nonni: «Lavoriamo la terra per vivere a Morfasso»

Francesco, Andrea e Giuseppe hanno dai 25 ai 27 anni e conducono aziende nelle piccole realtà montane di Sperongia, Malvisi e Cornolo. «Manteniamo saldo il legame con le tradizioni»

«Nel nostro territorio ci sono agricoltori in gamba, alcuni molto giovani, che andrebbero premiati e incoraggiati per la loro voglia di fare». Paolo Calestani, sindaco di Morfasso, con orgoglio rivendica la tenacia di alcuni suoi concittadini, che hanno scelto di rimanere a vivere in Alta Valdarda, svolgendo un lavoro delicato, e poco gratificante a livello economico, come quello agricolo.

Tre di loro hanno meno di trent’anni e conducono aziende agricole. Tutti e tre soci di Coldiretti, sono accumunati dalla volontà di vivere in piccolissime realtà di montagna, come le frazioni di Sperongia, Malvisi e Cornolo.

IL 27ENNE FRANCESCO: «MI SONO COSTRUITO UN MESTIERE ATTORNO AL DESIDERIO DI VIVERE A SPERONGIA»

Francesco Azzoni, oggi 27enne, ha sempre vissuto in città. «I miei nonni sono di Sperongia, ma sono cresciuto a Piacenza con i miei genitori. A Morfasso tornavo ogni weekend». Ottenuto il diploma al Tramello, per tre anni ha fatto il geometra in un’imprese edile a San Rocco al Porto. «Non era proprio il mio mestiere - confessa Francesco -, lentamente ho capito che quella non era la mia vita. Così ho deciso di ritornare alle origini».

Francesco Azzoni-2

Francesco coltiva con metodo biologico e seleziona grani e i mais antichi come Gentil Rosso, Autonomia, Mentana, Fiorello, Grano del Miracolo. I grani antichi sono una grande passione, da sempre, del padre. Vengono trasformati in un mulino a pietra e poi destinati alla vendita diretta con glutine più digeribile. Nell’edizione 2021 degli Oscar Green di Coldiretti Emilia-Romagna ha ricevuto una menzione speciale “per l’agricoltura eroica”.

«Fare l’agricoltore - racconta il giovane - è sempre stato nella mia testa, fin dal principio. Solo che c’erano un po’ di paure, i soliti timori di chi dalla città o dalla pianura immagina come potrebbe essere la sua vita in montagna. Avevo anche un buon stipendio da geometra – sorride il 27enne - ma poi ho scelto di fare questo salto: non ce la facevo più ad attendere».

Riflettendo sul suo percorso, Francesco ritiene di «essersi creato un mestiere attorno al desiderio di vivere a Sperongia». L’azienda agricola l’avevano i nonni, dai quali ha preso in conduzione le terre: la maggior parte sono nella zona sotto al monte Moria, tra Morfasso e Monastero. «Avevano una decina di vacche, ma ero molto piccolo. A distanza di anni ho ripreso a lavorare i loro campi».

L’azienda agricola “Valtolla” è nata nel 2018. «In famiglia mi hanno invitato a pensarci bene, c’era qualche dubbio. Poi hanno visto il mio entusiasmo e i primi risultati». Oggi vende anche due tipi di biscotti e degli snack salati. «Coltivo anche le patate e il mais antico che mio papà ha selezionato diversi anni fa. Si è adattato bene alle condizioni siccitose degli ultimi anni e alla montagna, è uno dei miei punti di forza».

Il futuro lo vede roseo. «Ho dei progetti, amplierò la gamma dei prodotti. Devo correggere il tiro e migliorare alcune cose, ma la strada è giusta». Intanto i suoi prodotti, oltre che a Sperongia, si possono acquistare in due punti vendita in città: “L’angolo del pane” a Sant’Antonio e “Elan shop” alla Besurica.

Chi ti aiuta? «Un po’ tutta la famiglia mi sostiene: i miei genitori, mia sorella, la mia fidanzata. L’attività principale, quella nei campi, però la svolgo io». Francesco crede molto in quello che fa e dove lo svolge. «Questa montagna può dare ancora tanto, ha un valore, è un peccato non sfruttarla. Il miglior modo di fare agricoltura, oggi, è in montagna, dove si è lontani dalle contaminazioni di qualsiasi tipo, a partire dall’inquinamento atmosferico. Siamo gli unici in grado di garantire un prodotto il più possibile sano».

La sua scelta gli sta dando molto. «Gli ultimi sono stati gli anni più belli. Gli amici li ho qua a Morfasso, ci sto bene. La mia vita è qui, non mi manca Piacenza. Anzi, faccio molta fatica a tornarci».

IL 25ENNE ANDREA: «IL MIO SOGNO ERA LAVORARE A CASA»

Andrea Gregori ha 25 anni ed è di Malvisi di San Michele, sempre territorio di Morfasso. Dopo il diploma da geometra al Tramello e un brevissimo impegno nell’azienda di suo zio, ha deciso di diventare un agricolo. «Ho sempre coltivato il sogno di lavorare “a casa” - racconta Andrea - a Malvisi, era il mio grande obiettivo». La famiglia di Andrea ha un po’ di terra nei dintorniAndrea Gregori-2 del paese. «Mio nonno faceva l’agricoltore, mio padre non lo faceva a tempo pieno ma s’impegnava lo stesso nei campi. Volevo provarci».

Il 25enne non vuole trasferirsi da Malvisi. «Tanti se ne vanno per necessità, li capisco, l’economia da queste parti è fragile. Io desideravo creare qualcosa per rimanere a vivere in questo territorio e l’ho trovato». L’azienda agricola “Gregori Andrea” parte nel 2016, quando il suo titolare ha solo vent’anni. «I genitori mi hanno messo in guardia, giustamente, conoscono questo settore, sanno fare i conti e guardavano in faccia alla realtà. Gli amici, invece, mi hanno spronato. Anzi, se ho bisogno, vengono a dare una mano».

Il giovane agricoltore tiene molto alla sua attività. «Spero davvero che tutto quello che sto facendo duri, vorrei conservare il più a lungo possibile la produttività e redditività. Non me ne voglio andare da Malvisi, ma so bene che in futuro le cose potrebbe andare diversamente. Il mestiere che ho scelto non offre garanzie».

A Malvisi risiedono dieci persone. «Beh - aggiunge ridendo - sette sono miei familiari. Siamo a due chilometri dal paese di San Michele». Andrea coltiva cereali: grano tenero, frumento, girasole, piselli proteici. «Per adesso vendo ai grossisti. Il fieno lo vendo alle stalle e faccio i foraggi. Durante l’inverno taglio legna da ardere. Mio padre ora è in pensione, quando può mi aiuta. In futuro vorrei cambiare e vendere direttamente al consumatore la farina macinata, il sacchetto di patate, la zucca».

Si può fare l’agricoltore in montagna? «Bisogna darsi molto da fare - replica Andrea -. Se in un’azienda lavori 8 ore al giorno dal lunedì al venerdì, in questo mestiere può capitare di lavorare cinque ore adesso che è gennaio e c’è brutto tempo. Ma di lavorarne 12 o 13 di ore, sette giorni su sette, in altri periodi dell’anno. Bisogna avere voglia».

IL 25ENNE GIUSEPPE: «A MORFASSO CI STO TROPPO BENE»

Anche un coetaneo di Andrea, Giuseppe Boeri, ha scelto di fare l’agricoltore. Il 25enne è il titolare dell’azienda agricola “Boeri Giuseppe” a Cornolo, frazione a un chilometro da Morfasso. I due erano compagni di classe alle elementari e alle medie.

Giuseppe ha studiato meccanica-elettronica, tre anni, ma l’agricoltura per lui è un tarlo troppo forte. «Ho sempre dato una mano nell’azienda di famiglia - spiega - già da quando avevo 10-12 anni, aiutavo mio nonno con le bestie, pulivo la stalla. Mio padre ha aperto un’attività di conto terzi che prosegue ancora oggi (si occupa di trebbiatura, trinciatura) e mia mamma ha un allevamento di una quindicina di vacche».

Giuseppe Boeri-2

Giuseppe non si vuole spostare da queste zone e «non ha mai pensato di fare altro nella vita». La sua attività coinvolge cereali e foraggi. Dall’orzo, al frumento, dai piselli proteici alle lenticchie: tutta agricoltura biologica.

«I costi sono elevati per fare agricoltura tra collina e montagna - aggiunge il giovane - c’è sempre qualche problema. Me la “cavicchio” diciamo, ammetto che senza gli aiuti della Regione per il primo insediamento non ce l’avrei fatta». Questo mestiere gli permette di vivere nel paese dove è nato. «A Morfasso ci sto troppo bene, non mi sposterei mai da qua. Faticherei a spostarmi a vivere già a Lugagnano. Anzi, per me è già difficile allontanarmi per diverse ore dalla mia azienda agricola, ci tengo troppo. E gli amici sono tutti qui intorno».

A Cornolo, d’inverno, abitano dieci persone d’inverno. «Metà sono della mia famiglia, d’estate tornano sempre meno emigrati. Quand’ero bambino inglesi e francesi rimanevano a Cornolo un mese, adesso solo qualche giorno». E Morfasso? «È un bel paese, è brutto da dire ma pian piano si spopolano queste zone».

Tre giovani che decidono di rimanere a vivere e lavorare le terre di queste zone. Com’è possibile? «Me lo spiego - risponde Giuseppe - perché molti tendono a mantenere saldo, o a recuperare, il legame con le tradizioni dei nonni e dei genitori. E gli ultimi interventi economici, in aiuto all’agricoltura, fanno scattare la voglia di provarci».

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